Esiste un confine sottile tra medicina, spettacolo e ubiquità. In quel confine, con la cravatta sempre perfetta e lo smartphone costantemente acceso, vive Matteo Bassetti: l’uomo che riesce a fare produrre scienza alla velocità di un panificatore industriale, divulgazione, sorveglianza morale e presenza televisiva nello stesso istante.
- Ore 6:00 Mentre il caffè borbotta, il Professore ha già prodotto l’ennesimo articolo scientifico: uno ogni quattro giorni, una resa che farebbe impallidire anche l’industria editoriale. È la “produzione scientifica quantistica”: non importa dove, non importa come, l’importante è che l’abstract esista. Mentre i colleghi perdono anni tra laboratori e microscopi, lui ha capito che la vera ricerca si fa tra un titolo di giornale e l’altro. Se scrivi così tanto, non hai tempo di leggere ciò che scrivono gli altri, ma d’altronde, perché leggere quando puoi insegnare?
- Ore 9:00 In ospedale qualcuno giura di averlo visto, il Professore mette in atto il suo rivoluzionario metodo pedagogico. Gli specializzandi lo cercano come i naufraghi cercano un faro, ma trovano solo una scia di profumo e un post su Instagram. “Professore, avremmo bisogno di tutoraggio per la tesi…” sussurra uno studente coraggioso. “Non vedi che sto taggando il mio sarto? Il mio tutoraggio è social: seguitemi su TikTok e imparerete come si gestisce un’emergenza…mediatica”.
- Ore 11:00 seduta della Commissione ministeriale dell’Università e della Ricerca. Qui, Bassetti siede con la dignità di chi deve decidere i finanziamenti per i progetti di ricerca. È la quadratura del cerchio: lui ha dichiarato che il suo lavoro è cercare fondi, e ora siede dalla parte di chi li eroga. “C’è una richiesta di tale Matteo Bassetti per uno studio sulla correlazione tra share televisivo e varianti virali”, dice il Bassetti-Commissario al Bassetti-Presidente. “Sembra un genio, diamogli tutto!”. Il conflitto di interessi? Un concetto superato se sei l’unico interessato.
- Ore 14:00 scatta l’ora della difesa del dogma. Bassetti nota un post di Belen Rodriguez. Non importa cosa dica la showgirl (potesse anche citare l’enciclopedia medica), il verdetto è già emesso: “Taci, non hai il camice!“. Poco dopo, tocca a Heather Parisi. Per Bassetti, il pensiero è un privilegio legato alla laurea: se non hai un master in infettivologia, le tue corde vocali dovrebbero emettere solo suoni gutturali o ritornelli degli anni ’80. La libertà di espressione, per il Professore, è come un’area VIP: entri solo se lui ti ha messo in lista. Heather, Belen, chiunque osi pensare senza camice viene invitato al silenzio, per il bene supremo della scienza…a meno che…
- Ore 17:00 la severità del Professore è a corrente alternata. Se un cantante o un attore famoso (ovviamente senza laurea) fa da testimonial per i vaccini recitando slogan da Baci Perugina sulla salute pubblica, Bassetti non invoca il silenzio. Anzi, applaude. Lì il titolo di studio non serve più: se sei un megafono del sistema, la tua ignoranza diventa “impegno civile”. Se invece sollevi un dubbio, sei una “soubrette distratta”. Il problema non è parlare senza titoli, ma parlare senza allineamento.
- Ore 20:30 Prime time. Mentre gli specializzandi spengono le luci in reparto chiedendosi ancora chi sia il loro tutor, Bassetti spiega in TV che la scienza è rigore, sobrietà e silenzio. Lo dice con l’autorevolezza di chi ha passato la giornata a litigare con Belen, a scriversi i finanziamenti da solo e a produrre articoli scientifici più velocemente di quanto un comune mortale riesca a leggere la Gazzetta.
Morale: studia prima di parlare ma soprattutto, assicurati di avere tempo per andare in televisione. Altrimenti, nel mondo di Bassetti, non esisti.

