Analisi del Rapporto annuale 2025 del Centro Regionale di Farmacovigilanza Toscano

178
segnalazioni vaccinali
40
classificate gravi
47
nella fascia 2 mesi–2 anni
1
segnalazione con esito fatale

Il Centro Regionale di Farmacovigilanza Toscano ha pubblicato il rapporto relativo al 2025 sulle sospette reazioni avverse a farmaci e vaccini registrate nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza.

Le pagine dedicate specificamente alla vaccinovigilanza contengono dati che meritano attenzione: 178 segnalazioni successive a vaccinazione, 40 delle quali classificate come gravi. Tra queste compaiono ospedalizzazioni, condizioni clinicamente rilevanti, due casi classificati come soggetti in pericolo di vita, una disabilità permanente e una segnalazione con esito fatale.

Sono numeri che non devono essere né ignorati né interpretati oltre ciò che possono effettivamente dimostrare.

Una segnalazione successiva a vaccinazione non dimostra infatti che il vaccino abbia causato l’evento. Lo chiarisce lo stesso rapporto: un AEFI, Adverse Event Following Immunization, è qualsiasi evento sfavorevole verificatosi dopo la somministrazione, indipendentemente dalla dimostrazione di un rapporto causale.

La necessaria prudenza vale in entrambe le direzioni: una segnalazione non prova un rapporto causa-effetto e il semplice fatto che il nesso non sia già dimostrato non permette neppure di escluderlo.

La farmacovigilanza nasce proprio per raccogliere i sospetti, approfondirli e individuare eventuali segnali.

Ed è qui che il Rapporto toscano lascia aperte molte domande.

Quaranta segnalazioni gravi su 178

Nel 2025 le segnalazioni relative ai vaccini sono state 178. Di queste, 40, pari al 22,47%, sono state classificate come gravi. (questa percentuale riguarda la quota di segnalazioni classificate gravi all’interno di quelle ricevute, non il rischio per soggetto vaccinato).

La maggior parte, 150, deriva dalla segnalazione spontanea. Tra queste le segnalazioni gravi sono 38, pari al 25,33%. Le altre 28 provengono da studi e comprendono due casi gravi; purtroppo dal report non è dato sapere di che studi si tratti.

Tra i 40 casi gravi il rapporto indica:

  • 19 ospedalizzazioni o prolungamenti del ricovero;
  • 17 altre condizioni clinicamente rilevanti;
  • 2 situazioni classificate come pericolo di vita;
  • 1 disabilità o invalidità permanente;
  • 1 segnalazione con esito fatale.

Per sapere quanto frequentemente determinati eventi vengano segnalati rispetto alle vaccinazioni effettuate servirebbe almeno conoscere il numero delle dosi somministrate.

Questo dato nel focus non viene fornito.

Non è quindi possibile ricavare il numero di segnalazioni per 10.000 o 100.000 dosi, confrontare correttamente vaccini diversi o stabilire se un determinato prodotto presenti un tasso di segnalazione superiore a un altro.

Un decesso segnalato, ma nessuna informazione sul caso

Il dato che richiede forse il maggiore approfondimento è quello relativo alla segnalazione con esito fatale.

Il rapporto ne registra l’esistenza ma non dice quale vaccino sia stato somministrato, quale fosse l’età della persona, quale evento clinico si sia verificato, quale fosse l’intervallo temporale dalla vaccinazione né quale valutazione del nesso di causalità sia stata effettuata.

La scelta risulta ancora più difficile da comprendere confrontando questa parte con la sezione generale dedicata ai decessi.

Il rapporto presenta infatti una tabella specifica con 11 segnalazioni di sospette reazioni avverse con esito fatale, indicando per ciascuna farmaco sospetto, reazione, indicazione terapeutica, età, sesso e una breve descrizione clinica. In quella tabella non compare alcun vaccino.

Questo non autorizza a concludere che esista un errore: potrebbero essere stati utilizzati criteri di estrazione o conteggio differenti. Il documento, però, non spiega perché il caso fatale riportato nel focus vaccinovigilanza non sia descritto insieme agli altri casi con esito fatale.

Una spiegazione sarebbe utile, così come sarebbe utile conoscere almeno le informazioni cliniche essenziali del caso, naturalmente in forma anonimizzata.

Più di una segnalazione su quattro riguarda bambini tra due mesi e due anni

La distribuzione per età mostra un altro dato rilevante.

