Il tetano è una malattia infettiva che non si trasmette da persona a persona, ma si contrae attraverso la contaminazione di ferite profonde con le spore del batterio Clostridium tetani, presenti nell’ambiente. E’ prevenibile con un’adeguata cura delle ferite e con la vaccinazione. Trattandosi di una malattia non trasmissibile, non sussiste immunità di gregge. L’infezione naturale non determina immunità permanente.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), tra il 1992 e il 2000, il numero medio di casi di tetano in Italia è stato di 102 all’anno, con un’incidenza di 0,2 casi per 100.000 abitanti. L’articolo “Tetanus in Italy 2001–2010: A continuing threat in older adults” (Vaccine 2013 Dec 25), fornisce una panoramica dell’epidemiologia del tetano in Italia tra il 2001 e il 2010. Sono stati notificati 594 casi, con un’incidenza annua media di 1 caso per milione di abitanti, l’età dei pazienti era nota per il 98,8% dei casi: 471 si sono verificati tra ultra 64enni, 111 nella fascia d’età 25-64 anni, 3 nella fascia 15-24 anni e 2 in bambini con meno di 14 anni.  I dati sull’incidenza della malattia indicano che questa è massima tra gli ultra 64enni (4,1/milione abitanti) e scende a 0,2/milione di abitanti sotto i 65 anni. Inoltre, 404 dei 594 casi analizzati erano donne, con un’incidenza tre volte superiore rispetto agli uomini (5.2 e1.4/1,000,000 di abitanti rispettivamente). ​L’ultimo caso di tetano neonatale risale al 1982; in questi casi l’infezione avviene se il cordone ombelicale viene tagliato con strumenti infetti o medicato con sostanze contaminate come terra, cenere o sterco.

A livello europeo, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) riporta che nel 2021, su 131 casi segnalati in Italia, il 92% si è verificato nella fascia d’età di 65 anni e oltre.

Questi dati (non ne abbiamo trovati di più aggiornati) ci inducono ad alcune considerazioni

Casi pediatrici di tetano in Italia tra 2001 e 2010:

2 casi, in media 0,2 casi all’anno, cioè 1 caso ogni 5 anni. La popolazione italiana pediatrica (0–14 anni) in quegli anni era composta da 6.114.644 soggetti. Circa il 5% dei bambini sotto i 14 anni non erano vaccinati, per cui avremo circa 305.732 esposti al rischio di sviluppare la malattia.

Popolazione pediatrica (0–14 anni) in Italia 6.114.644 bambini.

5% non vaccinati ⇒ 305.732 bambini non vaccinati.

Casi di tetano in bambini ≤14 anni:2 casi

Quindi: 2 casi / (305.732 bambini non vaccinati × 10 anni) = 2 / 3.057.320 ≈0,000000654 casi/anno

Incidenza annua approssimativa: 0,0654 casi per 100.000 bambini non vaccinati per anno ≈ 0,654 casi per 1.000.000 di bambini non vaccinati per anno.

Letalità del tetano nei bambini (non vaccinati)

Se il rischio di contrarre il tetano in un bambino non vaccinato è 0,654 casi per milione, e la mortalità per tetano è 10%, (secondo fonti dell’OMS, del CDC e dell’ECDC), il rischio di morire di tetano per un bambino non vaccinato in Italia è 0,00654 per milione per anno, cioè circa 1 morte ogni 15,3 milioni di bambini per anno.

Incidenza di altre patologie e decessi tra i bambini in Italia.

Evento / Malattia Incidenza stimata (per milione bambini/anno) Fonte / Nota
Morte per incidente stradale (0-14 anni) ~7-10 ISTAT
Leucemia infantile ~45

AIRC/ISS

Diabete tipo 1 nei bambini ~100-120 ISPED/IDF
Sindrome da morte improvvisa del lattante (SIDS) ~30 (nei <1 anno) Ministero Salute
Shock anafilattico da antibiotici ~1-2 Stime OMS
Convulsioni febbrili post-vaccino (6-24 mesi) ~300-400 CDC
Reazioni allergiche gravi a vaccini pediatrici ~1-2 CDC / EMA

