Vaccinazione e disturbi dello sviluppo neurologico: uno studio su bambini di nove anni iscritti a Medicaid è una nuova ricerca che utilizza i dati Medicaid della Florida e confronta l’incidenza dei disturbi del neurosviluppo nei bambini vaccinati e non vaccinati. (Medicaid è un programma federale sanitario degli Stati Uniti d’America che provvede a fornire aiuti agli individui e alle famiglie con basso reddito.)
I risultati principali sono riassunti in questo grafico che rappresenta i disturbi dello sviluppo neurologico (NDD):

Inoltre, il rischio di autismo aumenterebbe con il numero di visite in cui vengono effettuate le vaccinazioni:

Proponiamo la traduzione e la sinossi dello studio a cura del dott. Sergio Segantini
Vaccination and Neurodevelopmental Disorders: A Study of Nine-Year-Old Children Enrolled in Medicaid
Anthony R. Mawson Binu Jacob . Chalfont Research Institute, Jackson, Mississippi
Peer Reviewed, Clinical Research, Science
Riassunto
Gli studi che confrontano lo stato di salute dei soggetti vaccinati e non vaccinati in età pediatrica sono scarsi ed evidenziano comunque un maggiore numero di casi di infezioni batteriche, allergie e disturbi del neurosviluppo (NDDs) nei bambini vaccinati rispetto a quelli non vaccinati.
L’obiettivo del nostro studio è quello di individuare le relazioni tra vaccinazioni e NDDs in soggetti di nove anni compiuti che afferiscono al programma sanitario Medicaid.
Lo studio si propone di verificare alcune ipotesi quali:
- eventuali associazioni tra vaccini e frequenza di spettro autistico (ASD) e altri disturbi del neurosviuppo (NDDs).
- comparazione tra i nati prematuri vaccinati e non vaccinati affetti da NDDs.
- correlazione tra incremento del numero delle vaccinazioni e diagnosi di spettro autistico (ASD)
Metodologia
La popolazione presa in esame comprende bambini dai 0 ai 9 anni e inseriti nel programma Medicaid dello Stato della Florida.
Sono state condotte analisi trasversali per calcolare la odds ratio/ rapporto di probabilità di rischio relativo (Obiettivi 1-2). È stato utilizzato un disegno di coorte retrospettiva per calcolare i rischi relativi allo spettro autistico (Obiettivo 3).
Risultati
L’analisi dei dati di un campione di 47.155 bambini ha rivelato che:
- la vaccinazione è associata a un aumento significativo delle probabilità di presentare i disturbi del neurosviluppo indagati;
- il 39,9% dei bambini nati prematuri e vaccinati, ha presentato almeno un disturbo dello sviluppo neurologico, rispetto al 15,7% dei nati prematuri e non vaccinati (OR 3,58, IC 95%: 2,80, 4,57);
- il rischio relativo di ASD aumenta in relazione al numero di visite che comportano l’inoculazione di vaccinazioni. I bambini vaccinati sottoposti a una sola visita avevano 1,7 volte più probabilità di avere una diagnosi di ASD rispetto ai non vaccinati (IC 95%: 1,21, 2,35). I soggetti con 11 o più visite e relativi inoculi, presentano 4,4 volte più probabilità di ASD rispetto a quelli non vaccinati (IC 95%: 2,85, 6,84).
Conclusioni
Questi risultati suggeriscono che il calendario vaccinale attuale possa essere associato a diverse forme di disturbi dello sviluppo neurologico. Le vaccinazioni pediatriche e la nascita pretermine sono fortemente correlate a un aumento delle probabilità di disturbi del neurosviluppo. Inoltre un numero crescente di visite in cui si eseguono le vaccinazioni è in rapporto a un aumento dei rischi di ASD.
Introduzione
Il programma di vaccinazioni pediatriche negli Stati Uniti comporta l’inoculazione di dosi multiple di 17 vaccini somministrati dalla nascita all’età di 18 anni [1]. Il calendario vaccinale attuale contempla un aumento di quasi tre volte del numero di vaccini rispetto al calendario di 40 anni fa [2].
