di Franco Stocco, Laura Teodori, Alberto Donzelli, Eugenio Serravalle

Con la stagione invernale parte la campagna di immunizzazione contro il virus Sinciziale (VRS) attraverso il farmaco monoclonale Nirsevimab per neonati e lattanti e il vaccino Abrysvo per le gestanti.

Non pare che i promotori abbiano dubbi sulla efficacia e tollerabilità di questi medicinali; ma sono proprio efficaci e sicuri?

Il quotidiano La Tribuna di Treviso il giorno 29 agosto nel suo articolo “piu vaccini per i neonati” informa che è stata appena varata una imponente campagna vaccinale in vista della stagione fredda con l’impegno di 3.2 milioni di euro per acquisto di antiinfluenzali e del monoclonale Nirsevimab per neonati e lattanti quest’ultimo destinato alla prevenzione della polmonite da virus sinciziale.

Parallelamente in Toscana dal prossimo 1° ottobre prende ufficialmente avvio la campagna di immunizzazione gratuita contro il virus respiratorio sinciziale (VRS); i nati tra il 1° aprile e il 30 settembre 2026 riceveranno una chiamata diretta negli ambulatori dei pediatri di libera scelta. I neonati che nasceranno tra il 1° ottobre 2026 e il 31 marzo 2027 saranno invece immunizzati direttamente nei punti nascita ospedalieri prima della dimissione, con il supporto integrativo dei Centri vaccinali dei Dipartimenti di prevenzione delle Asl.

Aifa sotto la presidenza di Nisticò ha a suo tempo approvato specifiche determine e provvedimenti straordinari per autorizzare l’importazione di lotti idonei del farmaco monoclonale Beyfortus (Nirsevimab). Questa misura regolatoria è stata fondamentale per garantire la continuità dei programmi vaccinali regionali ed evitare carenze di scorte durante i picchi invernali di bronchiolite.

L’Associazione dei Ginecologi Italiani Ospedalieri, del territorio liberi professionisti (AOGOI) attraverso un comunicato ha diffuso le dichiarazioni del Ministro della salute, prof. Orazio Schilllaci, con le quali si è impegnato a promuovere la doppia immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale attraverso il vaccino per le gestanti e l’uso del monoclonale nei neonati.

Il 2 luglio 2025 alla Camera dei deputati il Ministro aveva infatti risposto durante il “question time” all’interrogazione parlamentare dell’On, Simona Loizzo (capogruppo della Lega in Commissione Sanità della Camera) in merito alle iniziative volte a promuovere la vaccinazione contro il virus. Nel comunicato di AOGOI il Ministro Schillaci ha sottolineato l’importanza di proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione, tra cui anziani, donne in gravidanza e neonati, evidenziando i dati preoccupanti relativi all’incidenza dell’VRS. Schillaci riporta 290.000 casi annui negli over 60, con 26.000 ricoveri e 1.800 decessi; 25.000 ricoveri annui nei bambini sotto i 5 anni, che rappresentano quasi la metà delle ospedalizzazioni respiratorie in quella fascia di età. Il Ministro ha illustrato le misure già adottate in passato, tra cui l’intesa sul Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025, che prevede l’inserimento degli anticorpi monoclonali per la profilassi. Ha comunicato che le Regioni sono state informate sulle strategie di prevenzione dell’VRS attraverso la circolare n. 9486 del 27 marzo 2024 ed ha affermato che in Italia sono autorizzati due anticorpi monoclonali per nati prematuri e neonati, e tre vaccini per adulti e donne in gravidanza e che un ulteriore vaccino sarà presto disponibile.

Il resoconto informa anche che Il 18 luglio 2024, il NITAG ha dato parere positivo all’introduzione dei monoclonali per neonati nel calendario nazionale, con offerta attiva a tutti i nuovi nati. Il 17 ottobre 2024 è stata sottoscritta infatti l’intesa per l’accesso universale dei neonati all’immunizzazione contro l’VRS, con uno stanziamento di 50 milioni di euro a valere sul Fondo sanitario nazionale.

Il Ministro informa anche che i primi dati, provenienti dal Veneto, indicano una riduzione del 74% dei ricoveri correlati all’VRS e una diminuzione dei trasferimenti in terapia intensiva dal 16% al 10%.

