Franco Stocco per Autonomia Medica – aprile 2025

Premessa

“Eravamo abituati a pensare che il nostro destino risiedesse nelle stelle; adesso sappiamo che esso risiede in larga misura nei nostri geni”. (F. Crick)

 “Lo scontro tra chi ritiene la vita come un processo spontaneo e chi la ritiene manipolabile alle radici si consuma attorno al controllo di due punti cruciali dell’esistenza: l’entrata e l’uscita, come nasciamo e come moriamo. L’uomo non dispone però di un criterio oggettivo in base al quale sostituirsi alle Parche per decidere del vivere e del morire, criterio in cui si manifesta il mistero per eccellenza e nel voler disporre di questi due momenti travalica quel limite che neppure Zeus può violare. Il diritto alla vita si tramuta in diritto sulla vita, la quale viene intesa come un bene parificato a quelli che qualifichiamo come oggetti di proprietà quindi sottoposti alla logica della volontà soggettiva” (F. Cavalla).

Alcuni fatti…

  • Alcuni studi (Craig, 2007; Meyer Lindenberg el al. 2006) hanno analizzato la risposta comportamentale di una serie di bambini…gli studi hanno dimostrato che la presenza di una specifica variazione nel gene che codifica un fattore essenziale per il metabolismo di alcuni neurotrasmettitori (enzima Maoa) determina la probabilità di sviluppare un comportamento violento.
  •  La Corte di Assise di Trieste nel 2009 ha concesso uno sconto di pena a carico di un omicida extracomunitario motivando la decisione in conformità ad una indagine cromosomica. I giudici di Trieste hanno riconosciuto all’autore del reato una diminuita capacità di intendere e volere e dunque un minor grado di imputabilità … sulla base della sua vulnerabilità genetica.
  • Un’azienda biotecnologica statunitense (2008) offre di identificare la presenza del gene che codifica per la proteina V1aR nel DNA di un individuo per meno di 100 dollari. Il gene che codifica per la proteina V1aR è noto per modulare i comportamenti affettivi dei primati, uomo compreso; una sua variante genetica (gene del tradimento, della infedeltà o del divorzio) è risultata statisticamente più frequente nei maschi che non erano legalmente spostati e la cui partner lamentava senso di abbandono, tradimenti o scarso interesse per la vita familiare.
  • Una clinica londinese (2010) specializzata in inseminazione artificiale, per promuovere il suo nuovo servizio di “baby profiling” (scelta di sesso, razza, colore degli occhi e dei capelli del nascituro) ha deciso di mettere all’asta un ovulo umano. I promotori sembra non violino la legge britannica perché il trattamento sarà effettuato in seguito negli Stati Uniti dove ciò appare legale.
  • Oltre alle patologie su base genetica propriamente dette è diventato progressivamente evidente che anche aspetti del temperamento e dei sentimenti umani vengono ereditati geneticamente…esemplare fu negli USA la ricerca sul grado di felicità di una persona… la quale suggerì che almeno il 40 – 50 % del senso di felicità…e almeno l’80% del senso stabile di felicità è dovuto al nostro background genetico. (M. Giacca)

…e alcune affermazioni

  • “Spesso il ricercatore che si occupa di terapia genica viene accusato dalla opinione pubblica di “giocare a fare Dio”. Sebbene simili opinioni siano dettate dalla ignoranza ancora prima che da una reale convinzione etica è un dato di fatto che molte delle applicazioni della terapia genica hanno come obiettivo di modificare le caratteristiche genetiche di un individuo e, in alcuni casi, addirittura l’intento di perseguire queste modifiche sul feto prima della nascita o direttamente sull’embrione”.
  • “È prevedibile che lo sviluppo di nuovi approcci di terapia genica…solleverà la questione del consenso informato ed è auspicabile che di questo si inizi a discutere all’interno della comunità medica e scientifica al fine di evitare che l’attuazione di interventi di terapia genica, potenzialmente benèfici per il paziente, possano essere ostacolati da una interpretazione troppo stretta e reazionaria del consenso informato”.

Nota: per tale motivo la comunità medico-scientifica non può essere l’entità che guida il processo decisionale perché per motivi diversi propensa a una scelta che soddisfi la propria natura che vuole che tutto ciò che ha progettato venga realizzato.