Durante le ultime decadi, abbiamo riscontrato aumenti drammatici della prevalenza dei disturbi del neurosviluppo (NDD). Tra questi in particolare lo spettro autistico (ASD) e il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) [3,4].
Da tempo esiste una controversia sui presunti legami tra NDD e le vaccinazioni [5]. I tassi di NDD sono aumentati più di dieci volte dagli anni ’80 [6] e a un sesto dei bambini statunitensi è stata diagnosticata almeno una forma di patologia dello sviluppo tra il 2009 e il 2017 [7].
Nel 2018, al 17,8% dei bambini statunitensi è stata diagnosticata una NDD [8]. Uno studio più recente su due milioni di bambini ha evidenziato che nell’arco di otto anni, a quasi il 24% era stato diagnosticato uno o più NDD e più comunemente l’ADHD (14,5%). I rischi sono il doppio per i maschi rispetto alle femmine (30,7% vs 16,7%) [9].
Attualmente, la prevalenza di ASD è stimata essere di 1 su 36 bambini, ovvero il 2,8%, secondo la Rete di Monitoraggio dell’Autismo e delle Disabilità dello Sviluppo (ADDM) dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) [10].
Il 94% circa dei bambini che frequenta istituti scolastici negli Stati Uniti è vaccinato e solo circa il 2% è esentato da almeno un vaccino [13].
Elevati tassi di vaccinazione sono stati mantenuti negli Stati Uniti fin dagli inizi degli anni ’80 [14].
Anche se si sostiene che la vaccinazione sia sicura ed efficace per la grande maggioranza dei bambini, una domanda legittima da porsi è se tale carico vaccinale possa contribuire in qualche modo all’aumento delle percentuali di NDD [15].
Le recenti revisioni della letteratura scientifica non hanno evidenziato prove di un aumento dei rischi di eventi avversi a seguito di vaccinazioni di routine, inclusi convulsioni [16] e autismo [17]. Tuttavia, come segnalato dall’Istituto di Medicina (IOM) [18], l’impatto dei vaccini sulla salute complessiva dei bambini è ancora sconosciuto. Questo ha portato l’IOM a raccomandare in modo prioritario la ricerca per la valutazione del calendario vaccinale, a potenziare l’identificazione degli esiti sanitari avversi e le popolazioni potenzialmente a maggior rischio di danni da vaccino. Tuttavia gli studi approvati e finanziati dal governo USA, a tutt’oggi, non hanno ancora confrontato lo stato di salute dei bambini vaccinati rispetto a quelli completamente non vaccinati.
La carenza di informazione di studi su un tema così importante ha portato gli autori del presente studio a cercare tale confronto attraverso le risposte anonime delle madri a un sondaggio online [19,20] che ha incluso domande su gravidanza, parto, vaccinazioni, patologie, farmaci e utilizzo dei servizi sanitari.
Su un campione di 666 bambini, una parte consistente, 261 (39%) non era vaccinato.
Come previsto, i bambini vaccinati avevano significativamente meno probabilità rispetto a quelli non vaccinati di ammalarsi di varicella e pertosse, mentre avevano significativamente più probabilità, rispetto ai non vaccinati, di essere colpiti da polmoniti, otiti medie, allergie e disturbi dello spettro autistico (ASD).
I bambini parzialmente vaccinati avevano probabilità intermedie di presentare NDD, tra quelli vaccinati e non. Questo dato suggerisce una relazione dose-risposta.
La nascita prematura è stata associata ai NDD, come previsto. I fattori che sono rimasti significativamente associati ai NDD sono stati la vaccinazione, la razza non caucasica e il genere maschile.
In assenza di vaccinazione, la nascita prematura non era significativamente associata ai NDD, mentre la nascita prematura combinata con la vaccinazione era associata a un aumento di 6,6 volte (95% CI: 2,8, 15,5).
