Stefano Bonaccini attacca Roberto Vannacci: «Da uno che propone di separare, a scuola, i bimbi disabili dagli altri alunni, ci si può aspettare qualsiasi affermazione altrettanto ignobile». Su Vannacci non ho nulla da aggiungere e non condivido la sua proposta vorrei però sapere se per Bonaccini il principio vale sempre, oppure soltanto quando a violarlo è un avversario politico.

In Italia esiste una legge che impedisce ai bambini non in regola con gli adempimenti vaccinali di frequentare il nido e la scuola dell’infanzia. Non è una provocazione pronunciata davanti a un microfono: è una disposizione applicata alle famiglie. Dalla primaria quei bambini possono entrare in classe, fino a sei anni, invece, possono essere lasciati fuori. Bonaccini trova ignobile parlare di separazione a scuola, ma su questa esclusione, prevista dalla legge che porta il nome di Beatrice Lorenzin, vorrei sentire parole altrettanto nette.

Sono contrario a quella norma e trovo difficile accettare che la politica invochi l’inclusione con tanta enfasi quando può colpire Vannacci, salvo poi difendere una legge che nega a un bambino la frequenza della scuola dell’infanzia. Il diritto a stare con i coetanei, a imparare e a partecipare alla vita della classe non dovrebbe cambiare valore secondo la convenienza del giorno.

Durante la pandemia bambini e ragazzi hanno già pagato un prezzo altissimo per la perdita della didattica in presenza. In quegli anni si è anche chiesto di vaccinarsi facendo appello alla protezione degli altri, nonostante la falsità di quell’affermazione. Già nell’estate del 2021 i dati dei CDC documentavano infezioni nei vaccinati e valori di laboratorio simili, tra le persone infette esaminate, a quelli dei non vaccinati. Successivamente, le prove scientifiche hanno dimostrato che i vaccinati erano più contagiosi dei non vaccinati. (La Commissione Medico-Scientifica indipendente, di cui faccio parte, è tornata su questo punto nel suo Comunicato n. 24.)

Anche per i dieci vaccini pediatrici obbligatori bisogna smettere di parlare come se fossero tutti la stessa cosa.

Il tetano, per esempio, non passa da un bambino all’altro: invocare, in quel caso, la protezione dei compagni di classe è insostenibile. Per ciascuno degli altri vaccini occorre mostrare quali prove esistano di una riduzione della trasmissione, quanto sia rilevante e per quanto duri. È su queste prove, e sulla proporzionalità dell’esclusione, che chiedo un confronto. La Corte costituzionale stessa richiama la necessità che le scelte sugli obblighi seguano l’evoluzione delle conoscenze scientifiche.

Bonaccini contatti la CMSi: organizziamo un confronto pubblico, con tempi uguali, dati verificabili e dichiarazione dei conflitti d’interesse. Se ci verranno presentate prove più solide, lo ammetteremo pubblicamente. Ma chi considera intollerabile separare i bambini a scuola dovrebbe avere almeno il coraggio di discutere la legge che, oggi, ad alcuni bambini impedisce di entrarci.