Un recente convegno organizzato dal Formas (Agenzia della Regione Toscana per la formazione) ha visto convergere il meglio dell’oncologia regionale e quello delle medicine complementari nel settore pubblico della Toscana.
L’evento, “Farmaci antitumorali di ultima generazione: effetti avversi e medicina integrata” in collaborazione con l’ISPRO e presentato dal direttore generale Prof. Gianni Amunni, ha messo al centro l’utilizzo dei farmaci antitumorali di nuova generazione (immunoterapici, anticorpi monoclonali, Cell Therapy ecc.) e gli effetti avversi ad essi ascritti, evidenziando il possibile ruolo di alcuni trattamenti di medicina integrata per la loro riduzione. Gli effetti indesiderati in aumento comportano la necessità di allargare la sfera degli interventi palliativi tenendo in alta considerazione la “compliance” del paziente.
Il Dott. Carmelo Bengala, Direttore nell’Azienda ospedaliera oncologica pisana, ha continuato con una panoramica storica dei trattamenti più efficaci fino ad arrivare alle innovazioni attuali.
L’immunoterapia dal 2010 è stata al centro della ricerca oncologica per trovare una maggiore efficacia e una minore tossicità dei chemioterapici. Il meccanismo d’azione è di inibire la rigenerazione cellulare aumentando l’apoptosi cellulare e quindi l’eliminazione delle cellule tumorali. Il professore ha spiegato come gli enzimi CDK siano bersagli ideali per la chemioterapia perché, bloccandoli, possiamo fermare la crescita incontrollata delle cellule tumorali. I farmaci già approvati dalla FDA americana come il Palbociclib, il Ribociclib o l’Abemaciclib sono stati scoperti con le nuove tecniche di progettazione del farmaco basate sulla struttura della molecola bersaglio. Lo sviluppo delle profilazione molecolare sta cambiando l’approccio dell’oncologia di precisione e il profilo di tossicità.
La Dott.ssa Anna Maria Di Giacomo, immunologa e oncologa di Siena, ricorda che la Toscana è stata la prima regione italiana a inserire l’immunoterapia nel SSR e ha illustrato i passi avanti che sta facendo la ricerca a partire della scoperte di Allison premio Nobel per la medicina nel 2018.
La sopravvivenza dei pazienti a dieci anni dalla scoperta del tumore, è arrivata al 52% e questo lo dobbiamo all’immunoterapia.
Il Prof. Lorenzo Antonuzzo immunologo e oncologo dell’Università di Firenze ha ricordato che negli ultimi anni sono state introdotte numerose opzioni terapeutiche sia come trattamento di prima che di seconda linea. In particolare per l’epatocarcinoma, i farmaci a bersaglio molecolare come l’Ivosidenib, permettono una stabilizzazione della malattia, obiettivo che in certi tipi di tumore permette un aumento della sopravvivenza. Il Prof. lamenta che in Europa il tempo che intercorre tra una dimostrazione di efficacia e la commercializzazione è molto alto, per essere precisi, mediamente di 429 giorni.
Il Dott. Pier Giorgio Giannessi Medico Oncologo di Empoli, parla dell’efficacia degli Anticorpi monoclonali e delle nuove Ormonoterapie e degli inibitori di CDK 4/6 in associazione ad inibitori dell’aromatasi come trattamento di prima linea nel carcinoma mammario metastatico. Le Ormonoterapie come il Tamoxifene e gli inibitori dell’aromatasi, possono dare, vampate, stanchezza, ritenzione idrica. Cita gli studi sulla Qualità della vita in relazione ai trattamenti, come con il Palcibociclid per il carcinoma mammario che produce marcata neutropenia, il Ribociclib inibitore della Chinasi che danneggia il pancreas e l’Abemaciclib che da’ in prevalenza disturbi intestinali. Conclude presentando lo studio MonarchE e i dati di efficacia.
La Dott. Sabrina Moretti oncoematologa introduce altri elementi innovativi: “Dai nuovi farmaci alle Cell Therapy in Oncoematologia”. Parla dei mielomi e dei linfomi e della terapia R CHOP con i relativi effetti collaterali. Presenta le CAR T* come terapie promettenti per i tumori recidivanti anche se complesse nella loro attuazione.
