Negli Stati Uniti si sta riaprendo una questione che per decenni è rimasta ai margini del dibattito pubblico: la sicurezza dei vaccini e il modo in cui viene realmente controllata dalle istituzioni.
Nell’agosto del 2025 il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha annunciato il ripristino della Task Force for Safer Childhood Vaccines, un organismo federale creato dal Congresso con un obiettivo molto preciso: migliorare la sicurezza dei vaccini pediatrici.
Un organismo previsto dalla legge federale del 1986 ma, dopo essere stato di fatto abbandonato nel 1998, è rimasto inattivo per oltre venticinque anni.
Per più di due decenni uno degli strumenti di controllo previsti dalla legge per monitorare e migliorare la sicurezza dei vaccini è semplicemente scomparso dal radar delle istituzioni.
La sua riattivazione riporta al centro una questione fondamentale: quanto sono trasparenti i sistemi di sorveglianza della sicurezza vaccinale e quanto spazio esiste per una valutazione realmente indipendente dei dati.
Quella legge nacque in un contesto di forte crisi: le cause legali contro i produttori di vaccini pediatrici stavano crescendo rapidamente e alcune aziende avevano minacciato di abbandonare il mercato; per evitare una carenza di vaccini il Congresso costruì un sistema giuridico molto particolare: venne creato il Vaccine Injury Compensation Program (VICP), un tribunale federale speciale incaricato di valutare le richieste di risarcimento per danni da vaccino, chi ritenga di aver subito un danno non cita direttamente l’azienda ma presenta la richiesta a questo sistema di compensazione, finanziato da una piccola tassa su ogni dose di vaccino.
Contemporaneamente, la legge introdusse una forte limitazione della responsabilità civile delle aziende farmaceutiche, con l’obiettivo di garantire la continuità della produzione vaccinale; in cambio, il legislatore impose allo Stato obblighi stringenti: sistemi di farmacovigilanza, monitoraggio continuo della sicurezza e strutture scientifiche dedicate al miglioramento dei vaccini, sull’operato di queste strutture possiamo aprire un dibattito.
Tra queste strutture c’era proprio la Task Force on Safer Childhood Vaccines.
Secondo documenti emersi tramite richieste FOIA, questa task force sarebbe stata sciolta nel 1998 e da allora non avrebbe più prodotto i rapporti che la legge richiedeva al Congresso. Per oltre venticinque anni uno degli strumenti di supervisione previsti dalla legge è rimasto sostanzialmente inattivo.
La decisione di riattivarla ha riaperto un dibattito che riguarda la sicurezza dei vaccini, la trasparenza dei dati e il funzionamento delle istituzioni sanitarie federali statunitensi.
In questo contesto l’organizzazione americana ICAN (Informed Consent Action Network) ha inviato ai vertici del Dipartimento della Salute una lunga lettera con raccomandazioni dettagliate per la nuova task force. Le proposte riguardano una riforma molto ampia delle principali agenzie sanitarie federali: HHS, CDC, FDA, CMS, NIH, Department of Veterans Affairs e HRSA e le richieste toccano quasi tutti i nodi della governance vaccinale americana.
1. Accesso pubblico ai dati sulla sicurezza dei vaccini
La lettera chiede che tutti i principali database sanitari federali utilizzati per la farmacovigilanza vengano resi disponibili al pubblico in forma anonimizzata.
Tra questi:
- Vaccine Safety Datalink
- V-Safe
- VAERS
- database Medicare e Medicaid
- Sentinel e sistema BEST della FDA
- registri di morte improvvisa infantile (SUID e SDY)
- BD-STEPS
- sistemi di sorveglianza del Dipartimento della Difesa
- sistemi sanitari delle comunità native americane.
L’obiettivo dichiarato è consentire analisi indipendenti sulla sicurezza dei vaccini.
2. Pubblicazione dei dataset degli studi scientifici
La lettera propone che tutti gli studi su vaccini o malattie infettive finanziati dal governo federale dal 1986 ad oggi rendano pubblici i dataset utilizzati, questo include anche gli studi pubblicati nel MMWR e quelli realizzati da ricercatori impiegati dalle agenzie federali.
Se i dati non venissero resi disponibili, la proposta è che tali studi possano essere ritirati o ritrattati.
3. Trasparenza nei protocolli di ricerca
Per ogni studio finanziato dal governo si propone che:
- il protocollo venga pubblicato prima dell’inizio dello studio
- i risultati siano resi pubblici integralmente
- se uno studio non viene completato venga spiegato pubblicamente il motivo.
4. Rafforzamento della farmacovigilanza
La lettera chiede di rafforzare il sistema VAERS prevedendo:
- l’obbligo per medici e produttori di segnalare qualsiasi evento avverso entro 60 giorni dalla vaccinazione
- integrazione automatica con le cartelle cliniche elettroniche
- pubblicazione completa dei report VAERS, inclusi duplicati e aggiornamenti successivi
- pubblicazione immediata dei segnali di sicurezza identificati.