Un altro recente studio ha confrontato lo stato di salute dei bambini vaccinati e non vaccinati negli Stati Uniti, nati tra il 2005 e il 2015, utilizzando i registri medici ufficiali. È emerso che la vaccinazione prima dei 12 mesi di età era significativamente associata a ritardi nello sviluppo (OR 2.18, 95% CI: 1.47, 3.24).
La vaccinazione prima dell’anno di età era anche correlata a un aumento delle probabilità di asma (OR 4.49, 95% CI: 2.04, 9.88) e di otiti (OR 2.13, 95% CI: 1.63, 2.78).
I bambini vaccinati, alimentati con formula e nati con parto cesareo presentavano i tassi più elevati di eventi avversi per la salute. Altri studi che confrontano lo stato di salute tra bambini e adulti vaccinati e non vaccinati sono stati recentemente esaminati.
Analisi dei risultati
La popolazione dello studio include 47.155 bambini di nove anni, con il 10,9% (5.123) di non vaccinati.
I bambini di genere maschile sono il 53% e le femmine il 47%. Il gruppo di bambini afro-americani comprende il 39% del campione. In questo gruppo troviamo la la massima percentuale di non vaccinati (15,8%) e di nati prematuri (40%).
Le diagnosi di NDD sono significativamente più alte per i bambini vaccinati rispetto a quelli non vaccinati. Nel 27,8% dei bambini vaccinati rispetto all’11% dei bambini non vaccinati, è stato diagnosticato almeno un disturbo di NDD (OR 3,12, IC 95%: 2,85, 3,41; p < 0,0001).
Tra i 5009 bambini nati prematuri presi in esame, l’89,7% era stato vaccinato mentre il 10.3% non vaccinato.
Emerge chiaramente che i bambini nati pretermine e vaccinati hanno mostrato un rischio significativamente maggiore di avere una diagnosi di NDD rispetto a quelli non vaccinati.
ASD (OR 3.14, 95% CI: 1.54, 6.39), hyperkinetic syndrome (OR 3.0, 95% CI: 2.25, 3.99), epilepsy or seizures (OR 4.17, 95% CI: 2.77, 6.28), learning disorders (OR 9.84, 95% CI: 3.14, 30.84), and encephalopathy (OR 7.12, 95% CI: 2.93, 17.31).
In particolare, i dati mostrano che i bambini vaccinati avevano una odds ratio (OR) elevata per diverse condizioni, come l’autismo (ASD), l’ADHD, le crisi epilettiche, i disturbi dell’apprendimento e l’encefalopatia. Inoltre, la percentuale di bambini vaccinati con almeno un NDD si dimostra molto più alta rispetto a quelli non vaccinati (39.9% contro 15.7%).
Quindi, in base a questi risultati, si può concludere che c’è un’associazione tra la nascita pretermine e vaccinazione con un relativo aumento delle probabilità di diagnosi di NDD.
Il terzo e ultimo obiettivo della ricerca è stato quello di testare l’ipotesi secondo cui il numero crescente di vaccini inoculati è associato a un aumento del rischio di diagnosi di ASD.
Non essendo disponibili dati certi sui singoli vaccini, il campione pediatrico vaccinato è composto da coloro che sono sottoposti effettivamente almeno ad una visita sanitaria con almeno una vaccinazione, basandosi sui dati di Medicaid della Florida.
Per motivi statistici invece di classificare i bambini in base a un punteggio basato sui codici vaccinali, lo studio ha valutato le visite effettivamente avvenute, che comportano una o più vaccinazioni. Per ottenere questo studio è stato utilizzato un sistema innovativo di analisi dei dati denominato DEVEXI.
Discussione
Il tasso di bambini non vaccinati in questo campione è il 10,9% ed è molto più elevato della media nazionale. Se da una parte questo da’ consistenza al campione e attendibilità ai risultati non è lo specchio della realtà vaccinale in Florida (circa l’1% dei bambini di 2 anni in Florida non è totalmente vaccinato [33].
