Ogni anno, nel periodo in cui le famiglie italiane sono chiamate a iscrivere i propri figli nelle scuole di ogni ordine e grado, si riaccendono i riflettori sull’obbligo vaccinale e quindi sulla corretta interpretazione della legge 119/2017, c.d. Lorenzin. Puntualmente, i genitori vengono convocati dalle segreterie scolastiche ai fini di presentare la documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione ma cosa prevede esattamente la normativa? Il presente scritto tenterà di fare chiarezza.

In premessa occorre chiarire che il periodo scolastico che fa parte della vita di un minore va suddiviso in due fasce di età ben distinte: nella prima fascia, 0-6 anni, non vige alcun “obbligo scolastico”, mentre per la fascia 6-16 l’ordinamento giuridico prevede l’obbligo di istruzione.

La legge 119/2017 ha introdotto l’obbligatorietà della vaccinazione per dieci tipologie di vaccino, per tutti i minori di età da 0 a 16 anni. Ed è proprio nell’indicazione di questa fascia di età che si innesca l’errore interpretativo. La normativa, infatti, prevede l’obbligo vaccinale per tutti i minori di età compresa tra 0 e 16 anni ma negli articoli successivi dispone che come ulteriore sanzione, unitamente a quella pecuniaria, i minori di età compresi tra 0 e 6 anni non potranno frequentare alcun servizio educativo né la scuola per l’infanzia, sia essa pubblica o privata. Pertanto, la sanzione dell’esclusione dalla frequentazione scolastica riguarda soltanto il cosiddetto asilo nido, tutti i servizi ad esso assimilabili e la cosiddetta scuola materna.

Quanto sostenuto si legge nell’art.3, comma 3, della predetta legge: “Per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la presentazione della documentazione costituisce requisito di accesso. Per gli altri gradi di istruzione la presentazione della documentazione […] non costituisce requisito di accesso alla scuola, o agli esami.”

Pertanto, come dovrebbero comportarsi gli Enti gestori delle scuole?

A norma dell’art. 3 bis:

  • i dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione ed i responsabili dei servizi educativi per l’infanzia sono tenuti a trasmettere alle aziende sanitarie locali territorialmente competenti, entro il 10 marzo, l’elenco degli iscritti […].
  • Le aziende sanitarie locali territorialmente competenti provvedono a restituire, entro il 10 giugno, gli elenchi, completandoli con l’indicazione dei soggetti che risultano non in regola con gli obblighi vaccinali, che non ricadono nelle condizioni di esonero, omissione o differimento delle vaccinazioni, e che non abbiano presentato formale richiesta di vaccinazione all’azienda sanitaria locale competente.
  • Nei dieci giorni successivi all’acquisizione degli elenchi, i dirigenti delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione e i responsabili dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole  private non paritarie invitano i genitori esercenti  dei  minori indicati nei suddetti elenchi a depositare, entro il 10  luglio, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni ovvero l’esonero, l’omissione o il differimento delle stesse,  o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione  all’azienda sanitaria locale territorialmente competente.  
  • Entro il 20 luglio i dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione e i responsabili dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole private non paritarie trasmettono la  documentazione di cui al comma 3 pervenuta, ovvero ne comunicano l’eventuale mancato deposito, alla azienda sanitaria locale che,  qualora la medesima o altra azienda sanitaria non si sia già  attivata in ordine alla violazione del medesimo obbligo vaccinale,  provvede agli adempimenti di competenza
  • Per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la mancata  presentazione della documentazione di cui al comma 3 nei termini previsti comporta la decadenza dall’iscrizione.”

Ribadisce quanto sopra anche il Ministero dell’istruzione nella circolare annuale rivolta ai Dirigenti (40055 del 12.12.24) al paragrafo 2.1  titolato “Adempimenti vaccinali”: “Per quanto riguarda gli adempimenti vaccinali, si richiama l’attenzione dei dirigenti scolastici sull’attuazione delle misure di semplificazione previste dall’articolo 3-bis della legge 31 luglio 2017, n. 119, che prevedono, tra l’altro, l’invio da parte dei dirigenti scolastici alle aziende sanitarie locali territorialmente competenti, entro il 10 marzo 2024, dell’elenco degli iscritti sino a sedici anni di età e dei minori stranieri non accompagnati

Per quanto premesso non si comprende come mai i dirigenti scolastici e il personale di segreteria continuino a richiedere alle famiglie la documentazione comprovante la vaccinazione entro il 10 Marzo o addirittura all’atto dell’iscrizione. Una richiesta di tale genere è illegittima e nessuna documentazione andrà chiaramente consegnata.

