In Oriente vi era l’uso di pagare il medico per ogni giorno di salute e di sospendere il pagamento in caso di malattia. Se riportassimo questa tradizione ai giorni d’oggi, dopo secoli di medicina solo o prevalentemente curativa, torneremmo alla vera alla medicina preventiva, passeremmo dalla medicina per i malati alla MEDICINA PER I SANI.

L’obiettivo del medico non sarà più solo il curare il malato o “lottare contro la morte”, quanto quello di conservare la salute e il benessere di chi malato non è.

In questa dimensione la medicina smetterebbe di essere monopolio dei tecnici, struttura di potere e strumento di controllo e rimetterebbe al centro del sistema la persona.

La visione “medico-centrica” della salute espropria i singoli individui della capacità e del diritto di gestirla in prima persona e pone in secondo piano, screditandole, le modalità di cura non riconosciute dalla medicina ufficiale, ma in realtà altrettanto importanti per ottenere un miglioramento della quantità e della qualità della vita.

L’attuale paradigma rende di fatto il medico un delegato delle strutture di potere che non può più decidere in modo autonomo “in scienza e coscienza” e, per esercitare la professione, deve essere iscritto ad un Ordine che è diventato per legge “sussidiario” del Governo e non può esimersi dal seguire linee guida e “protocolli diagnostici e terapeutici” imposti da cosiddette “Società scientifiche” alle dipendenze finanziarie e di ricerca di Big Pharma.

Il risultato è quello che Giovanni Jervis, ha definito appropriatamente come “colonizzazione ideologica della medicina” per cui il medico ha tutta la conoscenza e tutto il potere, mentre al “malato” resta solo un ruolo passivo e subalterno. Così il “paziente” è solo un malato che deve recuperare la salute, la quale non è vista come un diritto di ogni essere sano a mantenersi tale, ma come qualcosa   che varie “fatalità” possono togliere e che “solo” l’intervento medico può ridare.

Avremo quindi, da una parte il medico che interviene sulla malattia conclamata o ancora asintomatica attraverso la diagnosi precoce, agendo sui sintomi con trattamenti prettamente farmacologici, mentre noi auspichiamo un medico che incontri la persona sana per informarla consapevolmente sui fattori causali favorenti e predisponenti delle malattie, personalizzando e partecipando le indicazioni di integrazione nutrizionale, di comportamento, di stile di vita per mantenerlo in salute.

Nel primo caso si tratta di una “riparazione” di emergenza e occasionale, nel secondo di un intervento quotidiano che il singolo individuo effettua con consapevolezza e partecipazione attiva nella sua personale realtà abituale.

La medicina moderna convenzionale cosiddetta “scientifica” è analitica e riduzionistica.

Scompone il corpo umano nelle sue singole parti e componenti sempre più infinitesimali e scollegate dal tutto e isola la malattia all’organo/i in cui si manifestano i sintomi principali (dolore, febbre, prurito, ecc.) limitandosi per lo più a sopprimerli e agendo sull’organo colpito, magari sostituendolo (trapianto cuore, rene, fegato, ecc.) senza ricercare le cause esterne ambientali (inquinamento di aria, acqua, cibo), o interne favorenti (disbiosi, infiammazione cronica, acidosi metabolica tessutale, disritmia neuro-ormonale, distress ossidativo) e predisponenti (genetiche, nutrizionali, psico-emotive.

La medicina tradizionale orientale, la medicina ippocratica, umanistica, salutogenetica, non concepisce il corpo come un insieme di parti separate e autonome le une dalle altre, ma considera ogni organo, ogni cellula, una parte del tutto e considera la malattia un deterioramento di tutto il sistema corporeo, organico e psichico: il nostro organismo interagisce in toto e costantemente con l’ambiente fisico psichico e sociale in cui si trova.

Solo in questo contesto acquista un significato e diventa possibile “curarsi” da soli, essere “medico di sé stesso”, poiché l’oggetto della medicina non è più l’organo malato, ma l’individuo sano in una specifica situazione individuale e sociale.

Diventare “medico di sé stesso”, curarsi da soli, implica il percepirsi come organismi complessi in relazione costante con il proprio corpo, la propria mente e l’ambiente fisico e sociale.

Diventare soggetti e controllori, anziché oggetti manipolati e controllati.

Diventare consapevoli che il momento principale della medicina è la SALUTE e la PREVENZIONE, più che la cura e il recupero.

In questa ottica proponiamo un ciclo di incontri per illustrare la nostra idea di MEDICINA IPPOCRATICA UMANISTICA SALUTOGENETICA.

Il primo avrà come titolo: Vivere in salute: Promuovere la salute e il benessere; prevenire le malattie croniche e l’invecchiamento precoce; aiutare a ristabilire lo stato di salute nelle persone colpite da patologie croniche associate a scorretti stili di vita.

Relatori: il dottor Franco Berrino, epidemiologo, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, promotore dei registri tumori in Italia e coordinatore di registri tumori europei; il dottor Luciano Proietti, già dirigente medico dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, specialista in pediatria, con particolari interessi nel campo della nutrizione e del vegetarismo: il dottor Eugenio Serravalle, specializzato in Pediatria Preventiva, Puericultura e Patologia Neonatale responsabile di progetti di educazione alimentare di asili e scuole materne.

L’evento si terrà a Pisa il 14 maggio dalle 16,30 alle 19 presso l’auditorium del CNR di Pisa, Via G. Moruzzi 1.

La partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria all’indirizzo Vivere in salute, conferenza con Franco Berrino Biglietti

QUI il pdf da condividere.