Durante l’audizione del 29 luglio 2026 davanti alla Commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato degli Stati Uniti, Bernie Moreno ha invitato ad alzarsi le persone che ritenevano di avere subito le conseguenze delle politiche pandemiche.

Poi ha chiesto ad Anthony Fauci di voltarsi a guardarle. Quella scena parla anche all’Italia.

Mi dispiace: le due parole che molti non hanno ancora avuto il coraggio di pronunciare

Nel corso dell’audizione davanti alla Commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato degli Stati Uniti, il senatore Bernie Moreno ha rivolto alle persone presenti una richiesta insolita.

Ha chiesto loro di alzarsi, ma non a tutti.

Si è rivolto a quelle categorie di cittadini che durante la pandemia erano stati insultati, discriminati, sospesi dal lavoro, licenziati o emarginati per avere espresso dubbi su decisioni presentate come indiscutibili.

Una dopo l’altra:

  • Se sei stato accusato di razzismo perché parlavi di “virus di Wuhan” o “virus cinese”, il senatore ha chiesto di alzarti.
  • Se hai dubitato che la distanza di sei piedi, circa un metro e ottanta, fosse realmente sostenuta da solide prove scientifiche, ha parlato anche di te. (Nella deposizione congressuale del gennaio 2024, resa pubblica nel maggio dello stesso anno, lo stesso Fauci dichiarò di non ricordare studi specifici che giustificassero quella raccomandazione, descrivendola come una decisione empirica non fondata su dati specifici.)
  • Se hai ritenuto che il vaccino contro il Covid-19 non dovesse esserti imposto, ha chiamato anche te.
  • Se hai contestato il modo in cui venivano imposte le mascherine, anche quando le regole apparivano incoerenti, sproporzionate o prive di una reale valutazione delle conseguenze, eri tra le persone che Moreno invitava ad alzarsi.
  • Se hai perso il lavoro perché non ti sei vaccinato, eri uno di loro.
  • Se facevi parte delle Forze armate e sei stato sospeso, allontanato o congedato per aver rifiutato il vaccino, il senatore stava parlando anche di te.
  • Se hai considerato la chiusura delle scuole una decisione catastrofica per bambini e adolescenti, eri uno di loro. Oggi gli effetti di quelle chiusure sullo sviluppo, sull’apprendimento e sulla salute mentale dei più giovani sono ampiamente documentati.
  • Se sei stato trattato come irresponsabile, egoista, ignorante, pericoloso o moralmente inferiore soltanto perché ponevi domande, esprimevi dubbi o rivendicavi il diritto di scegliere, eri uno di loro.

Quando l’ultima persona si è alzata, Moreno si è rivolto ad Anthony Fauci.

«Si volti e li guardi.»

Alle sue spalle c’erano uomini e donne che avevano vissuto sulla propria pelle le conseguenze di quelle decisioni.

Fauci non si è voltato.

Non ha guardato quelle persone.

Sul piano giuridico, la scelta di Anthony Fauci di avvalersi del Quinto Emendamento non equivale a un’ammissione di responsabilità. Sul piano umano e politico, però, quella scena assume un significato difficile da ignorare. L’uomo che più di ogni altro ha rappresentato la risposta sanitaria americana alla pandemia si trova davanti a persone che ritengono di avere pagato il prezzo di quelle decisioni e sceglie di non voltarsi.

Anthony Fauci non è stato l’unico responsabile delle politiche pandemiche. Le decisioni furono assunte da governi, autorità sanitarie, amministrazioni, aziende e istituzioni. Sarebbe storicamente scorretto attribuire tutto a un solo uomo. Ma sarebbe altrettanto scorretto ignorare che nessuno, più di lui, è diventato il simbolo di quella stagione.

Quando si è il volto di un sistema di decisioni che ha inciso così profondamente sulla vita di milioni di persone, arriva anche il momento di guardare negli occhi chi ritiene di averne pagato il prezzo.

Secondo me, Anthony Fauci avrebbe dovuto voltarsi.

E avrebbe dovuto dire semplicemente:

«Mi dispiace.»

Quella scena, in realtà, descrive il rapporto che le istituzioni dovrebbero avere con i cittadini quando, a distanza di anni, diventa possibile riesaminare decisioni assunte in un contesto di emergenza.

In Danimarca, per esempio, l’ex direttore dell’Autorità sanitaria, Søren Brostrøm, ha riconosciuto pubblicamente che vaccinare contro il Covid bambini e adolescenti sani è stato un errore e ha espresso il proprio rammarico per quella scelta. Non è un gesto che cancella il passato, ma dimostra che un’istituzione può riconoscere di avere sbagliato senza perdere autorevolezza.

Le scuse non restituiscono il lavoro a chi lo ha perso, non ricostruiscono gli anni di scuola sottratti ai bambini, non eliminano le sofferenze di chi ritiene di avere subito conseguenze a causa delle decisioni di quel periodo. Hanno però un valore che va oltre il singolo caso. Riconoscono che dietro ogni scelta politica esistono persone reali, con le loro storie, le loro ferite e la loro dignità.

Anche in Italia sarebbe un segno di maturità istituzionale se qualcuno tra coloro che, in quegli anni, hanno sostenuto, promosso o imposto decisioni poi rivelatesi controproducenti trovasse il coraggio di fare ciò che Fauci non ha fatto in quell’aula:

voltarsi,

guardare negli occhi chi ritiene di avere pagato il prezzo di quelle scelte

e pronunciare due parole che non cambiano il passato, ma possono rappresentare il primo passo per ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni:

«Mi dispiace.»