  • La medicina predittiva non deve prendere il posto della predizione dell’oracolo; anzi deve essere antitetica rispetto all’oracolo. È quindi opportuno lo studio della statistica. Non soltanto l’essere umano nasce libero…ma nasce predeterminato dalle funzioni statistiche. (Rostagno in: polis genetica e società del futuro)

 Alcune definizioni

L’eugenetica è riassumibile nella idea che l’uomo possa sostituirsi alla natura nell’indirizzare e determinare l’evoluzione della vita.

Biopolitica: con l’espressione biopolitica ci si riferisce alle pratiche governamentali nei confronti della popolazione che riguardano i trattamenti per la salute e la malattia, l’igiene, la natalità, la mortalità, il sesso, la longevità, le razze, ecc.

Polis genetica: La biopolitica per l’avvento della logica del gene non basta a soddisfare le esigenze dell’uomo ma fa parte, mantenendo la propria semantica, di una nuova polis, la polis geneticamente programmabile.

La polis genetica è una prospettiva che comprende i reciproci influssi della ricerca genetica sul comportamento umano e le prestazioni fisiche, le nuove terapie geniche e cellulari, la manipolazione degli embrioni e le ripercussioni di queste procedure in ambito sociale e individuale.

La transizione da biopolitica a polis genetica avviene in un contesto detto “genetica liberale” formatosi sulla base di due assunti:

  • che la natura della vita e anche dell’uomo siano determinate da fattori genetici riconducibili a molecole di stampo genico e alle loro funzioni (prospettiva sociobiologica)
  • che si possa padroneggiare l’evoluzione biologica (prospettiva faustiana)

Queste teorie hanno dato vita a un progetto che consisterebbe in una trasmissione selettiva delle caratteristiche ereditarie della popolazione sostenuto dal potere di gestire la filogenesi attraverso interventi sulla facoltà procreativa dell’uomo.

 L’origine del problema

Il tumultuoso interesse verso le conquiste della genetica si basa sul dominio del profitto economico su qualsiasi altro valore. In ossequio a tale interesse la ricerca scientifica ha sottomesso la conoscenza teorica alla prassi; essa è diventata essenzialmente un affare di mercato. Esempio abbagliante di ciò e fulcro delle problematiche in oggetto è la possibilità di brevettare sequenze geniche.

Il terreno di coltura che ha permesso l’evoluzione del pensiero scientifico verso il presente risiede nella medicalizzazione della società umana; essa è stata resa possibile dall’elencare un numero pressoché infinito di malattie le quali descrivono non solo una condizione di rischio ma una specie di allontanamento più o meno marcato da un archetipo di perfezione; ogni anomalia o devianza o disfunzione sono in definitiva riconducibili a una patologia o a una sindrome.

La genetica si sta proponendo come un sostituto della semeiotica e della clinica attraverso la identificazione dei geni o dei loro prodotti nel tentativo di classificarli in categorie di tipo fisiologico o patologico, di distinguere il normale dal diverso ponendo ancora una volta un confine discriminatorio e arbitrario.

I fini

La suddivisione delle biotecnologie in base agli obiettivi distingue la conservazione della vita dal suo perfezionamento e infine dalla sua creazione; obiettivi graduali sempre più audaci e temerari. La prassi della conservazione e del perfezionamento è già il presente, alla portata della tecnica interventistica; la creazione è invece temporaneamente teoria ma nella mente del genetista certamente già un progetto realizzabile.

  • Conservazione: accenniamo solamente alla eugenetica negativa che cerca di impedire la trasmissione di geni difettosi e patogeni tenendo lontani dalla riproduzione i loro portatori e alla selezione prenatale attraverso amniocentesi e metodi che hanno lo stesso scopo.
  • Perfezionamento: oltre alla opportunità di eliminare sul nascere i fenotipi identificati come difettosi il pensiero eugenetico si basa sull’idea di una terapia genica. Questa si fonda sull’ipotesi che una volta identificate le sequenze molecolari, come ad esempio geni, correlate a difetti somatici o comportamentali, si possa con una loro modifica correggere i fenotipi. Tale pensiero non si propone solo come strumento per modificare la materia, il corpo, ma attraverso le neuroscienze e la psicologia a condizionare ambiti come la coscienza e i comportamenti.

