Quello che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato politicamente impensabile è accaduto.
Il 10 agosto 2026, il presidente Donald Trump ha firmato l’Executive Order “Delivering Gold Standard Childhood Vaccine Recommendations for Americans”, che ridefinisce l’impostazione federale delle raccomandazioni vaccinali pediatriche negli Stati Uniti.
Non si tratta semplicemente di togliere o aggiungere qualche vaccino al calendario.
Il nuovo modello divide le vaccinazioni pediatriche in tre categorie distinte.
1. VACCINAZIONI RACCOMANDATE A TUTTI I BAMBINI
Rimangono nella categoria universale quelle contro:
- morbillo
- parotite
- rosolia
- difterite
- tetano
- pertosse
- poliomielite
- Haemophilus influenzae tipo B
- pneumococco
- papillomavirus umano (HPV)
- varicella
2. INTERVENTI RACCOMANDATI PER DETERMINATI GRUPPI O POPOLAZIONI AD ALTO RISCHIO
In questa categoria vengono collocati:
- anticorpi monoclonali contro il virus respiratorio sinciziale (RSV)
- epatite A
- epatite B
- meningococco B
- meningococco ACWY
- dengue
3. VACCINAZIONI BASATE SULLA “SHARED CLINICAL DECISION-MAKING”
Per altre vaccinazioni la raccomandazione non viene formulata universalmente, ma viene affidata alla decisione clinica condivisa, cioè alla valutazione del singolo caso tra medico e famiglia.
Rientrano in questa categoria:
- epatite A
- epatite B
- rotavirus
- meningococco
- influenza
- COVID-19.
E non finisce qui.
L’ordine presidenziale stabilisce che il vaccino combinato MPR/MMR contro morbillo, parotite e rosolia dovrebbe essere somministrato come tre vaccini monovalenti separati, una volta che questi prodotti saranno disponibili negli Stati Uniti.
L’ordine afferma inoltre che, nella massima misura possibile, le vaccinazioni pediatriche dovrebbero essere somministrate in visite mediche separate.
Ma probabilmente la parte più interessante riguarda ciò che dovrà accadere nei prossimi mesi.
Il Segretario dell’Health and Human Services, attraverso la HHS Task Force on Safer Childhood Vaccines, dovrà presentare entro 90 giorni un piano che preveda:
- la possibilità di offrire i vaccini pediatrici come prodotti singoli anziché combinati, iniziando dall’MPR;
- una nuova valutazione della tempistica e della sequenza ideale delle vaccinazioni pediatriche;
- l’eventuale conseguente modifica del calendario vaccinale federale;
- lo sviluppo di adiuvanti alternativi all’alluminio;
- studi comparativi sulla sicurezza e sull’efficacia di questi adiuvanti;
- una valutazione continua del rapporto rischi/benefici di tutti i vaccini pediatrici, utilizzando dati statunitensi e internazionali.
L’Executive Order invita inoltre Stati e territori americani a riesaminare le proprie leggi e regolamentazioni, comprese quelle che disciplinano i requisiti vaccinali per l’iscrizione e la frequenza scolastica.
La Casa Bianca dichiara esplicitamente un altro principio: le politiche e i finanziamenti federali dovrebbero sostenere la massima possibilità di scelta dei genitori, compatibilmente con la legge e con i principi dell’autonomia personale e del consenso informato.
Naturalmente questo non significa che dall’oggi al domani siano cambiate automaticamente tutte le regole vaccinali dei cinquanta Stati americani. Gli obblighi per la frequenza scolastica dipendono infatti in larga parte dalle legislazioni statali, e l’attuazione di alcune precedenti modifiche federali è già oggetto di contenzioso giudiziario.
Ma il cambiamento politico è enorme.
Universalità della raccomandazione, appartenenza a categorie di rischio e decisione individuale non vengono più trattate come la stessa cosa.
E viene messo nero su bianco che tempi, sequenze, associazioni, adiuvanti e rapporto rischi/benefici devono continuare a essere studiati e rivalutati.
È una svolta che inevitabilmente farà discutere anche fuori dagli Stati Uniti.
Perché, dopo decenni di progressiva espansione dei calendari vaccinali pediatrici, per la prima volta gli Stati Uniti imboccano apertamente una direzione diversa:
meno raccomandazioni universali, più stratificazione del rischio, maggiore decisione condivisa e una nuova revisione dell’intero calendario pediatrico.