Un fattore complicante nella catalogazione dei bambini inseriti nel programma Medicaid come vaccinati è determinato dalle altre vaccinazioni somministrate al di fuori del sistema Medicaid, attraverso il programma gratuito Florida Vaccines for Children (VFC) e il Florida Children’s Health Insurance Program (CHIP). Alcune di queste vaccinazioni potrebbero non essere documentate nei dati inseriti nei registri di Medicaid.
Un altro bias potrebbe provenire dai bambini Medicaid vaccinati in un luogo che non produce dati registrati nei sistemi Medicaid, incluso medici privati, scuole, cliniche gratuite o farmacie.
Inoltre bambini di genitori con un livello di istruzione, reddito e accesso ai servizi sanitari più basso, (oltre a quelli con controindicazioni mediche), tendono a ricevere meno vaccinazioni e a essere registrati meno rispetto ai bambini provenienti da famiglie con reddito più alto.
Medicaid può avere altri limiti come strumento di ricerca. I dati non provengono da cartelle cliniche mediche, quindi potrebbero verificarsi errori di codifica che portano alla classificazione errata di alcuni bambini in termini di diagnosi.
Conclusione
I risultati di questo studio sui bambini iscritti al programma Medicaid della Florida tra il 1999 e il 2011 sono i seguenti:
I bambini vaccinati avevano una probabilità significativamente maggiore rispetto ai bambini non vaccinati di essere diagnosticati con i seguenti disturbi del neurosviluppo (NDD): disturbo dello spettro autistico (ASD), ADHD, crisi epilettiche, encefalopatie, disturbi da tic e disturbi dell’apprendimento.
Un numero crescente di visite sanitarie che includevano una o più vaccinazioni è stato associato a un rischio maggiore di diagnosi di ASD, suggerendo una relazione dose-risposta.
Il parto pretermine nei soggetti vaccinati aumenta la probabilità di diagnosi di tutti i NDD rilevati. Questi sono maggiori degli effetti conseguenti al parto pretermine e alla vaccinazione presi separatamente.
I bambini nati prematuri e non vaccinati hanno la stessa probabilità di ASD, di ADHD, encefalopatia, tic e disturbi dell’apprendimento, dei bambini nati a termine e non vaccinati a cui sono state fatte queste diagnosi.
I primi hanno invece maggiori probabilità di crisi epilettiche.
Questo dato evidenzia che i non vaccinati non incorrono in maggiori rischi per queste patologie tranne che per le manifestazioni epilettiche.
I risultati di questo studio contribuiscono ad incrementare le evidenze che suggeriscono una relazione tra vaccinazioni e aumento significativo delle probabilità di essere colpiti da varie sintomatologie, inclusi i disturbi del neurosviluppo.
Le evidenze accumulate fino ad oggi suggeriscono che la vaccinazione possa produrre effetti avversi e che l’esposizione cumulativa ai vaccini, soprattutto nei neonati pretermine, possa essere associata a disturbi neurologici.
Nuovi vaccini continuano ad essere aggiunti al programma di vaccinazione pediatrica raccomandato a livello federale con il presupposto che non abbiano alcun effetto sullo stato di salute, se non la protezione contro i patogeni mirati. Tuttavia, i risultati di questo studio suggeriscono che la vaccinazione di routine possa essere correlata all’insorgenza di NDD in età infantile precoce.
Questi risultati indicano l’urgente necessità di intraprendere una ricerca per identificare i meccanismi biologici e le potenziali relazioni causali tra singoli vaccini, o combinazioni di vaccini, e fattori di rischio genetici, epigenetici, ambientali e altri fattori biologici associati agli NDD.
In attesa di studi che approfondiscano meglio i rischi e i benefici dei vaccini, a scopo precauzionale, sarebbe ragionevole ritardare gli inserimenti di nuovi vaccini nel calendario fino al completamento della ricerca, per stabilire con esattezza il loro impatto sulla salute dei bambini.

