Quasi un bambino su tre è in eccesso di peso. L’Italia resta tra i Paesi peggiori d’Europa.
Il 28,8% dei bambini italiani tra 7 e 9 anni è in sovrappeso o obeso, l’8,2% è obeso.
In molti Paesi del Nord Europa l’obesità infantile è sotto il 5% e l’eccesso di peso complessivo sotto il 20%, l’Italia, invece, continua a occupare le posizioni più critiche, nonostante la Dieta Mediterranea Patrimonio della Umanità.
Un bambino su quattro consuma bevande zuccherate ogni giorno.
Quasi uno su due non fa una colazione adeguata.
Questo è il contesto sanitario nel quale dovremmo muoverci con estrema prudenza.
E invece cosa accade?
Mentre da anni si investono risorse pubbliche in progetti per incentivare il consumo di frutta e verdura a scuola, per educare al gusto naturale e ridurre l’apporto di zuccheri, entrano nelle aule iniziative private che richiamano visivamente prodotti dolciari industriali.
È un cortocircuito educativo.
“Sogna e credici fino alle stelle” è il titolo del progetto ideato dalla Barilla in collaborazione con “Docenti e Formazione”, ente formativo accreditato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, giunto alla seconda edizione (3000 scuole primarie coinvolte in tutta Italia nel 2026). Le scuole elementari che partecipano possono vincere un’aula “dei sogni”, uno spazio “polifunzionale” allestito con arredi che richiamano il noto biscotto con le stelline, per un valore totale di 15 mila euro
L’Ordine dei Medici di Torino ha espresso critiche nette, parlando di esposizione ripetuta e prolungata dei minori a stimoli commerciali in un ambiente autorevole come la scuola. Non è necessario apporre un marchio esplicito quando l’intero allestimento – colori, simboli, richiami visivi – è immediatamente associabile a un prodotto dolciario ben riconoscibile.
Il rischio, sottolineano, è quello di influenzare in modo indiretto le preferenze dei bambini attraverso un meccanismo di familiarizzazione affettiva: ciò che vedo ogni giorno in un luogo sicuro e positivo diventa normale, desiderabile, rassicurante.
E questo avviene in un’età in cui le scelte alimentari sono altamente plasmabili.
Gli esposti inviati alle autorità competenti non nascono da ideologia, ma da una preoccupazione sanitaria: l’ambiente scolastico non dovrebbe mai diventare veicolo, diretto o indiretto, di promozione commerciale di alimenti ad alto contenuto di zuccheri.
Così, da una parte programmi ministeriali che distribuiscono frutta e verdura nelle scuole per contrastare l’obesità infantile e dall’altra aule arredate con un’estetica che richiama il mondo del dolce industriale.
Quale messaggio arriva ai bambini?
Un genitore racconta:
«Ho sempre preparato la frutta per merenda. Era normale. Da quando nella sua scuola è stata allestita l’aula con quelle pareti e quelle stelline, mio figlio mi chiede i biscotti. Mi dice che sono “quelli della sua classe”. La mela non la vuole più.»
È un episodio singolo? Forse.
Ma è emblematico.
Perché dimostra quanto l’ambiente conti.
L’educazione non passa solo dalle parole, ma dai simboli, dai colori, dalle associazioni.
“Dove c’è Barilla c’è casa.” Ma a scuola?
Per anni lo slogan è stato: “Dove c’è Barilla c’è casa.”
Oggi rischiamo di dover constatare che dove c’è Barilla, l’educazione alimentare arretra.
Non si tratta di demonizzare un’azienda.
Si tratta di coerenza sanitaria.
In un Paese con quasi un bambino su tre in eccesso di peso, la scuola dovrebbe essere il presidio più rigoroso di neutralità e promozione della salute.
Se permettiamo che l’immaginario scolastico venga associato a prodotti dolciari confezionati, stiamo mandando un segnale culturale opposto a quello che dichiariamo nei documenti ufficiali.
Lo Stato fatica a finanziare le scuole, ma la soluzione non può essere aprire le porte all’ingresso simbolico dell’industria alimentare negli spazi educativi perché il prezzo non è solo economico. è culturale, educativo, sanitario.
La scuola dovrebbe insegnare libertà di pensiero, spirito critico e consapevolezza alimentare.
Se anche l’ultimo spazio neutro viene colorato con l’estetica del prodotto dolce industriale, non stiamo semplicemente arredando un’aula ma stiamo ridefinendo silenziosamente l’immaginario alimentare delle nuove generazioni con un marketing aggressivo e spudorato.
Tu conosci “scuole pan di stelle”?