Ora sarà particolarmente interessante vedere quali dati verranno prodotti nei prossimi 90 giorni e, soprattutto, quali modifiche concrete seguiranno.
PERCHÉ CONSIDERO POSITIVA QUESTA SVOLTA. E PERCHÉ MOLTI PEDIATRI AMERICANI LA CONTESTANO
La decisione americana sulle vaccinazioni pediatriche non è una piccola correzione tecnica, è un cambiamento di filosofia che apprezzo.
Il primo punto che condivido è la fine dell’idea che ogni vaccinazione debba necessariamente avere lo stesso livello di raccomandazione per ogni bambino.
Il nuovo modello americano distingue infatti tra:
- vaccinazioni raccomandate universalmente;
- vaccinazioni indicate soprattutto per determinate categorie di rischio;
- vaccinazioni per le quali viene privilegiata la shared clinical decision-making, cioè una decisione individuale tra medico e famiglia.
È una distinzione che considero razionale.
Un vaccino contro una malattia con elevato rischio nell’infanzia, uno contro un’infezione prevalentemente rilevante in particolari gruppi e uno destinato a prevenire una malattia con caratteristiche epidemiologiche ancora differenti non devono necessariamente essere trattati come se fossero interventi perfettamente equivalenti.
Secondo punto: considero positivo che venga rimessa al centro la valutazione del rapporto beneficio/rischio.
L’Executive Order chiede espressamente all’HHS una valutazione continua dei benefici e dei rischi dei vaccini pediatrici utilizzando dati americani e internazionali.
Una raccomandazione sanitaria dovrebbe essere continuamente verificabile perché non esistono raccomandazioni scientifiche che debbano diventare dogmi.
Terzo punto: tempi e sequenze.
L’ordine chiede di studiare nuovamente quale sia la tempistica e la sequenza ottimale delle vaccinazioni.
Anche questo, come principio di ricerca, mi sembra condivisibile.
COSA DICONO I CONTRARI
L’American Academy of Pediatrics mantiene nel proprio calendario 2026 le raccomandazioni routinarie per la protezione contro 18 malattie, discostandosi quindi nettamente dal nuovo orientamento federale, che concentra la raccomandazione universale su 11 malattie.
La critica principale è semplice: più appuntamenti significano maggiori possibilità che un bambino non completi il ciclo previsto.
Inoltre, durante l’intervallo tra una vaccinazione e l’altra, la protezione contro alcune malattie viene necessariamente ritardata.
Per questo la somministrazione contemporanea di più vaccini e l’impiego dei vaccini combinati sono stati storicamente utilizzati anche per ridurre il numero di accessi sanitari e aumentare la probabilità di completare le vaccinazioni.
L’AAP contesta quindi l’idea che separare sistematicamente le somministrazioni rappresenti un miglioramento della sicurezza.
Una critica ancora più forte riguarda l’MPR.
Negli Stati Uniti attualmente non sono disponibili vaccini pediatrici monovalenti contro morbillo, parotite e rosolia utilizzabili al posto dell’MMR. L’ordine chiede quindi di crearne nuovamente la disponibilità.
E GLI ADIUVANTI ALL’ALLUMINIO?
Anche qui il nuovo ordine introduce un elemento interessante: chiede di sviluppare e confrontare adiuvanti alternativi all’alluminio.
Sono favorevole alla ricerca di alternative e soprattutto agli studi comparativi.
La domanda scientificamente interessante dovrebbe quindi essere:
possiamo fare ancora meglio, possiamo migliorare la sicurezza?
GLI STATI UNITI STANNO DAVVERO FACENDO QUALCOSA DI SENZA PRECEDENTI?
Qui il confronto internazionale diventa molto interessante.
Perché non esiste un unico calendario vaccinale pediatrico valido in maniera identica in tutti i Paesi sviluppati.
ITALIA
Il calendario italiano rimane decisamente più esteso nell’offerta pediatrica.
Comprende vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B, Hib, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia e varicella, oltre a programmi per rotavirus, meningococco B, C, quadrivalente e HPV e indicazioni per influenza e altre vaccinazioni secondo età e rischio.