Affermazioni in questo senso sono piuttosto frequenti nelle dichiarazioni di molti genetisti deterministi che espongono con disinvoltura casi di correlazioni tra difetti genotipici, difetti fenotipici e difetti comportamentali; riporto brevemente come esempio alcune frasi del testo di M Giacca: “uno dei temi più attuali, affascinanti e per molti versi controversi del moderno dibattito scientifico è legato alla progressiva percezione che l’informazione genetica non soltanto determina le caratteristiche fisiche di un individuo e ne condiziona la suscettibilità ad ammalarsi di diverse malattie ma è anche responsabile di diversi aspetti della sua personalità influenzando quindi in maniera sostanziale il suo comportamento individuale e sociale”. …è diventato progressivamente evidente che anche certi aspetti del temperamento e dei sentimenti umani vengono ereditati geneticamente. L’idea di fondo di molti biologi molecolari è quindi che se si identifica un genotipo diverso dal wild type che si ritiene alla base di un difetto fenotipico si possa revertire il difetto fenotipico modificandone con l’ingegneria genetica il genotipo “mutante” ottenendo così un fenotipo sano e rispondente all’archetipo; ciò ha in sé del vero perché è molto probabile che modificando una sequenza genica si possa modificare anche il fenotipo ma non si può prevedere quale sarà il risultato finale sul soggetto e le implicazioni correlate ad esso quando parliamo di un essere vivente, del suo comportamento o peggio ancora del comportamento di un gruppo sociale.

In questo capitolo un doveroso cenno va alla clonazione che ha come obiettivo non la modifica della sostanza ereditaria ma la sua arbitraria fissazione che è palesemente in contrasto con la logica del divenire naturale; molto si è discusso, scritto e fatto su questo tema ma è opportuno qui ricordare un punto essenziale: il prodotto della clonazione è defraudato in anticipo della libertà che può prosperare solamente sotto la protezione del non sapere.

  • Riguardo la creazione intesa come nuova stesura del “testo genetico” cioè la produzione di nuovi tipi di esseri viventi, ibridi o aberrazioni create di proposito o per errore, si pensi che questa è già una realtà per microrganismi nei biolaboratori (Sars-Cov-2 docet).  È inimmaginabile una tale applicazione all’essere umano ma non così lontana dalle potenzialità della tecnica; inimmaginabili sono i suoi prodotti e le loro conseguenze. Facile da raffigurare mentalmente invece il biotecnologo apprendista stregone che traffica in modo maldestro come un demiurgo cieco e presuntuoso intorno al delicato cuore della creazione.

Questo approccio alla manipolazione della vita pongono sia nel presente che in prospettiva cruciali quesiti etici, giuridici e politici; al di là di pretestuose motivazioni umanitarie che tendono a giustificare una ricerca sempre più invasiva rimangono infatti aperte gravi incognite che non hanno precedenti.

L’Etica

La questione assume una rilevanza etica alla sua radice per la peculiarità degli esperimenti che vengono effettuati al fine di poter mettere a disposizione della classe medica e della popolazione tecniche o prodotti su base genetica; eccone alcuni aspetti:

