Senza titoli sui giornali, senza una conferenza stampa, in un silenzio che appare imbarazzato , il 2 maggio 2025 il Dipartimento della Salute australiano ha tranquillamente rimosso la raccomandazione per la vaccinazione contro il Covid-19 a bambini e  adolescenti sani sotto i 18 anni.

Il cambiamento è stato pubblicato alla chetichella in un aggiornamento online del Manuale di immunizzazione australiano: nessun titolo, nessuna dichiarazione ministeriale, nessuna campagna mediatica per informare il pubblico.

Per la prima volta, le autorità sanitarie australiane affermano che, tranne i casi in cui un bambino abbia particolari condizioni sanitarie di base, non ha bisogno del vaccino contro la Covid.

L’Australia si aggiunge così a un elenco crescente di paesi che si allontanano dall’approccio generalizzato alla vaccinazione per le persone a basso rischio.

Negli Stati Uniti, i funzionari sanitari sotto il segretario dell’HHS Robert F. Kennedy Jr. hanno recentemente rimosso le raccomandazioni di routine per la vaccinazione contro il Covid-19 nei bambini sani e nelle donne incinte.

Il CDC ora ammette il “processo decisionale condiviso”, un tacito riconoscimento che smentisce il precedente approccio di vaccinazione universale.

La Danimarca ha fatto da apripista, ha smesso di raccomandare il vaccino per i bambini sani nel 2022, citando dati che mostrano come il Covid grave nei bambini fosse estremamente raro e che i benefici della vaccinazione di massa non superavano i danni. Ha chiesto scusa per aver emesso una precedente indicazione sbagliata.

L’inversione della politica australiana potrebbe arrivare in ritardo, ma ciò che la rende sorprendente è la normalità con cui ammette finalmente la verità.

Per anni, chiunque avesse osato mettere in dubbio la necessità di vaccinare bambini sani è stato liquidato come antiscientifico o pericoloso no-vax. Ora, le stesse autorità che hanno ampiamente promosso le inoculazioni, stanno tranquillamente facendo marcia indietro.

E gli eventi avversi che i critici hanno segnalato per primi- miocardite, pericardite e altre complicazioni post-vaccino – non sono più preoccupazioni marginali. Sono ammessi nelle valutazioni ufficiali del rischio.

Il cambiamento arriva anche in un momento in cui il quadro giuridico e normativo che ha consentito la rapida approvazione dei vaccini mRNA è sempre più sotto esame.
Una petizione di cittadini negli Stati Uniti, depositata presso la FDA nel gennaio 2025, sostiene che l’agenzia ha approvato “ingiustamente e illegalmente” i vaccini mRNA Covid-19 trattandoli come farmaci biologici convenzionali, non come terapie geniche.

Secondo la definizione della FDA, i prodotti di terapia genica sono quelli che utilizzano materiale genetico per alterare la funzione cellulare per uso terapeutico.

Secondo questa logica, i vaccini mRNA si qualificano chiaramente – e avrebbero dovuto affrontare test di sicurezza molto più rigorosi, comprese le valutazioni dei rischi ambientali e gli studi di follow-up a lungo termine.

A partire da giugno, la FDA non ha risposto alla petizione, ma le implicazioni sono enormi.

Se le autorità di regolamentazione in Australia o negli Stati Uniti hanno classificato in modo errato questi prodotti durante la fase dell’emergenza, saremmo in presenza di un fallimento sistemico nell’applicazione delle adeguate norme nei confronti di una classe completamente nuova di biotecnologia.

E non si tratta solo di definizioni legali. L’umore del pubblico sta cambiando.

L’idea che i bambini e gli adolescenti sani avrebbero dovuto far parte di un ampio esperimento globale con nuove tecnologie genetiche, sembra sconsiderate col senno del poi. La fiducia si è persa, forse irrimediabilmente, e questo avrà conseguenze che andranno ben oltre il Covid.

Miliardi di dollari sono stati investiti in piattaforme mRNA per altre malattie: influenza, RSV e cancro. Cosa succede se la fiducia nella tecnologia è crollata?

La FDA degli Stati Uniti ha già annunciato che richiederà nuovi studi clinici randomizzati per i richiami annuali del Covid-19 in persone “sane” sotto i 65 anni, stabilendo una soglia più alta per le prove (rispetto ai dati di immunoconversione) che potrebbero rendere più complicate le approvazioni future.

L’industria potrebbe pensare che sia solo un intoppo, ma la verità è che i vaccini mRNA non sono mai stati sottoposti a controlli a lungo termine come richiesto per prodotti somministrati a persone sane, in particolare ai bambini.

L’argomento secondo cui le scorciatoie erano giustificate dall’urgenza è inaccettabile adesso.
La vera emergenza ora è istituzionale: i regolatori catturati, il crollo della fiducia pubblica e un sistema sanitario così colluso con l’industria farmaceutica che non può più distinguere tra prove e marketing.