La Dott. Chiara Caparello, oncologa di Piombino, ricorda che di fatto i chemioterapici classici sono tuttora largamente utilizzati, in particolare quelli di “vecchia generazione”. Per esempio i chemioterapici che possono causare danno neuropatico acuto o cronico sono prevalentemente i taxani, i derivati del platino e gli alcaloidi della vinca. Gli effetti indesiderati più comuni degli antiblastici sono: diarrea e mucosite, nausea, vomito, leucopenia, anemia, problemi cutanei, neurotossicità, debolezza.
Tavola rotonda
A seguire la tavola rotonda con interventi sui contributi della medicina integrata nella riduzione degli effetti avversi dei nuovi farmaci antitumorali.
Per la medicina integrata sono intervenute le ginecologhe Angela Maria Becorpi di Pisa e Alessandra Panozzo da Lucca e la Dott. Chiara Bocci di Pavia. Per la MTC la Dott. Francesca Maceri di Pisa, il Dott. Franco Cracolici direttore della scuola di Agopuntura di Firenze e di Pitigliano, il Dott. Carmelo Pasquale Guido direttore del Centro Fior di Prugna di Firenze. Il Dott Fabio Fiorenzuoli di Firenze è intervenuto come esperto di fitoterapia clinica e di fitovigilanza, mentre come omeopati sono intervenuti la Dott.ssa Rosaria Ferreri di Pitigliano e il Dott. Elio Rossi di Lucca, coordinatore dell’evento.
ll Dott. Rossi ha ricordato come il processo di integrazione stia progredendo negli ultimi anni, che nel sito dell’ISPRO è indicato il PDTA oncologico delle MC. Ha indicato l’esistenza delle prove di efficacia nelle varie discipline e ha esposto i risultati del centro di Lucca che accoglie numerosi pazienti oncologici. La mappa toscana dell’oncologia integrata è visibile sul N° 52 della rivista MC Toscana accessibile dal sito della Regione.
Discussione
Il progredire dell’integrazione in Toscana delle MC deve molto all’ISPRO che ha seriamente preso atto delle evidenze e delle potenzialità della medicina complementare e ha promosso un reale processo di collaborazione tra l’oncologia convenzionale e l’oncologia integrata.
Dalla tavola rotonda e dalle relazioni sono emersi degli elementi interessanti e innovativi che danno all’iniziativa una valenza pionieristica pur nella indeterminatezze scientifiche presentate a volte, al contrario, come certezze. Auspichiamo che questa sia una occasione di ulteriore apertura e collaborazione pur nelle diversità metodologiche evidenziate.
Come omeopati abbiamo colto lo sforzo di mettere al centro della cura il paziente come persona e non solo la malattia. E’ una intenzione ammirevole ma poco concreta. Mettere al centro la persona per l’omeopata non vuol dire adottare un criterio multidisciplinare come invece è concepito dal modello ufficiale. Mettere insieme le informazioni provenienti dal dermatologo, dal cardiologo e dallo psicologo, non ci permetterà di conoscere chi abbiamo davanti. La prevenzione primaria e la comprensione di come arriva il paziente al tumore hanno bisogno di essere sviluppate e di trovare spazio nella ricerca scientifica.
Altro punto da sviluppare è l’idea di dinamicità del caso clinico. Prendere in considerazione i risultati in un certo momento come i parametri infiammatori e pensare che questi siano stabili e definitivi non è realistico nello sviluppo delle patologie. L’infiammazione viene sempre considerata come la causa e mai come la conseguenza di un processo fisiopatologico.
L’indagine omeopatica non solo va a risalire alle cause e alla storia del paziente, ma si chiede il perché delle condizioni e delle risposte ai farmaci.
Se abbiamo il 50% di soggetti che non rispondono a una determinata terapia, ci chiediamo: che cosa li accomuna, al di là della chimica? Quali sono le variabili basiche dell’evoluzione prognostica? Tali quesiti non sono indagati perché sono frutto di una visione circolare del paziente e non settoriale, e fanno parte del bagaglio umanistico della formazione del medico omeopata, cosa che tutta la medicina contemporanea ha perduto di vista.