  • gli esperimenti su oggetti animati a differenza di altri prodotti artificiali inanimati non possono avvalersi di surrogati; il vero, l’originale deve farne le spese. Quello che per la tecnica sperimentale su materiale inanimato era un “modello” nel caso della ingegneria genetica scompare, viene annullata la distinzione tra semplice esperimento e azione definitiva. Non è infatti concesso nella manipolazione genetica il “come se”, l’esempio con il quale prevedere il più possibile l’effetto sul reale. Le realtà così create intese come organismi geneticamente modificati o anche come frammenti di materiale genetico possono essere dotate di vita propria e per scoprire di cosa sono capaci bisogna prima crearli cioè dimostrare la loro potenzialità attraverso il fatto compiuto.
  • la ricerca che si avvale di esperimenti per sua natura procede per tentativi ed errori e ciò vale anche per la ricerca in campo genetico che non conosce tutta la catena di causa effetto tra genomica > trascrittomica > proteomica > metabolomica; la sventura è che gli effetti di tali errori, che sempre sono presenti per definizione, sono anche imprevedibili perché generano esseri artificiali che godono di autonomia vitale. E da un punto di vista etico riferendoci al campo umano cosa ne sarà dei soggetti frutto dell’errore cioè che non rispondono agli scopi previsti? saranno eliminati dalla società dei migliori in qualche modo?
  • Il controllo degli effetti di queste forme di vita artificiali non può essere considerato sicuro attraverso una sua valutazione all’interno di un laboratorio perché il laboratorio non è mai uno spazio chiuso al mondo; anzi attraverso la costruzione di nuove forme di vita artificiali è il mondo ad essere diventato un laboratorio (SARS-Cov-2 docet).
  • non è concesso il ritornare sui propri passi; i frutti della sperimentazione e le loro azioni sono irreversibili
  • le modifiche al patrimonio genetico si tramandano alla discendenza pertanto i loro effetti si protraggono indefinitamente
  • nel caso di manipolazioni genetiche che direttamente o indirettamente coinvolgono l’essere umano la neutralità etica non può essere invocata; quando parliamo di esperimento sull’uomo ciò che dovrebbe far riflettere è che in tal modo lo si rende un qualcosa di passivo per verificare degli effetti presunti che non sono neppure vere azioni ma prove di una azione reale che si compirà altrove e in futuro; l’oggetto dell’esperimento rimane infatti un soggetto che agisce e perlopiù agisce in ambito sociale.

Uno degli argomenti che i sostenitori di tale approccio alla manipolazione della vita portano a loro favore è il “valore sociale” del loro operato cioè l’interesse della collettività ritenendolo superiore a quello del singolo individuo; è indiscutibile però che la società è un concetto astratto mentre l’individuo è un concetto concreto. Sarà opportuno quindi chiarire che riferendoci alla sfera sociale sussiste una differenza gravida di conseguenze tra la “pretesa morale” di un bene comune e il “diritto” della società a tale bene e ai mezzi per realizzarlo: una pretesa morale cerca di ottenere il consenso del singolo individuo senza il quale non può essere soddisfatta; un diritto può fare a meno di tale consenso e costringere all’adempimento con la legge. In altre parole se la società ha un diritto il suo esercizio non è legato alla libera volontà della controparte. E riferendoci all’uomo come oggetto/soggetto di esperimento il consenso formale della “cavia” è lungi dall’essere eticamente corretto perché né lo sperimentatore né lo sperimentato per definizione possono conoscere il risultato e se si cerca una legittimazione giuridica a un approccio di questo tipo ci si perde in un labirinto di leggi e norme insufficienti, inefficaci, spesso equivoche e contraddittorie.

La Polis eugenetica

I presupposti sopra descritti consentono interventi di “make up” genetici non più attraverso la eliminazione degli individui inadatti ma attraverso un metodo molto più soft e persuasivo, la costruzione di individui “adattati”, di soggetti che rispondano al sogno di ciascuno: la perfezione. Stiamo entrando nella città del gene ovvero città-laboratorio dove progettare la struttura umana e città-arena per politiche, governi, singoli soggetti, norme, negozi giuridici e pratiche che intendono orientare, proteggere, modificare, aggiungere o sottrarre, valutare o giudicare le forme della vita. Non vi entriamo a causa di un processo di selezione naturale, ma in ragione d’opportunità e di scelte inedite. Le scelte discendono, respinti gli orrori dell’eugenetica statale, dalla selezione genetica fondata sulle libertà e sui diritti individuali.

Il corpo diviene quindi un luogo ma allo stesso tempo anche un non luogo, un palcoscenico dove rappresentare le maschere umane o transumane immaginate e create su richiesta nei laboratori. Il corpo assume le forme dei desideri della mente le cui rappresentazioni mutano al mutare delle possibilità offerte dalle biotecnologie.

Sotto il profilo socio-politico la polis genetica suggerisce ingannevolmente che le modifiche al patrimonio genetico del singolo o della comunità potrebbero aumentare il grado di libertà dell’individuo, di indirizzare al meglio il futuro proprio o dei discendenti.

