Siamo interessati da sempre al dibattito tra libertà personale e obblighi delle vaccinazioni: è una questione complessa e controversa che coinvolge principi personali e responsabilità collettiva. Da un lato, ogni individuo ha il diritto di prendere decisioni autonome riguardo al proprio corpo e alla propria salute; dall’altro, queste decisioni non possono ignorare l’interesse della collettività.
Ogni persona, in piena autonomia, ha il diritto di prendere decisioni informate riguardo alla propria salute, ma se queste decisioni comportano un danno alla salute pubblica, non andrebbe limitata questa libertà?
I dati pubblicati dalle riviste internazionali, se letti in maniera scientificamente corretta, suggeriscono una realtà differente rispetto a quella comunemente percepita: i vaccini contro COVID-19, con il passare del tempo, sembrano aumentare il rischio di infezione e quindi di trasmissione del virus, invertendo la protezione iniziale offerta. L’efficacia dei vaccini diminuisce col trascorrere delle settimane sino a diventare negativa, cioè i vaccinati si ammalano e contagiano più dei non vaccinati.
Allora, per l’interesse collettivo, non andrebbero limitate queste vaccinazioni?
Che i vaccini Covid non impediscano i contagi, ma, anzi, li favoriscono, è noto da tempo. L’Istituto Superiore di Sanità, già nel febbraio 2021 ha pubblicato sul BMJ uno studio in cui mostrava che in Italia, con la variante Delta, a 8-9 mesi dalla 2a dose i soggetti dai 60 anni in su, si infettavano più dei non vaccinati di pari età, e per i soggetti ad alto rischio andava ancor peggio. Un analogo studio sulla popolazione svedese (Lancet, febbraio 2021) mostrava lo stesso fenomeno a 9 mesi dalla 2a dose. Da allora si sono moltiplicate le prove di inversione nei mesi della protezione dall’infezione, accelerata con Omicron, fino agli studi in Qatar che mostrano effetti sull’infezione significativamente negativi già 7 mesi dopo il booster, e in Francia, dove l’effetto diventa negativo dopo 4 mesi dalla 4a dose. Parliamo del 2021, non dell’anno in corso!
Poi, nell’ottobre 2022 i vertici della Pfizer avevano ammesso, di fronte al Parlamento europeo, di non aver mai testato la capacità del cosiddetto vaccino anti-Covid di arrestare la trasmissione del virus Sars-Cov-2. Infine, recentemente l’AIFA ha ammesso pubblicamente che “allo stato attuale, nessun vaccino COVID-19 approvato presenta l’indicazione “prevenzione della trasmissione dell’infezione dall’agente Sars cov-2”. Con buona pace del Presidente del Consiglio che ha introdotto l’obbligo vaccinale (“non ti vaccini, ti ammali, muori, oppure fai morire”) e del Presidente della Repubblica che ha controfirmato quell’obbligo (“invocare la libertà di non vaccinarsi è in realtà una richiesta di licenza di mettere in pericolo la salute e la vita altrui”),
L’interesse collettivo, alla luce di questi dati, dovrebbe quindi orientarsi verso la non vaccinazione contro COVID per la popolazione generale. Coloro che hanno condizioni di salute particolari dovrebbero comunque mantenere la libertà di scegliere se vaccinarsi o meno, ma per tutti gli altri, che rischiano di compromettere la salute pubblica con la loro scelta, è legittimo chiedersi se il diritto alla libertà di scelta debba essere limitato.
Analogamente ai bambini non vaccinati con i vaccini pediatrici obbligatori. che non possono frequentare asili nido e scuole dell’infanzia, si potrebbe considerare, finché la normativa attuale rimarrà in vigore, di proibire ai bambini vaccinati contro COVID l’ammissione alle stesse strutture educative.
La logica che sottende agli obblighi vaccinali è quella di proteggere la salute pubblica e, se i vaccini contro COVID facilitano la diffusione della malattia, allora si rischia di danneggiare non solo l’individuo ma anche l’intera comunità. Pertanto, pur riconoscendo che la libertà di scelta è un principio cardine delle società democratiche, è necessario riconsiderare il modo in cui questo principio viene applicato nel contesto delle vaccinazioni COVID.
La commissione parlamentare sulla gestione della pandemia sarà impegnata nella ricerca della verità, una inchiesta che richiede impegno, critica e apertura mentale. Non bisognerà fermarsi alle apparenze, ai dati ormai superati e contraddetti dalle prove emerse ed avere il coraggio di rispondere ai nuovi interrogativi, primo tra tutti: va preservata la libertà di usare il vaccino Covid anche se chi si immunizza è più contagioso di chi non si vaccina?

