Un recentissimo studio pubblicato su JAMA Network Open ha analizzato una coorte di 684 bambini indiani (348 maschi) tutti vaccinati con almeno 2 dosi di vaccino, il 63,6% ne aveva ricevute tre e l’1% addirittura quattro.

Eppure, i risultati sono stati sorprendenti:

  • solo il 90,8% aveva IgG specifiche per il morbillo,
  • solo il 91,5% presentava titoli neutralizzanti considerati protettivi,
  • e non vi era alcuna correlazione tra numero di dosi ricevute e protezione.

 Nemmeno una copertura del 100% garantisce immunità piena.

Il mito del 95% e la fragilità delle soglie

La soglia del 95% di copertura con due dosi di vaccino è ripetuta come “condizione necessaria” per raggiungere l’immunità di gregge. Ma questa cifra non deriva da prove solide: fu stabilita da un panel OMS dopo che il 90% non era bastato. Ora scopriamo che non basta nemmeno il 100%!
Le stime dell’R0 del morbillo (18-20) sono molto incerte, e usare un numero unico come dogma è un artificio matematico, non un dato certo.

Inoltre, il concetto stesso è contraddittorio: il morbillo oggi colpisce più gli adulti che i bambini. Anche se in una classe tutti fossero vaccinati, il virus può essere portato dall’insegnante, dal bidello, dal tecnico di laboratorio. Ora sappiamo che persino il 100% di copertura non basta: la protezione reale è inferiore.

Cosa ci dicono gli studi in Europa

Nel 2013 è stata condotta una indagine di sieroprevalenza in Repubblica Ceca, con 3.111 campioni di siero raccolti da individui tra 1 e 64 anni. I risultati indicano:

  • Seroprevalenza complessiva del 93,0% (2.893/3.111).
  • Tra le persone con 2 dosi di vaccino, la sieroprevalenza era del 94,1% (2.081/2.212)

Questi valori sono in linea con i dati indiani, ovvero inferiori alla soglia teorica del 95%, anche in una popolazione vaccinata.
Inoltre, è stato osservato un calo nei livelli di IgG nei soggetti oltre i 7 anni, e diverse differenze in funzione della forma di vaccino utilizzata (a due o tre componenti).

La sieropositività più alta (>96%) si riscontra negli individui di età pari o superiore a 50 anni, infettati naturalmente prima dell’introduzione del vaccino. Al contrario, il gruppo con la più bassa sieropositività (61,5%) era quello tra i 30 e i 39 anni, suggerendo una possibile “lacuna” nella protezione negli adulti nati dopo l’inizio dei programmi vaccinali.

Un altro studio più recente, condotto nella regione di Olomouc tra giugno 2018 e settembre 2019, ha mostrato percentuali ancora più basse: solo tra il 55,5% e il 70,8% dei campioni risultava positivo, a seconda dei kit diagnostici o dei laboratori coinvolti.

Neonati più vulnerabili nell’era della vaccinazione di massa

Un punto cruciale riguarda i lattanti. Prima delle campagne vaccinali, il morbillo nei primi 12 mesi era eccezionale (Bartolozzi). Questo perché le madri, avendo contratto la malattia naturalmente, trasmettevano al neonato una protezione robusta e duratura.

Oggi, invece:

  • Le madri vaccinate hanno livelli anticorpali più bassi
  • A 8 mesi, il 49% dei figli di madri che hanno avuto il morbillo naturale ha ancora anticorpi; nei figli di madri vaccinate solo il 15%.
  • Il livello anticorpale nelle donne vaccinate è circa la metà rispetto a chi ha avuto l’infezione naturale.
  • Un altro studio mostra che il 70% dei neonati ha anticorpi, ma si azzerano entro 4 mesi.

Poiché il vaccino è somministrato dopo i 12 mesi, i bambini restano scoperti proprio nel periodo più delicato, quando il morbillo è più pericoloso. (approfondisci qui)

La ridotta circolazione del virus, inoltre, impedisce alle madri di “rafforzare” periodicamente la loro immunità, riducendo ulteriormente la protezione passiva dei figli.

Risultato: i bambini di madri vaccinate diventano suscettibili molto prima rispetto a quelli di madri immuni naturalmente.

 

FIG 1 Sieroprevalenza IgG anti-morbillo nei tre studi (India, Repubblica Ceca, Olomouc), con la linea rossa che indica la soglia teorica del 95%.

 

FIG 2 Anticorpi neutralizzanti protettivi, disponibili solo per India e Repubblica Ceca; per Olomouc i dati non erano riportati.

 

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DATI ITALIANI–

Bianchi FP, Stefanizzi P, De Nitto S, et al. Long-term immunogenicity of measles vaccine: an Italian retrospective cohort study. Hum Vaccin Immunother. 2020;16(2):476-481. ➡️ Studio su operatori sanitari in Puglia: circa il 20% dei vaccinati risultava sieronegativo entro 20 anni, evidenziando un decadimento progressivo della protezione vaccinale.

Bellavite P. Vaccinazioni: Benefici e rischi alla luce delle conoscenze scientifiche. 2021. ➡️ Rassegna critica che riporta dati italiani e internazionali: la protezione vaccinale si dimezza in circa 15 anni, mentre l’immunità naturale risulta molto più stabile e duratura.

Amanna IJ, Slifka MK. Mechanisms that determine plasma cell lifespan and the duration of humoral immunity. Immunity. 2010;33(2):194-206. ➡️ Non è uno studio italiano, ma è frequentemente citato nella letteratura nazionale: mostra come per molte vaccinazioni l’immunità cali significativamente nel tempo, diversamente dall’infezione naturale.

 

FIG 3 Perdita di protezione nei vaccinati (Italia)

 

Una proposta che avremmo presentato durante i lavori del NITAG sarebbe stato proprio la realizzazione di uno studio sulla sieroconversione dei bambini vaccinati a distanza di tempo. Naturalmente, gli esperti designati avranno la sensibilità e la competenza per indagare a fondo sulle strategie vaccinali più efficaci.

L’errore di lettura dei dati epidemiologici

Spesso i bollettini riportano solo il numero assoluto di casi vaccinati e non vaccinati. Ma questo è fuorviante: per confrontare due gruppi di diversa dimensione serve calcolare il tasso di incidenza (casi/popolazione del gruppo). Solo così si può valutare il rischio relativo. E senza trasparenza completa sui dati, il calcolo delle soglie di “gregge” rischia di essere basato su numeri distorti.

Il paradosso del vaccino imperfetto

Il vaccino MPR induce sieroconversione >90%, ma:

  • non conferisce immunità permanente,
  • perde efficacia con il tempo,
  • non elimina completamente la possibilità di trasmissione.

Per malattie a basso R0 questo può bastare; per il morbillo (R0=18-20), no.
Ecco perché, nonostante decenni di vaccinazione diffusa e obblighi, il morbillo non è stato eradicato.

Conclusioni

  • La copertura vaccinale non coincide con immunità reale.
  • La soglia del 95% è arbitraria e non tiene conto dei limiti del vaccino.
  • I lattanti, privati della protezione materna naturale, sono oggi più vulnerabili.
  • Studi da India, Repubblica Ceca e Italia mostrano che l’immunità vaccinale cala col tempo e non raggiunge la stabilità della protezione naturale.

Forse, più che inseguire l’utopia dell’“eradicazione”, occorre ripensare strategie di contenimento più realistiche e sicure.