Inoltre ha comunicato che le Regioni Sicilia e Molise hanno già iniziato, di propria iniziativa, la somministrazione del vaccino materno, dimostrando la collaborazione tra centro e periferia. Le conclusioni del Ministro: “Proteggere i più fragili non è solo un dovere istituzionale, è un imperativo morale. Il virus respiratorio sinciziale ha fatto danni per troppo tempo; ora abbiamo gli strumenti per fermarlo e li useremo tutti”.

A tutto ciò ha dato risalto l’Associazione dei Ginecologi Italiani Ospedalieri, del territorio liberi professionisti (AOGOI) che riporta il sostegno delle seguenti Aziende ed Enti: Pfizer – Ferring Farmaceutici – Bailleul Laboratoires – Infasil – AMES Group – endOK Women’s Health – Fondazione Confalonieri Ragonese.

Vogliamo di seguito riportare i Dati sull’argomento e le nostre osservazioni

Sulla malattia da VRS nelle gestanti e nei neonati:

  • La letalità e mortalità da VRS nelle donne gravide è nulla
  • VRS è causa di ospedalizzazioni e decessi prevalentemente nei neonati a rischio: prematuri o neonati con CLD (chronic lung disease) e CHD (congenital heart disease).
  • Riportando la questione epidemiologica alla sua corretta dimensione si osserva che, dal 1990 al 2010, la mortalità globale per VRS è scesa del 53 %, cioè dal 7,6 al 3,5 su 100.000 neonati e lattanti (fonte).
  • Le Società Scientifiche SItI, Simit e Simg affermano che in Italia, nel 2023,  la mortalità dichiarata nella popolazione pediatrica sotto i 5 anni, è stata di 16 decessi su un totale di circa 480.000 nuovi nati (3,3 decessi ogni 100.000 nati) e 215.000 casi di VRS (7 decessi ogni 100.000 casi)

La mortalità era quindi più che dimezzata a livello mondiale nel ventennio 1990- 2010 quando era disponibile il monoclonale Palivizumab dedicato ai nati prematuri e a rischio e non esistevano vaccini o il monoclonale Nirsevimab.

Riportiamo di seguito ciò che ha affermato il Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS Milano in una sua relazione : “speriamo che si possa così (NdR) evitare di trasformare il VRS da un problema di salute apparentemente sottovalutato in un rischio per la salute chiaramente sovrastimato per l’intera popolazione. Questo enorme cambiamento potrebbe essere stimolato da un insieme crescente di nuove opzioni terapeutiche sovrapposte e costose, fortemente promosse da un gruppo di grandi aziende multinazionali nei paesi ad alto reddito”.

Sui Medicinali indicati per l’immunizzazione da VRS nelle gestanti e nei neonati:

Attualmente, in Italia sono autorizzati un vaccino per le gestanti (Abrysvo) e due anticorpi monoclonali per nati prematuri e neonati Palivizumab e Nirsevimab; ad essere promossi con offerta attiva alle gestanti e a tutti i nuovi nati sono rispettivamente Abrysvo e Nirsevimab; non si accenna a Palivizumab.

Riportiamo di seguito le affermazioni provenienti dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso la Nota indirizzata al Ministero della Salute dell’Ottobre 2024: “La somministrazione ‘a tappeto’, ovvero a tutti i nuovi nati, dell’anticorpo monoclonale Nirsevimab-Beyfortus contro le infezioni respiratori da virus sinciziale potrebbe non essere opportuna e comportare anche dei potenziali rischi”.

Il monoclonale Palivizumab è in uso da decenni nella prevenzione delle complicanze da infezione da VRS nei neonati a rischio ma il suo brevetto è scaduto; si comprende quindi l’interesse dell’Industria a sviluppare nuovi analoghi coperti da brevetto che possano essere immessi sul mercato e assicurare una elevata remunerazione.

Ciò che non si comprende è invece come sia stato possibile che Nirsevimab sia stato approvato dalle Autorità Regolatorie attraverso una procedura accelerata; tale procedura riservata a farmaci contro malattie gravi per le quali non esiste cura soddisfacente non offre le stesse garanzie di una procedura ordinaria dove tossicità ed efficacia vengono valutate con la appropriata prudenza nel rispetto del principio di precauzione.

