All’inizio del 2022 un gruppo di medici,
ricercatori e docenti ha inviato a politici, rappresentanti delle Istituzioni, decisori, giornalisti un VOLUME contenente ampia documentazione scientifica utile a valutare i possibili interventi di prevenzione e terapia della COVID-19 basati su prove e razionalità, con una attenta valutazione dei rapporti benefici-rischi di tali interventi.

Non hanno voluto sapere, si sono affidati ad esperti con conflitti d’interessi sottaciuti o dichiarati senza pudore.

Non hanno accettato il confronto scientifico, rifugiandosi dietro il principio di autorità, accettando il dogma che nella scienza non può esistere, sacrificando le libertà costituzionali ad una visione distorta della medicina e delle conoscenze scientifiche.

Lo scopo del volume che era stato recapitato era proprio quello di analizzare in una prospettiva interdisciplinare,
con imparzialità e rigore scientifico, alcune delle questioni scientifico-metodologiche legate all’emergenza COVID-19, con l’auspicio di contribuire ad un aumento delle conoscenze per permetter loro di districarsi in una massa di informazioni e dati difficilmente gestibili senza
un’adeguata guida interpretativa.

La politica che hanno adottato non era adeguata alle conoscenze già emerse e che hanno anche in seguito smentito gran parte delle loro decisioni.

Hanno preteso di affrontare un fenomeno estremamente complesso e pieno di incognite come quello di una pandemia causata da un virus ignoto fino allo scoppiare dell’emergenza, senza dibattito e ascolto delle posizioni a loro critiche. In tali contesti il dissenso tra esperti è un indice di salute dell’ecosistema scientifico che non va censurato, ma anzi utilizzato per il consolidamento delle ipotesi di lavoro.

In contesti di informazione imperfetta e, a volte, incertezza “radicale” (o, direbbero i teorici della decisione: “ambiguity”), avrebbero dovuto avvalersi di strumenti complessi per la valutazione e la sintesi delle prove disponibili evitando parzialità e unilateralità nel coinvolgimento delle competenze.

Il documento che ripubblichiamo ha cercato di rispondere alle esigenze del periodo, sviluppando una ricostruzione
sistematica delle dimensioni del problema, dell’evidenza disponibile in merito a ciascuna di esse e
dell’attendibilità dei dati su cui questa era fondata.

Il documento è propositivo e intendeva offrire possibili soluzioni in alternativa a interventi coercitivi, i quali, in quanto tali, hanno sancito il fallimento politico
e quello della scienza nel far fronte alle sfide poste dalla cosiddetta “società della conoscenza” (Trattato di Lisbona, 2009).

Lo riproponiamo perché testimoni che altre strade erano percorribili, altre scelte sarebbero state più fruttuose, che le prove emerse erano tali da indirizzare verso politiche differenti da quelle che avete adottato.
Per questo non perdoniamo e non dimenticheremo le vostre responsabilità. Mai.