Nell’indifferenza generale, senza un confronto scientifico, il 9 giugno prossimo entrerà in commercio in Europa, autorizzato da EMA, Kostaive, il primo vaccino anti-Covid autoreplicante. Già autorizzato dalla Commissione Europea nel febbraio, rimangono pochi, pochissimi giorni perché l’Italia si opponga. Nessun giornale ne parla, in nessuna televisione si affronta un argomento che riguarda la salute di tutti gli abitanti del pianeta, animali compresi.

Siamo di fronte a una decisione di portata straordinaria, che comporta rischi significativi per l’intera umanità. L’introduzione di un prodotto farmaceutico completamente nuovo solleva interrogativi profondi e legittimi circa le sue implicazioni per la salute globale e ambientale. Anche alla luce del principio di One Health – che riconosce l’interconnessione imprescindibile tra la salute umana, animale e dell’ecosistema – non è possibile ignorare le potenziali ripercussioni sull’equilibrio del Pianeta. È pertanto doveroso adottare un approccio di massima cautela e responsabilità.

Tutti zitti.

Chiarimento sulle differenze tra gli mRNA:

• mRNA naturale:
Prodotto dalle nostre cellule per tradurre il DNA in proteine utili al corpo. Ha vita breve e viene rapidamente degradato dagli enzimi.

• mRNA sintetico (primi vaccini COVID):
Ingegnerizzato in laboratorio con modifiche chimiche (es. sostituzione uridina con pseudouridina), per durare più a lungo, forse all’infinito, e produrre più proteine. Richiede nanoparticelle lipidiche per entrare nelle cellule. Può provocare reazioni immunitarie non fisiologiche.

• siRNA:
Non crea proteine, ma silenzia geni specifici. Usato in terapie per malattie rare e tumori, può avere effetti indesiderati su altri geni o attivare il sistema immunitario.

• saRNA (auto-amplificante – nuovi vaccini COVID):
Si replica da solo nelle cellule, producendo proteine in grandi quantità e a lungo, crea una situazione in cui l’RNA può replicarsi indefinitamente,. Comporta rischi maggiori di reazioni infiammatorie e diffusione non controllata del materiale genetico.

L’RNA auto-amplificante (saRNA) rappresenta una nuova generazione di tecnologie a base di RNA, attualmente usata per la nuova vaccinazione contro COVID-19. Questa piattaforma, basata sull’incapsulamento di saRNA in nanoparticelle lipidiche, condivide diverse caratteristiche strutturali e farmacocinetiche con i vaccini a mRNA, inclusa la capacità di diffondersi sistemicamente. Il principale vantaggio tecnico del saRNA consiste nella sua capacità di auto-replicarsi nelle cellule ospiti, consentendo dosaggi più bassi rispetto ai vaccini mRNA tradizionali, con una potenziale produzione proteica notevolmente più elevata e prolungata (fino a 80-100 volte in più) e per tempi molto più lunghi. Tuttavia, proprio questa proprietà solleva importanti interrogativi di sicurezza: l’elevata e prolungata espressione antigenica può intensificare la risposta infiammatoria e immunitaria, aumentando la citotossicità cellulare. Le cellule esposte a un carico eccessivo di saRNA tendono a eliminare l’RNA attraverso vescicole extracellulari, che possono veicolare il materiale genetico ad altri distretti corporei e, potenzialmente, a soggetti terzi attraverso i fluidi corporei o le esalazioni. Studi preliminari, tra cui una recente pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanità, indicano che tali vescicole potrebbero accumularsi nei polmoni ed essere escrete nell’ambiente, con ipotesi di trasmissibilità interumana e interspecie. Potrebbero dunque entrare anche in cellule animali, innescando potenziali trasmissioni da esseri umani ad animali e viceversa. Il risultato finale sarebbe quello di coinvolgere anche individui che non hanno voluto le vaccinazioni COVID-19, e i moltissimi che non intenderebbero più ricevere ulteriori inoculi, inclusi i soggetti sani in età pediatrica e le donne incinte.

Nonostante i dati sulla pericolosità della tecnologia a RNA auto-amplificante (samRNA) si autorizzano le sperimentazioni nei nuovi vaccini contro l’influenza aviaria H5N1.

Uno studio clinico di Fase 1 condotto in Uganda ha valutato un vaccino COVID-19 sperimentale basato su samRNA in 42 adulti sani. Dopo la seconda dose, il 93% dei partecipanti ha presentato eventi avversi di grado 3 o superiore, definiti come gravi o clinicamente significativi. Le principali anomalie rilevate comprendevano trombocitopenia, linfopenia e neutropenia, con possibili implicazioni emorragiche, immunosoppressive e infettive. Inoltre, l’85,4% dei soggetti ha riportato effetti sistemici come mialgia, artralgia, vomito e febbre, con segni di tossicità cumulativa dopo la seconda somministrazione. La gravità di questi dati non ha impedito agli autori di definire il vaccino “ben tollerato”, un giudizio difficilmente conciliabile con i risultati osservati.

Lo studio citato ha riguardato un vaccino samRNA contro il COVID-19, e la stessa tecnologia è utilizzata per realizzare i vaccini contro l’influenza aviaria H5N1. Nel novembre 2024, la FDA ha autorizzato uno studio di Fase 1 per ARCT-2304, un vaccino auto-amplificante contro l’H5N1 sviluppato da Arcturus Therapeutics. Lo studio è sostenuto da BARDA e dalla Fondazione Gates. Nell’aprile 2025, la FDA ha concesso la designazione Fast Track ad ARCT-2304.

Il 9 giugno si avvicina, e il governo ha ancora l’opportunità – e la responsabilità – di far sentire la propria voce.

Una decisione di tale portata, potenzialmente gravida di conseguenze per la salute pubblica e per gli equilibri bio-sanitari globali, sta per essere assunta in assenza di un confronto scientifico aperto, senza un adeguato dibattito democratico nei Paesi che verrebbero direttamente coinvolti.

È essenziale rifiutare qualsiasi forma di pensiero unico, soprattutto quando si tratta di scelte che riguardano tecnologie emergenti, ancora poco studiate e cariche di incertezze. Il principio di precauzione e la trasparenza del processo decisionale devono restare pilastri irrinunciabili di ogni democrazia avanzata. E’ scientificamente giustificata una moratoria sulla commercializzazione di questi prodotti, almeno fino a quando non saranno disponibili dati completi e indipendenti su sicurezza, bio-distribuzione, durata dell’espressione antigenica e potenziali rischi ambientali.

Chiediamo al Governo italiano di esprimere una posizione chiara di opposizione alla decisione della Commissione Europea, di intervenire con urgenza per promuovere una moratoria sull’impiego di questa tecnologia, in attesa di studi rigorosi e indipendenti. Il principio di precauzione non è un ostacolo all’innovazione, ma una garanzia di responsabilità verso la salute collettiva.