Dal 2021 la Commissione Medico-Scientifica Indipendente (CMSi) richiede un confronto basato su prove scientifiche con le istituzioni, sottolineando i rischi di politiche sanitarie disfunzionali che sembrano intenzionate a proseguire, nonostante il continuo emergere di dati allarmanti (QUI l’ultimo comunicato).

Una recente ricerca scientifica italiana ha rivelato come nel periodo 2021-22 le persone vaccinate con una o più dosi siano morte più dei non vaccinati. Nonostante questa sia solo l’ultima delle prove a conferma di una politica vaccinale da rivedere, sembra imminente l’approvazione di una bozza di Piano di Preparazione e Risposta Pandemica che ha solo in piccola parte eliminato le criticità presenti nella bozza precedente di gennaio 2024.

La comunicazione resta costantemente ancorata alla retorica della lotta contro la “disinformazione”, ma nella realtà si traduce in un preoccupante incremento di normative internazionali che mirano a censurare la libertà di espressione su media e piattaforme online, soffocando anche il dibattito scientifico. Quando “proteggere da false informazioni” diventa il pretesto per sanzionare chiunque osi mettere in discussione la narrazione ufficiale, la situazione rischia di diventare pericolosa per tutti.

La NeoPresidente della Commissione Europea ha recentemente fatto una promessa di libertà: libertà di credere, di pensare, di parlare e di protestare. Una promessa che mal si sposa con la proposta di misure per costruire un’“immunità sociale” contro la manipolazione delle .informazioni, paragonando la disinformazione a un virus da prevenire tramite il “prebunking”. Questo concetto apparentemente innocuo implica il rischio che qualsiasi informazione difforme sia automaticamente classificata come “bufala” e necessiti di “debunking”, ignorando le evidenze scientifiche che potrebbero sostenerla.

Un Piano in arrivo senza alcun dibattito scientifico

Se la bozza del “Piano di preparazione e risposta a una pandemia a trasmissione respiratoria 2024-2028” era colma di criticità, i media hanno annunciato una nuova versione in arrivo, senza però che vi sia stato alcun tipo di dibattito pubblico che la precedesse. La Verità ha elogiato i principi fondamentali su cui la nuova bozza del Piano sostiene di essere basato, come l’efficacia, la trasparenza e la necessità di aggiornare le decisioni basate su nuove evidenze scientifiche.

Belle parole, se non fosse che gli stessi principi venivano sbandierati anche nella bozza di gennaio, le cui problematicità erano evidenti. Alcuni punti critici sono stati eliminati, ma rimane uno dei più allarmanti: la quarantena non riguarderebbe gli individui malati, ma quelli “potenzialmente esposti,” ossia praticamente tutti. Per prevenire la trasmissione asintomatica, la soluzione proposta è dunque quella distopica dell’isolamento di massa.

Se è vero che sono presenti passaggi dall’intento rassicurante (se strettamente indispensabili… solo per il tempo necessario), è vero anche che sono interpretabili a piacimento di chi ha il potere di decidere, esattamente come già accaduto in passato.

Le 213 pagine del Piano ignorano completamente i pilastri delle prevenzione primaria, che dovrebbero costituirne la base e su cui la CMSi ha sviluppato eventi evidence based. Non vi sono riferimenti a stili di vita salutari, alimentazione, attività fisica o altre misure che rafforzino il sistema immunitario e riducano le malattie croniche che aggravano le infezioni. Il piano, in compenso, prevede scorte costose di mascherine, vaccini e farmaci controversi, già messi in discussione da revisioni Cochrane e bollettini indipendenti come MedCheck.

Ciò che ci allarma maggiormente, però, è l’assenza di un chiaro riferimento alle prove scientifiche concrete, che lascia spazio a quel generico “Principio di Autorità” attraverso il quale spesso si coprono posizioni discutibili o quantomeno da verificare. Questo è un grave e intenzionale errore. L’orientamento verso linee guida, senza un’adeguata analisi delle prove concrete, è pericoloso. Non possiamo ignorare che l’OMS, mentre spinge per approvare testi in fretta e ventilare nuove minacce pandemiche, precluda la possibilità di una valutazione critica basata sui dati.

I report dell’ECDC dell’8 aprile 2024 mostrano un drastico calo della protezione dalla mortalità da COVID-19 con i successivi richiami dei booster. Eppure, gli esperti continuano a promuovere la somministrazione incessante dei booster, ignorando queste evidenze. Un altro esempio controverso è rappresentato dai dati emersi dal trial randomizzato controllato AUDENZ, sponsorizzato da Seqirus, che mostrano che i decessi sono stati cinque volte più frequenti tra i destinatari del vaccino monovalente contro l’influenza A (H5N1) rispetto al gruppo placebo. Nonostante ciò, i ricercatori hanno minimizzato l’associazione tra il vaccino e gli eventi avversi gravi. Queste contraddizioni evidenziano quanto sia urgente un dibattito trasparente sulle scelte concrete per la gestione delle pandemie.

Viene spontaneo chiedersi il perché di tanta fretta nell’approvare un Piano non preceduto da un dibattito approfondito. La storia ci insegna che le pandemie non si verificano con frequenza esorbitante e approvare misure senza una verifica accurata può avere conseguenze disastrose, come nel 2009, quando la minaccia di una pandemia, non risultata tale, ha comportato pesantissimi costi e sviluppato in 1300 casi una grave narcolessia.

È di fondamentale importanza ristabilire la fiducia nelle prove. Una comunità scientifica che ha un pensiero “unanime” non è realistica ed è frutto della volontà di non dar voce a chi, con prove e competenze, ha un’opinione difforme. In sanità, come in qualsiasi altro campo, è essenziale che le decisioni siano ben informate e che tutti possano accedervi. Solo così possiamo garantire che le politiche sanitarie siano efficaci, giuste e basate su dati reali, senza ricorrere a soluzioni preconfezionate e non verificate.

Sappiamo che le decisioni affrettate e non basate su evidenze possono avere costi devastanti. Non possiamo permettere che la fretta e la censura prevalgano sulla scienza e sulla trasparenza. La ricerca solleva questioni fondamentali che meritano di essere considerate ed eventualmente smentite da dati e prove scientifiche, permettendo ai gruppi di ricerca indipendente di avere accesso ai dataset. La scienza progredisce attraverso la verifica e la discussione critica, non attraverso l’accettazione acritica di autorità o linee guida preesistenti.