Si fa osservare, altresì, che in caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale, i genitori esercenti la responsabilità genitoriale sono convocati dall’azienda sanitaria locale territorialmente competente per un colloquio al fine di fornire ulteriori informazioni sulle vaccinazioni e di sollecitarne l’effettuazione (cfr. art. 1, comma 4 della L. 119/17).  Quindi, in caso di mancata effettuazione delle vaccinazioni, salvo i casi di esonero o differimento previsti per legge, sarà la ASL competente (e non la scuola) a convocare la famiglia ed a rilevare la eventuale inadempienza ed eventualmente adottare le conseguenze previste dalla normativa vigente nei confronti degli esercenti la responsabilità genitoriale. L’unico adempimento richiesto alle segreterie scolastiche dall’art. 3 bis, in questa fase dell’anno, è di inoltrare alle ASL competenti “l’elenco degli iscritti per l’anno scolastico”.

Non riteniamo, pertanto, di dover provvedere a comunicare lo status vaccinale dei minori poiché tale informazione   non rappresenta requisito d’accesso alla scuola dell’obbligo, come già anticipato sopra. Giova ricordare che per l’uso improprio dei dati sensibili, anche solo per la diffusione involontaria degli stessi a persone (maestre, insegnanti, personale ATA, altri genitori ecc.) o enti non autorizzati sono previsti procedimenti penali e sanzioni amministrative pecuniarie. In virtù del Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati Personali e del DlgS. 196/03 nel rispetto di quanto previsto dal Garante della Privacy (Registro dei provvedimenti n. 365 del 01.09.2017 e 117 del 22.02.2018) le scuole dovrebbero adottare gli accorgimenti e le cautele necessarie ad assicurare la tutela dei dati relativi allo stato vaccinale dei minori iscritti.

Sintesi e azioni pratiche

All’atto dell’iscrizione la famiglia non è tenuta a depositare informazioni sullo stato vaccinale del proprio figlio.

L’istituto scolastico provvederà ad inviare all’Asl di riferimento entro il 10 marzo di ciascun anno l’elenco degli iscritti all’anno successivo, dopodiché l’Asl, al termine delle verifiche, segnalerà alla scuola i soggetti non in regola con le vaccinazioni e infine il dirigente scolastico è tenuto a richiedere ai genitori dei minori interessati un’integrazione documentale.

Per quanto riguarda i servizi per l’infanzia o la scuola materna l’integrazione documentale, potrebbe essere una formale prenotazione all’azienda sanitaria o certificati vaccinali in copia.

Sia per la fascia soggetta ad esclusione (infanzia e materna) sia per coloro assoggettati invece all’obbligo di istruzione (dalla primaria) qualora non venga consegnata alcuna integrazione documentale, l’istituto scolastico dovrà limitarsi a comunicarlo all’Asl per i successivi adempimenti. Una volta che la ASL avrà fatto le verifiche del caso, per i bambini dell’infanzia e della materna ci potrà essere il decadimento dell’iscrizione.

Mentre dalla prima classe della scuola primaria, nessun minore può essere escluso poiché una norma di rango primario, come la Costituzione sancisce l’obbligo di istruzione per i minori e le leggi derivate ne indicano l’età minima. Pertanto, dal momento che nella fascia 6-16 anni l’accesso a scuola non è messo in discussione, la famiglia potrà decidere:

  1. a) portare una copia della normativa vigente di cui all’art. 3 bis della l.119/2017 al Dirigente o al personale di segreteria che richiede la documentazione illegittimamente;
  2. b) non consegnare alcuna documentazione (libretto vaccinale o formale prenotazione all’asl) informando la scuola che a norma dell’art.3 bis vi rapporterete direttamente con l’azienda sanitaria competente non mancando di porre l’accento sulla tutela della privacy del minore.

Qualora l’azienda sanitaria iniziasse a convocare le famiglie si consiglia, come sempre, di replicare puntualmente al fine di dimostrare una correttezza genitoriale sulle scelte che riguardano la vita dei propri figli e senza vallare un atteggiamento di fuga.