L’Italia presenta inoltre una differenza politica e giuridica fondamentale: dieci vaccinazioni sono obbligatorie per i minori secondo la normativa nazionale.
Il nuovo indirizzo americano, al contrario, insiste esplicitamente sulla scelta dei genitori e invita gli Stati a riesaminare i propri requisiti.
REGNO UNITO
Il confronto con il Regno Unito è particolarmente interessante perché mostra quanto sia difficile sostenere che esista un unico “calendario dei Paesi avanzati”.
Dal gennaio 2026 il programma britannico comprende già nelle prime settimane di vita il vaccino esavalente contro difterite, tetano, pertosse, polio, Hib ed epatite B, oltre a rotavirus e meningococco B.
E proprio mentre gli Stati Uniti chiedono di separare MMR, il Regno Unito sta andando nella direzione opposta: dal 2026 introduce nell’offerta routinaria MMRV, cioè morbillo, parotite, rosolia e varicella in un’unica vaccinazione.
Due Paesi sviluppati, due direzioni quasi opposte, ma nessun obbligo.
DANIMARCA E PAESI NORDICI
È però altrettanto vero che alcuni Paesi europei hanno storicamente avuto calendari pediatrici più essenziali rispetto a quello americano tradizionale.
La Danimarca rappresenta un esempio particolarmente interessante: il suo programma universale è più ristretto rispetto a quello che per anni è stato raccomandato negli Stati Uniti e la vaccinazione pediatrica è volontaria.
La Svezia presenta ancora un’altra combinazione di vaccinazioni e tempistiche.
Questo dimostra un punto fondamentale:
il numero di vaccini raccomandati non è identico neppure tra Paesi con sistemi sanitari avanzati e ottimi indicatori di salute infantile.
FRANCIA
La Francia rappresenta invece quasi il modello opposto.
Ha esteso negli ultimi anni il numero delle vaccinazioni obbligatorie nell’infanzia e mantiene un’impostazione molto più interventista rispetto alla nuova filosofia americana.
GERMANIA
La Germania utilizza prevalentemente raccomandazioni elaborate dalla STIKO, con un calendario ampio, pur senza trasformare tutte le vaccinazioni raccomandate in obblighi generalizzati; il morbillo costituisce un caso particolare per i requisiti previsti dalla legislazione tedesca.
SVIZZERA
La Svizzera offre forse un esempio concettualmente interessante perché il calendario distingue esplicitamente differenti livelli e situazioni di raccomandazione e viene aggiornato annualmente sulla base della situazione epidemiologica e della valutazione beneficio-rischio. Non esistono obblighi.
QUINDI CHI HA IL “CALENDARIO GIUSTO”?
Questa è forse la domanda sbagliata.
Italia, Francia, Germania, Svizzera, Danimarca, Regno Unito, Canada, Australia e Stati Uniti non hanno calendari perfettamente sovrapponibili.
Cambiano:
vaccini inclusi, età, numero di dosi, combinazioni, categorie di rischio, obbligatorietà e modalità di finanziamento.
Persino l’OMS non pubblica semplicemente un “calendario mondiale” da copiare identicamente: produce position papers e tabelle di raccomandazione che servono anche ai singoli Paesi per costruire i propri programmi.
Ed è proprio questo il punto della svolta americana che considero più interessante.
Per troppo tempo nel dibattito pubblico il calendario vaccinale è stato presentato come se fosse una tavola immutabile della scienza.
Non lo è.
È uno strumento di sanità pubblica costruito sulla base delle prove disponibili, ma anche dell’epidemiologia di un Paese, dell’età alla quale circolano determinate infezioni, della struttura sanitaria, dei costi, delle priorità e delle strategie adottate.
Per questo può – e deve – essere discusso e aggiornato.
La vera sfida americana comincia adesso.
Se il nuovo “Gold Standard” produrrà più ricerca comparativa, migliore farmacovigilanza, maggiore personalizzazione e decisioni più trasparenti, considero questa svolta positiva.
Richiedere più dati sui vaccini non significa essere no-vax ma pretendere dai vaccini esattamente quello che dovremmo pretendere da qualsiasi intervento medico: le migliori prove possibili, continuamente aggiornate.
Auspichiamo che questo vento di cambiamento arrivi finalmente anche in Italia.