Delle 178 segnalazioni:

  • 2 casi con età non definita;
  • 59 riguardano persone tra 18 e 64 anni;
  • 48 persone di almeno 65 anni;
  • 47 bambini tra 2 mesi e 2 anni;
  • 16 bambini tra 3 e 11 anni;
  • 5 ragazzi tra 12 e 17 anni;
  • 1 riguarda la fascia 0–1 mese.

La fascia tra due mesi e due anni rappresenta da sola il 26,4% di tutte le segnalazioni vaccinali, questo dato poteva essere atteso dal momento che è la finestra temporale in cui si effettua la maggior parte delle vaccinazioni.

Il rapporto fornisce anche la distribuzione per sesso — 31 delle 47 segnalazioni riguardano bambini maschi — ma non presenta un dato che sarebbe probabilmente più utile dal punto di vista della sicurezza: quante delle 47 segnalazioni nei bambini più piccoli siano state classificate come gravi.

Sarebbe importante conoscere anche il vaccino coinvolto, l’età esatta, il numero della dose, eventuali co-somministrazioni, l’intervallo temporale e l’esito degli eventi.

Rotavirus: 8 segnalazioni gravi su 18

Tra i vaccini riportati nel rapporto, il vaccino vivo attenuato contro il rotavirus presenta la percentuale più elevata di segnalazioni classificate come gravi.

Sono 18 segnalazioni complessive, 8 delle quali gravi: 44,4%.

Seguono il pneumococcico coniugato 15-valente con 2 casi gravi su 8, HPV con 3 su 13, antigene di superficie dell’epatite B con 2 su 11 e vaccino ricombinante contro Herpes Zoster con 5 casi gravi su 33.

Anche qui è essenziale non confondere la percentuale.

Il 44,4% non significa che il 44,4% dei bambini vaccinati contro il rotavirus abbia avuto una reazione grave. Significa soltanto che, tra le 18 segnalazioni attribuite a quella categoria vaccinale entrate nel sistema, otto sono state classificate come gravi.

Proprio perché i numeri sono piccoli, sarebbe però utile sapere che cosa sia accaduto in quegli otto casi.

Quali eventi sono stati segnalati? Sono avvenuti dopo la prima o la seconda dose? Quale prodotto è stato utilizzato? Quanto tempo è trascorso dalla vaccinazione? È stato necessario il ricovero? Quale esito hanno avuto? È stata effettuata una valutazione causale?

Il rapporto non lo dice.

Cinque casi di ematochezia, due gravi

Tra i venti eventi maggiormente segnalati dopo vaccinazione compare anche l’ematochezia, cioè la presenza di sangue nelle feci: cinque segnalazioni complessive, due delle quali classificate come gravi.

Il dato merita attenzione, ma il documento non permette di collegare queste segnalazioni a uno specifico vaccino.

Non sappiamo quindi se riguardino bambini o adulti, quale vaccinazione fosse stata effettuata, quale diagnosi sia stata successivamente formulata o quale sia stata la valutazione del caso.

Qualsiasi collegamento specifico sarebbe, allo stato dei dati pubblicati, una supposizione.

Ed è proprio questo il limite: un rapporto di vaccinovigilanza dovrebbe permettere di approfondire segnali potenzialmente interessanti senza costringere il lettore a formulare ipotesi.

Il grande assente: il dato sugli esavalenti

La questione è particolarmente importante per le vaccinazioni pediatriche.

Nel rapporto non vengono presentati separatamente i dati relativi ai tre vaccini esavalenti utilizzati in Italia: Infanrix Hexa, Hexyon/Hexacima e Vaxelis.

La Figura 26 utilizza invece denominazioni riferite a categorie o componenti vaccinali, tra le quali dTpa e antigene di superficie dell’epatite B.

Questo impedisce di sapere quante segnalazioni abbiano riguardato ciascun esavalente e, soprattutto, quante siano state classificate come gravi.

Mancano inoltre la distribuzione per prodotto commerciale, la dose del ciclo, le reazioni associate e le eventuali vaccinazioni effettuate contemporaneamente.

Sono informazioni particolarmente importanti nei primi mesi di vita, periodo nel quale possono essere somministrati nella stessa seduta più prodotti vaccinali.

Percentuali che utilizzano denominatori diversi dalle 178 segnalazioni

C’è poi un aspetto metodologico che merita di essere chiarito: il rapporto afferma che nel 2025 sono state raccolte 178 segnalazioni vaccinali.

Nella Figura 26, però, il vaccino contro Herpes Zoster compare con 33 casi, pari all’11,1%.

