A volte è più importante la fonte dei dati rispetto al loro stesso contenuto.

Così, leggiamo con particolare interesse sul bollettino dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention – Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, importante organismo di controllo sulla sanitò pubblica degli USA) la stima di efficacia del vaccino COVID per ricovero ospedaliero nei bambini e ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni.

L’efficacia del vaccino contro i ricoveri per COVID-19 era del 52% (IC 95% = 33%-66%) se somministrato meno di 120 giorni prima del ricovero, ma crolla al 19% (IC 95% = 2%- 32%) se la vaccinazione era stata eseguita da più di 120 giorni.

Somministrazione

Efficacia 5-18 anni

<120 giorni prima

52%

120-364 giorni

19%

L’efficacia contro le forme più gravi di COVID-19, che hanno reso necessario il ricorso a ventilazione meccanica, ossigenazione extracorporea e malattie con esito mortale, è stata del 57% (IC 95% = 21%-76%) quando la dose recente era stata assunta prima di 120 giorni rispetto al ricovero, ma solo del 25% (IC 95% = da –9% a 49%) quando la vaccinazione era stata somministrata più di 120 giorni prima.

Somministrazione Efficacia 5-18 anni
<120 giorni prima 57%
120-364 giorni 25%

Ricordiamo che le istituzioni sanitarie, dopo aver dovuto ammettere che i vaccini non evitavano i contagi, hanno continuato a raccomandare l’immunizzazione per proteggere i bambini dalle forme gravi della malattia: falso anche questo.

Il buon senso suggerirebbe di ammettere finalmente l’inutilità della vaccinazione di massa, anche in assenza di una valutazione sui rischi, miocarditi e pericarditi in primis.

I ricercatori dei CDC invece affermano che, dato il declino nel tempo dell’efficacia dei vaccini contro i ricoveri correlati a COVID-19, i bambini dai 6 mesi di età dovrebbero ricevere la vaccinazione con le vaccinazioni aggiornate (2023- 2024). Insomma, un nuovo vaccino da aggiungere a quelli pediatrici in uso, da ripetere almeno ogni anno.

A quanto pare, queste raccomandazioni non hanno convinto la popolazione, dal momento che non è stata possibile stimare l’efficacia delle versioni aggiornate dei vaccini a causa della copertura bassa (3%) tra i bambini.

Non possiamo sapere se queste conclusioni, che definiamo paradossali per eufemismo, sono frutto dei conflitti d’interessi con le aziende farmaceutiche che gli autori dichiarano.

L’efficacia del vaccino COVID-19 con formula 2023-2024 è stata invece valutata tra 47.561 dipendenti della Cleveland Clinic in età lavorativa: l’efficacia è risultata essere pari al 23% contro il lignaggio JN.1 del SARS-CoV-2.

I ricercatori hanno sottolineato che un  numero maggiore di dosi di precedenti vaccinazioni è associato a un rischio più elevato di ammalarsi di COVID-19. La ragione esatta di questo risultato non è chiara. È possibile che ciò sia legato al fatto che l‘immunità indotta dal vaccino è più debole e meno duratura di quella naturale. Quindi, anche se in qualche modo protettiva nel breve periodo, a lungo termine la vaccinazione può aumentare il rischio di infezione futura proprio perché impedisce il verificarsi di un evento più immunogenico. Pertanto, la protezione a breve termine fornita da un vaccino contro la COVID-19 comporta un aumento della suscettibilità alla COVID-19 in futuro.

Più ti vaccini, più ti ammali, più contagi gli altri, vero Draghi?