Proclamata dal direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus a causa dell’epidemia partita nei mesi scorsi dalla Repubblica Democratica del Congo, la dichiarazione di emergenza rappresenta il più alto livello di allarme della legislazione sanitaria internazionale. Già adottata per l’influenza suina nel 2009, per la polio (2014), per ebola (nel 2013 e poi, nuovamente, nel 2019), per Zika (2016), per Covid (2020) e per la precedente epidemia di mpox nel 2022. Al momento il contagio pare limitato ad alcuni paesi dell’Africa Centrale. Si tratta di aree dove il virus, isolato per la prima volta nel 1958, risulta endemico. Rispetto all’allarme lanciato già due anni fa dall’OMS, le attuali varianti appaiono più virulente e con una letalità maggiore.

I numeri

Durante la conferenza stampa è stato riportato che il 3,7% dei casi determina il decesso del paziente, una cifra superiore a quanto dichiarato per la COVID all’inizio: 14.000 casi e 524 decessi (la maggior parte dei quali tra i bambini). Qualche ora dopo l’annuncio l’OMS ha corretto al rialzo le cifre: oltre 15.600 casi e 537 decessi.

Ciò è estremamente improbabile per una serie di ragioni:

a) il tasso di mortalità sarebbe di 20 volte superiore a quello dell’epidemia di vaiolo delle scimmie del 2022-23;

b) stabilire il tasso di mortalità accurato nella Repubblica Democratica del Congo è impossibile a causa delle carenze assistenziali e strutturali del paese. Il dott. Ogoina, presidente del comitato di esperti dell’OMS, ha affermato nella conferenza stampa che i casi di malattia sono sottostimati e che nel numero dei deceduti sono riportati deceduti affetti da HIV in fase avanzata.

La stima del tasso di mortalità in Africa è dell’1-10% in Africa, ma il tasso di mortalità in Occidente è circa dello 0,1%.

Tre grafici possono aiutarci a capire l’entità della emergenza; il primo illustra i “casi confermati giornalieri” in tutto il mondo secondo Our World in Data

Il secondo rappresenta la percentuale di decessi per milioni di persone.

Il “picco” di fine di luglio rappresenta – secondo OWID – un tasso di 0,0002 decessi per milione di persone.

Sono 0,0002/1.000.000 di persone, o 1 su 5 miliardi di probabilità di morire di mpox secondo gli attuali tassi di “casi” e “morti”.

Con un grafico ancora più chiaro Edouard Mathieu, Fiona Spooner, Saloni Dattani, Hannah Ritchie and Max Roser (2022) – “Mpox” Published online at OurWorldInData.org. dimostrano perché queste pessime tattiche servono solo a spargere la paura.

Dopo l’esperienza della COVID-19, ed a causa degli evidenti e noti conflitti di interesse dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le dichiarazioni di emergenza come quella appena emanata, sollevano preoccupazioni comprensibili e fondate. Tuttavia, poiché il virus del vaiolo delle scimmie può essere trasmesso solo attraverso il contatto diretto con fluidi corporei, la sua capacità di diffusione è molto inferiore a quella dei virus trasmessi per via aerea e pertanto, non sembra che possa essere lui il protagonista di una riedizione di quanto avvenuto nel 2020-2021. Non bisogna però abbassare la guardia, lo scetticismo verso queste decisioni dell’OMS deve trasformarsi in reazioni e azioni sempre più concrete e necessarie.

La sanità si conferma ogni giorno l’anello più debole delle già traballanti difese delle democrazie moderne odierne, come nota Andrea Zhok nel suo canale Telegram.

QUI le nostre precedenti considerazioni su vaccinazione per il vaiolo delle scimmie e il vaccino dedicato.