Per di più applicando i criteri di innovatività del 2017 stabiliti dalle Autorità Regolatorie Nirsevimab sembra non avere i requisiti richiesti per una approvazione accelerata; vediamo nei dettagli tali criteri applicati agli studi registrativi del farmaco:

  • nella categoria “bisogno terapeutico” al Nirsevimab dovrebbe essere collocato nel grado “scarso”, cioè insufficiente, per la “presenza di una o più alternative terapeutiche per la specifica indicazione con impatto valutabile come elevato su esiti riconosciuti come clinicamente rilevanti e con profilo di sicurezza favorevole”. E’ infatti presente Palivizumab destinato da tempo ai neonati a rischio con impatto elevato su esiti rilevanti e noto profilo di sicurezza favorevole.
  • Anche nella categoria “valore terapeutico aggiunto” dovrebbe essere collocato nel grado: “scarso” – per una “maggiore efficacia che tuttavia è stata dimostrata su esiti non particolarmente rilevanti oppure risulta di scarsa entità” e per “vantaggi minori rispetto alle alternative terapeutiche disponibili”. Tale giudizio si basa sui seguenti risultati dei seguenti studi:
  1. Studio di confronto con Palivizumab
  • Il Nirsevimab, nei soggetti ad alto rischio ha mostrato un basso valore di Riduzione del Rischio Assoluto (ARR) pari allo 0,32% con conseguente elevato valore di NNT (Numero Necessario da Trattare): 311; si debbono cioè trattare 311 neonati a rischio con Nirsevimab per avere un risparmio di 1 polmonite rispetto al Palivizumab.
  • la tossicità (espressa come Adverse Events of Special interest) per Nirsevimab è stata pari allo 0,49% rispetto allo 0% di Palivizumab e in particolare nei neonati con fattori di rischio CLD (chronic lung disease) / CHD (congenital heart disease) è stata del 24% per Nirsevimab rispetto al 15% del Palivizumab.L’unico punto a favore di Nirsevimab rispetto a Palivizumab è stata la riduzione del numero di somministrazioni che da 5 per Palivizumab passa ad 1 per Nirsevimab, ma questo è decisamente un guadagno irrilevante di fronte ad una maggior tossicità e a un vantaggio in efficacia così modesto.
  1. Studio di confronto con Placebo (Studio Melody):
  • rivela un basso valore di riduzione del rischio assoluto  per Ospedalizzazioni pari all’1% contro un elevato numero di soggetti da trattare: 99.
  1. Studio Harmonie vs standard care: a fronte di una modesta riduzione delle ospedalizzazioni Nirsevimab mostra una bassa efficacia contro la malattia grave:
  • La riduzione delle ospedalizzazioni rivela un basso valore di ARR:1,22% ed elevato valore di NNT: 82; si debbono cioè trattare 82 neonati con Nirsevimab per avere un risparmio di 1 ospedalizzazione.
  • La riduzione dell’accesso alle Intensive care Units rivela basso valore di ARR: 0,07% ed un eccessivo valore di NNT: 1337; si debbono cioè trattare 1337 neonati con Nirsevimab per avere un risparmio di 1 ricovero in terapia intensiva.
  • Nella terza categoria “qualità delle prove” il giudizio dovrebbe essere espresso di grado: basso. Tale giudizio si basa sui seguenti risultati e omissioni:
  • Il primo Studio vs placebo ha rilevato una efficacia negativa: il numero di neonati che hanno sviluppato la bronchiolite è stato maggiore tra i trattati con Nirsevimab rispetto a quelli con Placebo; stranamente gli Autori non lo specificano nelle conclusioni. Nirsevimab ha mostrato inoltre una tossicità di grado elevato (AE grade >3 severity) pari al 4,2% rispetto allo 0% del Placebo.
  • Degli stessi Ricercatori il successivo Studio di fase 2 vs Placebo con basso valore di ARR: 3,31% ed elevato valore di NNT: 30; da sottolineare inoltre i rilevanti conflitti di interesse di alcuni di essi.
  • Lo studio Melody con il quale EMA ha approvato Nirsevimab nei neonati non a rischio riporta risultati accorpati, senza distinzione tra nati pretermine e nati a termine.

