Noti ultra-vaccinisti avevano proposto che il costo della degenza ospedaliera per COVID-19 fosse a carico del malato se questi non era vaccinato.

Abbiamo sempre pensato che fosse una battuta (poco divertente), che ci è tornata in mente leggendo le conclusioni dello studio sull’efficacia del vaccino antinfluenzale durante la stagione 2024-2025.

I risultati sono sempre stati poco lusinghieri. I CDC aggiornano ogni anno un grafico che riporta i valori dal 2005, variabili da un modesto 19% sino a un record del 60%.

L’efficacia è calcolata in genere attraverso studi osservazionali (i più soggetti ad errori per la presenza di bias-fattori di confondimento) che utilizzano come esito l’influenza confermata in laboratorio in siti dislocati in tutti gli Stati Uniti e su diverse fasce d’età, utilizzando anche più reti di sorveglianza.

Lo studio appena pubblicato è stato invece realizzato su un campione omogeneo di popolazione: i dipendenti della Cleveland Clinic in servizio in Ohio al 1° ottobre 2024.  La metodologia attuata ha permesso di superare le criticità degli altri tipi di studi che finiscono per sopravvalutare l’efficacia della vaccinazione perché è stato seguito nel tempo un campione di 53.402 soggetti, tutti dipendenti dell’ospedale, quindi relativamente giovani e in buona salute, confrontando quanti si sono ammalati di influenza tra i 43.857 (82,1%) vaccinati e quanti tra i non vaccinati per motivi etici o religiosi. Lo studio ha scoperto che la vaccinazione antinfluenzale degli adulti in età lavorativa è stata associata a un rischio maggiore di contrarre l’influenza durante la stagione 2024-2025.

Ne riportiamo una parte:

Nei primi due mesi dello studio, pochissimi soggetti hanno sviluppato l’influenza A; il numero giornaliero di infezioni ha iniziato ad aumentare costantemente circa 70 giorni dopo la data di inizio dell’osservazione. L’incidenza cumulativa dell’influenza non sembrava essere significativamente diversa tra i vaccinati e non vaccinati all’inizio, ma nel corso del tempo è aumentata più rapidamente tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. In un modello multivariato aggiustato per età, sesso, lavoro infermieristico clinico e luogo di impiego principale, il rischio di influenza è risultato significativamente più alto per i vaccinati rispetto ai i non vaccinati (HR, 1,27; IC al 95%, 1,07 – 1,51; P = 0,007). Sulla base del modello multivariato, il vaccino antinfluenzale avrebbe avuto un’efficacia negativa del -26,9% (IC al 95%, da -51,0 a -6,6%).

La figura è chiarissima e non lascia spazio ad altre interpretazioni.

I risultati sono generalizzabili agli adulti relativamente sani negli Stati Uniti, che rappresentano uno dei principali obiettivi delle campagne per la vaccinazione antinfluenzale, di là e di qua dall’Atlantico. Lo studio è stato condotto nell’Ohio settentrionale, e non si scorgono motivi per supporre che l’efficacia del vaccino sarebbe stata diversa in un’altra area geografica dell’Emisfero Settentrionale.

L’efficacia del vaccino antinfluenzale varia ogni anno, e dipende dalla corrispondenza tra i tipi di virus contenuti nel vaccino e quelli che causano l’infezione in quell’anno. Ogni anno viene prodotto un nuovo vaccino nel tentativo di abbinare correttamente i ceppi del vaccino ai tipi di virus che si prevede saranno più prominenti nella prossima stagione influenzale. Poiché l’attuale processo di sviluppo del vaccino richiede alcuni mesi, la decisione su quali ceppi includere nel vaccino deve essere presa con diversi mesi di anticipo. Negli anni in cui c’è una buona corrispondenza tra i ceppi del vaccino e i ceppi infettanti, ci si aspetta che l’efficacia del vaccino sia buona. Negli anni in cui tale corrispondenza è scarsa, l’efficacia del vaccino sarà ridotta. Pertanto, considerate tutte le variabili che possono influenzare l’efficacia del vaccino antinfluenzale in un dato anno e gli attuali processi di sviluppo del farmaco, parrebbe eccessivo aspettarsi che il vaccino sia altamente efficace ogni anno.

Diventa quindi importante valutare l’efficacia del vaccino ogni anno. La serie storica dell’efficacia dimostra queste oscillazioni e testimonia che il valore mediano si attesta al 42%. Meno della metà dei casi, minore della probabilità di vincere a testa o croce.

Questa volta siamo andati oltre: con uno studio metodologicamente corretto, la vaccinazione antinfluenzale è stata associata a un rischio maggiore di influenza tra il personale sanitario vaccinato durante la stagione invernale 2024-2025, il che suggerisce che il vaccino non è stato efficace nel prevenire l’influenza in questa stagione.

Conclusioni lapidarie, ed ora i vaccinati contro l’influenza che hanno fatto ricorso a cure mediche, le paghino di tasca loro, come gli ultra-vaccinisti reclamano!