Quando la scienza diventa dogma e il confronto viene messo a tacere, non stiamo più difendendo la salute pubblica: stiamo proteggendo interessi.
Scopri, nell’articolo della giornalista d’inchiesta Maryanne Demasi, come il silenzio e la censura stanno minando la fiducia nei vaccini più di qualsiasi domanda scomoda.

Se davvero siamo convinti della solidità scientifica che sostiene i vaccini, perché tanta ostinazione nel voler evitare un confronto aperto e trasparente? Questa domanda non vuol essere provocatoria, bensì naturale, scontata, in qualsiasi comunità che si definisce scientifica.

In un recente articolo pubblicato dal Washington Post, si denuncia quanto siano disposte a fare pur di preservare l’attuale assetto delle politiche vaccinali alcune organizzazioni e gruppi di pressione, anche a costo di scavalcare organismi ufficiali e alimentare così proprio quel sospetto che tanto si vorrebbe dissipare. Il fatto scatenante è stata la decisione del Ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr. di rinnovare radicalmente la composizione dell’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) del CDC. Alcuni nuovi membri avrebbero espresso pubblicamente dubbi su parti del programma vaccinale oggi in vigore.

La reazione: strategie di aggiramento, non di confronto

Piuttosto che attendere e valutare in modo oggettivo le future scelte di questo comitato riformato, le principali associazioni mediche, i produttori di vaccini, funzionari sanitari e compagnie assicurative sembrano muoversi «dietro le quinte» per svuotare di fatto il ruolo dell’ACIP. Stando al Post, queste manovre includerebbero acquisti diretti di vaccini dai produttori e l’adozione di linee guida di società mediche private al posto delle raccomandazioni ufficiali. Non si tratta di un segno di fiducia nella scienza e nei vaccini, ma piuttosto di paura, di timore che un dibattito franco e pubblico possa mettere in discussione certezze che si vorrebbero intangibili.

Se ogni vaccino incluso nel programma può realmente reggere il vaglio delle prove, allora non c’è motivo di temere un esame pubblico. Evitare il confronto, invece, alimenta il sospetto che si stia difendendo un assetto più per proteggere interessi industriali che per tutelare la salute collettiva.

Fiducia pubblica: minacciata più dal silenzio che dalle domande

L’American College of Physicians ha parlato di un rischio per «decenni di progressi nello sviluppo e nell’accesso ai vaccini», ma forse il rischio più grave per la fiducia pubblica è proprio l’assenza di un confronto franco e basato sulle evidenze. L’esperienza della pandemia da Covid-19 ci ha insegnato quanto sia deleteria la censura del dissenso: essa non cancella i dubbi, li moltiplica.

Anche voci storicamente favorevoli alla vaccinazione, come Stanley Plotkin, hanno riconosciuto che l’attuale calendario vaccinale pediatrico è forse eccessivamente esteso. Negli Stati Uniti si arriva a raccomandare oltre 70 dosi entro i 18 anni. Chiedersi se ogni dose sia davvero necessaria, alla luce delle attuali condizioni epidemiologiche, non è eresia: è onestà scientifica.

Le questioni aperte: timerosal e trasparenza

Tra i temi che il nuovo ACIP avrebbe inserito in agenda figura il timerosal, conservante contenente mercurio ancora presente in alcuni vaccini antinfluenzali multidose e il rischio di autismo. L’epidemiologa Katelyn Jetelina ha liquidato il tema come un ritorno ai «capisaldi delle falsità sui vaccini». Ma il fatto che un argomento sia stato dichiarato “smentito” non significa che non debba mai essere riesaminato, soprattutto quando le preoccupazioni persistono in ampie fasce dell’opinione pubblica. La scienza non avanza dichiarando chiuso un dibattito solo perché lo si ritiene scomodo: le domande vanno affrontate. Kennedy, almeno, ha portato la discussione in pubblico, condividendo studi peer-reviewed e documentazione ufficiale della FDA. È più corretto questo, o ignorare il tema affidandosi a fact-checker con conflitti d’interessi?

Il vero problema: decisioni prese a porte chiuse

Le politiche vaccinali condizionano la vita di milioni di persone: decidono le informazioni che si forniscono ai genitori, cosa è richiesto per la frequenza scolastica, i rimborsi delle assicurazioni. È inaccettabile che tali scelte avvengano senza un dibattito aperto e in assenza di un reale confronto fra opinioni scientifiche diverse. Il sospetto cresce proprio quando il dissenso viene censurato anziché affrontato e discusso. Non si tratta di essere “anti-scienza”. Al contrario: aprire un dibattito significa fare scienza. Significa chiedersi: ogni vaccino regge alla prova dei dati più aggiornati? Se sì, bene. Se no, allora occorre il coraggio intellettuale di correggere la rotta.

La vera sfida oggi non è proteggere lo status quo. È proteggere l’integrità della scienza, alimentando una discussione pubblica che restituisca credibilità a un sistema troppo spesso opaco. È così che si riconquista la fiducia della popolazione.

QUI il testo dell’articolo originale in inglese tradotto con il consenso dell’autrice, Maryanne Demasi, che ringraziamo.