In conclusione, sulla base delle regole e dei criteri delle Agenzie Regolatorie, la registrazione in via accelerata di Nirsevimab e la sua offerta attiva nei neonati non a rischio non hanno alcuna giustificazione per i seguenti motivi:

  • l’assenza di una urgenza
  • presenza di una terapia già dimostrata efficace e con un miglior profilo di tollerabilità
  • basso valore della riduzione delle ospedalizzazioni dimostrato dagli studi vs Placebo e Palivizumab e una più bassa efficacia contro la malattia grave
  • l’assenza di evidenze chiare della efficacia e tollerabilità nei neonati non a rischio
  • la presenza di conflitti di interesse degli Autori di alcuni degli studi che hanno contribuito alla registrazione
  • l’assenza di dati sulla presenza del Pediatra di base nelle cure domiciliari contro le complicanze da VRS,fattore questo che potrebbe incidere sull’aumento del numero delle ospedalizzazioni citato dalle Società Scientifiche, dai Pediatri e dagli organi di informazione.

L’affermazione che i primi dati, provenienti dal Veneto, indicano una riduzione del 74% dei ricoveri correlati al VRS e una diminuzione dei trasferimenti in terapia intensiva dal 16% al 10% se non avvalorata da una pubblicazione che derivi da uno studio clinico controllato approvato da un comitato etico appare irrituale; sembra avere più il sapore di una promozione della campagna di immunizzazione che di una informazione scientificamente valida.

Per la stagione 2025-2026, è prevista l’introduzione del vaccino, nome commerciale Abrysvo, per le donne in gravidanza, offrendo una doppia protezione per madre e bambino ma la letalità e mortalità da VRS nelle donne gravide è nulla (fonte).

Dall’analisi degli Studi (a – b – c) che hanno concorso alla registrazione di Abrysvo nelle gestanti è rilevante sottolineare come l’efficacia del vaccino vs Placebo in termini di riduzione della malattia da VRS nel neonato sia bassa: ARR va dallo 0,9% al 5,5% con valori di NNT che oscillano da 18 e 115.

Cosa si intenda, inoltre, per “doppia protezione” non è chiaro: se si intende che la madre venga vaccinata e dopo il parto al neonato venga somministrato un monoclonale sembra illogico e anche un rischioso perchè non vi sono dati sulla sicurezza di tale doppia immunizzazione.

Conclusioni

Affermazioni come quelle di Schillaci che impropriamente richiamano un “imperativo morale” non chiariscono la situazione ma sono funzionali a favorire l’adesione a un programma di immunizzazione fondato sulla paura; paura enfatizzata da più Società Scientifiche quando affermano che “Il Virus Respiratorio Sinciziale …a livello mondiale ogni anno, provoca la morte di oltre 100mila bambini di età inferiore ai 5 anni” senza specificare la reale pericolosità della malattia in Italia e senza offrire informazioni equilibrate sulla efficacia e tollerabilità dei medicinali offerti. Lo evidenzia la dichiarazione dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri citata in apertura del presente rapporto.

L’autorizzazione da parte delle Autorità Regolatorie alla immissione in commercio del Nirsevimab attraverso una procedura accelerata e l’apertura alla sua somministrazione a tutti i nuovi nati sembrano essere decisioni ingiustificate e affrettate; lo evidenzia la raccomandazione dell’Istituto Superiore di Sanità citata in apertura del presente rapporto.

Analogamente l’offerta a tutte le gestanti di Abrysvo sembra sproporzionata rispetto alla severità della malattia da VRS e al profilo clinico del vaccino.

Il sospetto è che il vantaggio nell’utilizzo di tali medicinali sia prevalentemente a favore dell’Industria, da una parte ovviando alla perdita di brevetto del Palivizumab, dall’altra, con l’estensione a tutti i nuovi nati del farmaco Nirsevimab, favorendo l’aumento del profitto economico; poco convincente sembra essere infatti l’interesse per i neonati e ciò vale anche per le gestanti alle quali viene proposto il vaccino.

È preoccupante infine osservare come recentemente nei Social si moltiplichino post di Pediatri che riportano dichiarazioni dei Media anzichè argomentazioni scientifiche, segno di deterioramento della cultura medica.