Frequenza delle principali reazioni avverse al vaccino Difterite-Tetano-Pertosse acellulare (fonte: Oms)

Difterite-Tetano-Pertosse acellulare
Sonnolenza 42,7% molto comune
Anoressia 21,7% molto comune
Vomito 12,6% molto comune
Febbre 37,8°C -39°C 2,8-20,8% da comune a molto comune
Arrossamento nel sito di iniezione 3,3-31,4% da comune a molto comune
Gonfiore nel sito iniezione 4,2-20,1% da comune a molto comune
Dolore al sito di iniezione (severo-moderato) 0,4-6,5% da non comune a comune
Irritabilità (di grado severo a moderato) 4,7-12,4% da comune a molto comune
Pianto inconsolabile 0,2% non comune
Episodio di ipotonia-iporesponsività 14-62/100.000 Raro
Convulsioni 0,5/100.000 molto raro
Neurite brachiale 5-10/1.000.000 molto raro
Anafilassi 1-6/1.000.000 molto raro

 

La neurite brachiale è l’infiammazione acuta dei nervi della zona dove viene inoculato il vaccino, che può causare: dolore alla spalla; debolezza o paralisi del braccio; atrofia muscolare. Di solito è autolimitante, ma può richiedere mesi per la completa risoluzione.

  • Rischio di contrarre tetano nei bambini non vaccinati è di circa 0,654 casi per milione
  • Rischio di sviluppare neurite brachiale dopo il vaccino è di circa 5-10 casi per milione di dosi

Considerazioni conclusive

Il rischio di neurite post-vaccinale, stimato tra 5 e 10 casi ogni milione di dosi somministrate, rappresenta un evento avverso reale e documentato, che non può essere ignorato. Sebbene raro, questo danno neurologico può avere conseguenze significative in soggetti sani sottoposti a un intervento di profilassi, e pone importanti questioni sia etiche che sanitarie. Il rischio di contrarre il tetano nei bambini non vaccinati è molto più basso, circa 0,654 casi per milione all’anno.

Nelle attuali condizioni ambientali e igienico-sanitarie, la malattia è veramente rara, anche tra i non vaccinati.

La gravità delle due condizioni è differente: ovviamente il tetano è più pericoloso della neurite indotta dalla vaccinazione.

Se il rischio di un evento avverso grave da vaccino è superiore al rischio di contrarre la malattia che si intende prevenire, l’obbligatorietà della vaccinazione è fortemente discutibile, soprattutto in assenza di condizioni specifiche di esposizione o vulnerabilità. Al contrario di quanto avviene per le malattie che si trasmettono da persona a persona, per il tetano il raggiungimento di coperture vaccinali elevate in età pediatrica non consente di ottenere un effetto di protezione indiretta di popolazione (herd immunity).

Inoltre, la presenza ubiquitaria nell’ambiente delle spore tetaniche rende praticamente impossibile l’eliminazione della malattia. La vaccinazione può proteggere solo il singolo individuo vaccinato, non serve alla collettività.

Questa specificità non ne giustifica l’obbligo, dal momento che la Corte Costituzionale ha sentenziato che una legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione solo se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale» (sentenza n. 307/1990).

La prevenzione del tetano si basa principalmente su pratiche di igiene, cura adeguata delle ferite e tempestività terapeutica, oltre che sull’educazione sanitaria. Infatti la riduzione della mortalità è iniziata prima della vaccinazione di massa.

Strategie mirate possono essere altrettanto efficaci e meno invasive rispetto alla vaccinazione obbligatoria, soprattutto in contesti a basso rischio ambientale.

La presenza di rischi vaccinali accertati – come la neurite post-vaccinale – e di potenziali effetti a lungo termine, ancora poco studiati, impone un approccio prudente e trasparente, con una valutazione approfondita e personalizzata, anziché un’imposizione universale obbligatoria.

La discrepanza tra il rischio vaccinale e il rischio di reazioni avverse, l’assenza di immunità di gregge, la disponibilità di misure alternative di prevenzione e di interventi specifici in caso di condizioni di rischio non giustificano l’obbligo vaccinale contro il tetano, per quanto essa sia una malattia con elevata letalità.