I media hanno annunciato il nuovo Piano Nazionale di Preparazione Pandemica 2024-2028, ancora una volta redatto senza alcun dibattito pubblico.
Grazie alle segnalazioni della CMSI è stato ripristinato il passaggio dal Parlamento prima di imporre obblighi, ma l’ultima bozza continua a presentare criticità allarmanti: ignora l’importanza di stili di vita sani nella prevenzione primaria e, ancor peggio, esclude un vero confronto scientifico. Continuare ad affidarsi a vecchie burocrazie e consulenti legati, a poteri sovranazionali, non è la risposta che serve per affrontare le sfide attuali e future.
Il principio di autorità – ovvero l’idea che qualcosa sia corretto solo perché proviene da un’istituzione considerata autorevole – viene strumentalizzato per coprire posizioni discutibili, lontane dall’Evidence Based Medicine.
Dalle 213 pagine del Piano non emerge il riferimento alle prove, secondo il motto “Trust the Evidence, not The Science” del Gruppo di Oxford di Jefferson e Heneghan, ma l’ossequioso motto del “seguire le linee guida”.
Il principio di autorità si è dimostrato particolarmente dannoso durante la pandemia. La tendenza a seguire ciecamente le indicazioni di organizzazioni internazionali o enti come l’OMS, il CDC o la FDA, senza una verifica critica delle prove scientifiche, ha condotto a decisioni che si sono rivelate discutibili, se non addirittura dannose. L’appellarsi al principio di autorità ha sistematicamente oscurato il dibattito scientifico e limitato la possibilità di prendere decisioni basate su prove concrete.
Autorità e Sanità: la lezione non appresa dalla pandemia di Covid 19
La deferenza verso linee guida internazionali ha spesso portato a seguire indicazioni non sempre sostenute da solide prove. Affidarsi ciecamente al principio di autorità nega ai professionisti della salute la possibilità di esercitare una valutazione critica. E’ stato particolarmente evidente durante la pandemia di Covid 19, quando trattamenti, vaccini e misure preventive venivano applicati senza tenere conto di dati contrastanti o di studi emergenti che suggerivano approcci diversi.
Il personale sanitario si è trovato intrappolato in un sistema che imponeva direttive dall’alto, senza consentire un vero contraddittorio o la libertà di adottare approcci alternativi. Basti pensare al celebre e problematico mantra “paracetamolo e vigile attesa” che durante la pandemia è stato applicato pedissequamente dalla maggior parte dei medici.
Il principio di autorità è, di fatto, una scorciatoia intellettuale che censura la discussione. L’ossequio verso le fonti considerate autorevoli, senza una verifica critica, si è rivelato un errore che ha precluso la possibilità di analizzare le decisioni in base ai dati disponibili. Ciò che è mancato è stata la disponibilità ad un reale dibattito e analizzare criticamente le decisioni prese, specialmente di fronte a prove scientifiche che avrebbero suggerito strategie diverse.
La popolazione e la delega alla “scienza ufficiale”
La popolazione generale è stata educata, soprattutto durante la pandemia, a seguire le direttive senza metterle in discussione. Slogan come “fidati della scienza” sono stati utilizzati come strumenti di conformismo, senza però chiarire che la vera scienza è per natura aperta alla revisione continua e al dibattito. Il concetto di “Scienza” è stato spesso utilizzato dalle istituzioni per giustificare politiche e decisioni che, col senno di poi, si sono dimostrate non del tutto fondate. Questo atteggiamento ha, di fatto, trasformato la scienza in una nuova forma di dogma, limitando la capacità delle persone di pensare in modo critico e di prendere decisioni informate sulla base delle prove e non solo delle direttive.
Valori fondamentali come equità e inclusione non passano attraverso costose scorte di mascherine, vaccini e farmaci controversi, ma dal mettere al centro la verifica delle prove e una discussione aperta e indirizzata a prendere decisioni informate e basate sui dati.
Il problema dell’”infallibilità delle autorità” ha contribuito alla polarizzazione del discorso pubblico, alimentando sfiducia sia verso le istituzioni che verso la scienza stessa. La critica non era solo verso i vaccini o le misure restrittive, ma verso l’intero approccio decisionale, che non permetteva un vero confronto.
Verso un cambiamento necessario
In Nuova Zelanda, il Piano Pandemico ha concesso poteri straordinari alla polizia e agli ufficiali sanitari, permettendo loro di eseguire “qualsiasi cosa ragionevolmente necessaria“, compreso l’uso della forza per somministrare trattamenti sanitari preventivi o imporre quarantene e tamponi. Questo solleva serie preoccupazioni sul rispetto dei diritti individuali e delle libertà fondamentali. È essenziale che la salute pubblica non diventi uno strumento per giustificare misure coercitive che minano la libertà individuale.
È necessario abbandonare il principio di autorità e abbracciare una mentalità scientifica critica, dove le decisioni vengono prese solo dopo aver vagliato tutte le prove disponibili. Il futuro della salute pubblica e della nostra società dipende dalla capacità di mantenere aperto il dialogo, di confrontare i dati e di accogliere anche le voci critiche. Solo in questo modo potremo evitare che, in nome dell’autorità, vengano perpetuati errori potenzialmente devastanti per la collettività.
Non si tratta di ignorare le indicazioni delle istituzioni, ma di responsabilizzarle a basare le proprie affermazioni su dati concreti e aperti al confronto. Altrimenti, continueremo a costruire una società in cui dominano l’ignoranza e la paura, a scapito di conoscenza e dibattiti informati.