5. Riduzione dei conflitti di interesse
La proposta include anche misure drastiche sui conflitti di interesse:
- divieto di assumere funzionari pubblici o membri di comitati che abbiano ricevuto benefici economici dall’industria farmaceutica
- impegno dei funzionari a non ricevere compensi dall’industria dopo aver lasciato incarichi pubblici
- maggiore trasparenza sui finanziamenti ricevuti dalle agenzie federali.
6. Modifiche al calendario vaccinale del CDC
Tra le raccomandazioni compare anche la proposta che le raccomandazioni vaccinali del CDC vengano trasformate in decisioni condivise tra medico e paziente, piuttosto che raccomandazioni routinarie automatiche.
7. Revisione delle dichiarazioni informative sui vaccini
Si propone che le Vaccine Information Statements includano:
- l’elenco completo degli ingredienti
- una sintesi degli studi clinici utilizzati per l’approvazione
- gli eventi avversi identificati nella sorveglianza post-marketing.
8. Nuovi standard per gli studi clinici sui vaccini
Una delle richieste più significative riguarda gli standard dei trial clinici: la lettera propone che gli studi utilizzati per autorizzare vaccini:
- siano randomizzati e in doppio cieco
- abbiano dimensioni sufficienti per valutare mortalità e benefici clinici
- includano un gruppo di controllo con placebo vero oppure con vaccino approvato tramite studi con placebo
- prevedano periodi di osservazione della sicurezza molto più lunghi rispetto agli standard attuali.
Una modifica di questo tipo cambierebbe profondamente il processo di sviluppo e autorizzazione dei vaccini.
Altre raccomandazioni
La lettera include inoltre:
- richiesta di vietare gli obblighi vaccinali e di garantire almeno esenzioni religiose
- cessazione del finanziamento a patogeni modificati o tecnologie come virus auto-diffondenti
- eliminazione dell’immunità legale per i vaccini COVID prevista dal PREP Act
- revisione del sistema di compensazione VICP
- riconoscimento di alcune patologie cardiache nei militari come possibili effetti dei vaccini COVID
- revisione del sistema di compensazione CICP.
Il contrasto con la situazione italiana
Mentre negli Stati Uniti si riapre un confronto istituzionale su sicurezza, trasparenza dei dati e standard scientifici, in Italia è accaduto qualcosa che merita di essere ricordato: l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che ogni paese disponga di un NITAG (National Immunization Technical Advisory Group) ossia un organismo tecnico indipendente incaricato di valutare scientificamente le politiche vaccinali.
Anche l’Italia aveva istituito un organismo di questo tipo ma il gruppo è stato sciolto dopo che due membri su ventidue avevano espresso posizioni critiche su alcune politiche vaccinali. Quei due membri richiamavano esplicitamente il metodo scientifico, chiedendo di discutere dati, protocolli e qualità delle evidenze. Il loro riferimento era esattamente ciò su cui si fonda la scienza: verifica, confronto e critica metodologica.
Negli Stati Uniti si riattiva un organismo previsto dalla legge per discutere sicurezza, dati e metodi, in Italia si è sciolto un organismo tecnico, prima ancora che potesse iniziare i lavori, perché una minoranza di scienziati richiama la necessità di applicare il metodo scientifico e non si è ancora proceduto a nuove nomine.
Questo non è un dettaglio amministrativo, ma il segnale di una deriva culturale in cui il dissenso scientifico non viene discusso ma eliminato, in cui il confronto sui dati viene sostituito dall’allineamento e in cui la complessità del dibattito scientifico viene ridotta a un problema di disciplina.
Il sistema si difende e non accetta di essere messo in discussione.
Le forze politiche oggi al governo avevano promesso una radicale revisione delle modalità di gestione delle politiche sanitarie, soprattutto dopo gli anni della pandemia, avevano parlato di maggiore trasparenza, di pluralismo scientifico, di revisione dei meccanismi decisionali e di un riequilibrio dei rapporti tra istituzioni, industria e comunità scientifica; a distanza di tempo, però, di questa promessa si vede ben poco.
Le scelte compiute dal Ministero della Salute mostrano troppo spesso una sostanziale continuità con la gestione precedente, sia nei modelli decisionali sia nell’impostazione delle politiche sanitarie.
L’attuale classe dirigente che aveva costruito una parte importante del proprio consenso criticando le rigidità e le opacità del sistema sanitario finisce oggi per replicare gli stessi meccanismi che aveva denunciato. La sanità italiana continua a muoversi dentro una logica di conservazione dell’esistente, in cui il confronto scientifico viene percepito come un problema e non come una risorsa.
Il sistema istituzionale continua a preservare se stesso piuttosto che aprirsi al confronto, difendendo un equilibrio di potere che non può essere disturbato.