Ma 33 su 178 corrisponde a circa il 18,5%, non all’11,1%.

Lo stesso accade per gli altri dati: 18 segnalazioni per rotavirus vengono indicate come 6%; 16 per dTpa come 5,4%; 13 per HPV come 4,4%.

Questo indica che il denominatore utilizzato nel grafico non è rappresentato dalle 178 schede.

Una possibile spiegazione è che una singola segnalazione possa contenere più vaccini o più componenti vaccinali e che la Figura 26 conteggi quindi le singole occorrenze. Ma il focus non rende sufficientemente chiaro al lettore quale sia esattamente l’unità di conteggio.

Una situazione analoga compare nella Figura 25.

La piressia è riportata in 40 casi, pari al 10,8%. Ma anche in questo caso 40 su 178 non corrisponde al 10,8%.

È del tutto normale che una singola segnalazione comprenda più reazioni avverse. Nella parte generale del rapporto questo meccanismo viene spiegato per i conteggi relativi alla gravità.

Nel focus vaccinale sarebbe però opportuno indicare esplicitamente anche il numero complessivo di eventi e di vaccini conteggiati, così da evitare che percentuali costruite su denominatori differenti vengano interpretate come percentuali delle 178 segnalazioni.

La sottosegnalazione non è un’ipotesi di AsSIS: è riconosciuta dal rapporto

Un passaggio del documento merita particolare attenzione: il CRFVT ricorda espressamente che non tutti gli eventi vengono segnalati, descrivendo il fenomeno della sottosegnalazione. Precisa inoltre che la quantità delle segnalazioni può modificarsi in relazione all’attenzione pubblica, mediatica e regolatoria e che il numero delle segnalazioni, da solo, non riflette la frequenza reale degli eventi.

Nel capitolo sui vaccini il Centro osserva inoltre che il numero complessivo delle segnalazioni appare «contenuto» e che la riduzione degli ultimi anni potrebbe riflettere, tra le altre cose, la diminuzione dell’attenzione verso la vaccinovigilanza dopo la pandemia.

Il rapporto arriva quindi a indicare la necessità di sostenere e promuovere maggiormente la segnalazione sia tra gli operatori sanitari sia tra i cittadini.

È un punto fondamentale.

Le 178 segnalazioni non possono essere considerate il numero degli eventi avversi effettivamente verificatisi nella popolazione toscana nel corso dell’anno.

Allo stesso tempo, il rapporto non permette di stabilire di quanto gli eventi siano sottosegnalati. Non è quindi corretto applicare arbitrariamente un fattore moltiplicativo alle 178 segnalazioni o ai 40 casi gravi.

Per quantificare la sottosegnalazione occorrerebbero studi specifici e, soprattutto, sistemi di vaccinovigilanza attiva capaci di ricercare sistematicamente gli eventi dopo la vaccinazione invece di attendere che qualcuno decida di segnalarli.

I numeri non bastano: servono i denominatori e servono i casi

Il Rapporto 2025 offre quindi informazioni importanti, ma non sufficienti per rispondere alla domanda principale che dovrebbe guidare la vaccinovigilanza: con quale frequenza si verificano determinati eventi e quali di essi possono ragionevolmente essere associati alla vaccinazione?

Per avvicinarsi a una risposta servirebbero almeno il numero delle dosi somministrate per ciascun prodotto; i tassi di segnalazione per 100.000 dosi; la distinzione tra Infanrix Hexa, Hexyon/Hexacima e Vaxelis; il dettaglio dei 40 casi gravi; la descrizione anonimizzata della segnalazione con esito fatale; la gravità suddivisa per fascia d’età; le co-somministrazioni; il numero della dose; i tempi di insorgenza; gli esiti; le valutazioni del nesso causale e i risultati dei programmi di sorveglianza attiva.

Chiedere questi dati non significa trasformare ogni evento successivo alla vaccinazione in un danno causato dal vaccino, significa esattamente il contrario: creare le condizioni per poter distinguere meglio una semplice coincidenza temporale da un possibile segnale di sicurezza.

È questo il compito della vaccinovigilanza.

Ed è proprio per questo che, di fronte a 178 segnalazioni, 40 casi gravi, 47 segnalazioni nei bambini tra due mesi e due anni e un caso con esito fatale, una maggiore disponibilità dei dati non dovrebbe essere considerata un elemento accessorio.

Dovrebbe essere parte integrante della sorveglianza e della trasparenza necessarie a costruire fiducia.