Alcuni limiti della questione

La genetica offre oltre a una spiegazione scientifica delle devianze dall’archetipo perfetto anche le soluzioni scientifiche ma a fronte di una grande quantità e varietà di test diagnostici non vi è una altrettanto cospicua varietà di applicazioni terapeutiche. È rappresentativo di questa argomentazione il caso della gravidanza che assume sempre più il connotato di malattia anziché di stato di grazia: la diagnosi predittiva nella medicina prenatale che ad oggi è in grado di curare meno del 15% delle patologie diagnosticabili sta creando una nuova categoria: gli “unpatients”, i cosiddetti feti sani – malati. La tecnoscienza sembra infatti offrire infinite opzioni di scelta ma tale offerta è in realtà limitata a una serie di alternative predeterminate a monte. Poiché tali soluzioni genetiche sono ben poca cosa rispetto alla mole di presunti genotipi difettosi allora la miglior soluzione temporanea al problema è prevenire il difetto evitando la “produzione” di soggetti portatori degli stessi inducendo la convinzione di offrire una scelta libera.

 Alcune implicazioni filosofiche

Le conoscenze del sapere sulla genetica non sono rimaste all’interno del sapere scientifico inteso come certezza provvisoria ma disinvoltamente sono sfociate nella ideologia; molti scienziati si sono trasformati in filosofi e spesso in cattivi filosofi. Traslare le conoscenze dal laboratorio al singolo vivente umano fino alla collettività con l’ambizione di predire non solo la materia corpo ma anche le sue funzioni, fino a quelle sociali, arrivando a fare della società un riflesso della biologia è il sogno dei genetisti improvvisati filosofi. Con il pretesto della libertà e autonomia della scienza la biologia da singola e limitata disciplina scientifica si è trasformata in un sapere totalizzante con l’ambizione di fornire all’uomo la chiave di decifrazione del segreto del suo essere. Questa concezione della scienza si oppone a una visione metafisica della realtà; diviene concezione tecnica del sapere perseguendo un progetto grandioso: quello di ricostruire il mondo sprigionando illimite la potenza dell’intelletto e della volontà umana. La potenza dell’uomo non è disgiunta dalla sua volontà; la spinta che anima la mentalità contemporanea muove infatti dalla convinzione che l’uomo è libero nella misura in cui riesce a fare della propria esistenza una continua e costante espressione della propria volontà. È questo l’ethos dello scienziato determinista per il quale è impossibile non realizzare ciò che egli ha progettato; l’ipertrofia della ragione che lo contraddistingue e che a sua volta genera una tecnica altrettanto narcisistica lo allontana dal sacro facendolo convinto che oltre il limite c’è sempre qualcosa alla sua portata, portandolo a sostituire l’infinito con l’indefinito.

Per quanto riguarda la libertà essa risiede nella capacità di strapparsi ai determinismi naturali, storici e temporali per sottrarsi all’azione del Tempo come se l’uomo potesse trovarsi ogniqualvolta al suo inizio (H. Arendt); è necessario però comprendere il senso e il significato del limite ossia rammentare che vi è molto di indisponibile, di sottratto alla volontà e all’arbitrio individuale o collettivo. La cultura moderna ha però trasformato l’idea del limite nel concetto di ostacolo, un ostacolo da superare costantemente attraverso il ragionamento logico-deduttivo che nulla riconosce come verità se non ciò che esso partorisce.

Alcune implicazioni politiche

  • La legittimazione del passaggio a città eugenetica è conseguenza di pratiche biologiche fondate sui due assunti prima descritti (che la natura della vita e anche dell’uomo siano determinate da fattori genetici riconducibili a molecole di stampo genico e alle loro funzioni – che si possa padroneggiare l’evoluzione biologica) attraverso applicazioni sociali che altro non sono che forzature autorizzate da pseudo esperimenti al fine di trovare in essi un rinforzo ideologico (A Pichot). In questa prospettiva il determinismo biologico ha portato a ritenere che il genotipo umano, la cosiddetta natura, fosse molto più determinante della cosiddetta cultura (R Di Franco) cioè che l’innato fosse prioritario sull’acquisito.

Indipendentemente dalla veridicità sul piano pratico di tutte queste affermazioni le spiegazioni date sotto la veste scientifica servono a un altro scopo: legittimare le decisioni etico-politiche che limitano le libertà dei singoli (Levontin) e che vedono nell’uomo un oggetto con valore di produttività. Sostituire i parametri politici con quelli biologici è un modo efficace di sopprimere gli spazi della pluralità per sostituirli con una concezione scientifica; in tal modo si elimina il dubbio e il pensiero critico.

L’eugenetica liberale lede entrambi i principi del liberalismo politico: il principio di autodeterminazione e il principio di simmetria nei rapporti interpersonali (Habermas). La prospettiva è un imprigionamento dell’umanità futura da parte dell’umanità presente, la futura schiavitù dei vivi da parte dei morti.

Alcune implicazioni giuridiche

Se da una parte il titolo 35 del Codice degli Stati Uniti, sez. 101 (legge sui brevetti industriali) afferma che la materia vivente non è brevettabile, dall’altra la direttiva 98/44/CE sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche afferma all’art 3.2: “sono espressamente brevettabili tutti i materiali biologici, anche se preesistenti in natura, purché isolati dal loro ambiente naturale, o realizzati tramite procedimento tecnico”.

È quindi possibile brevettare sequenze geniche; più precisamente sono brevettabili sequenze di DNA complementare cioè manipolato, in quanto prodotto dall‘ingegno dell‘uomo. È interessante riportare una interpretazione di tale disposizione (C. Campiglio, I brevetti biotecnologici nel diritto comunitario, cit., 886) che recita: “Il DNA non è vita ma è una sostanza chimica che fornisce informazioni genetiche e che può essere impiegata per la produzione di proteine utili dal punto di vista medico”. Affermazioni di questo tipo evidenziano i limiti di un pensiero determinista miope che vede nella vita una somma delle parti ciascuna delle quali può essere isolata e manipolata a piacimento. il DNA rappresenta piuttosto “l’incarnazione fisica dell’informazione biologica” il cui valore trascende sia la materia che la sua funzione biologica.

Le decisioni in materia giuridica sulla brevettabilità di sequenze geniche hanno spesso fondato i propri giudizi ricorrendo a temi come il bene comune o la cura di malattie; dietro a tali scelte si celano però enormi interessi finanziari. Le Aziende di biotecnologie hanno costruito un vero e proprio impero economico basato su questa proprietà intellettuale brevettando oltre 40.000 geni (nell’anno 2009 lo sfruttamento commerciale di BRACAnalysis di Myriad Genetics nel campo dell’analisi molecolare ha raggiunto i 326 milioni di dollari).

Sull’argomento si è aperta dunque un’ampia gamma di interrogativi che tuttora non sono stati risolti, in particolare quando si parla di manipolazioni del patrimonio genetico umano dove la discussione sulla libertà della ricerca scientifica si arresta su un semplice e incontestabile principio secondo cui non è lecito condurre esperimenti su individui non ancora nati, ovvero non si può far di loro dei mezzi per acquisire nuove conoscenze a loro discapito perché ignoto è il loro destino e con esso il destino di altre vite.

Nella pratica le ricadute dei nuovi approcci genici, diagnostici, terapeutici o altro, coinvolgono la tutela della informazione genetica in ambiti diversi come ad esempio il settore assicurativo e quello della proprietà intellettuale. Tra l’altro i dati genetici a differenza degli altri dati personali sono permanenti e trasmissibili alla discendenza e fanno riferimento non solo ad un soggetto singolo ma ad un gruppo di riferimento ovvero alla famiglia biologica la quale non sempre coincide con la famiglia giuridica.

Più in generale il passaggio alla polis genetica modifica lo statuto del diritto che è costretto a inseguire la superiore velocità della tecnica genetica per tentare di regolare la diffusione acritica del nascente biomercato. È proprio lo sviluppo tumultuoso delle bioscienze che muta la grammatica giuridica e rende gravosa la scrittura dell’ordine sociale da parte del diritto (Rodotà). Le conoscenze scientifiche in nome di una loro presunta oggettività determinano norme artificiali in quanto prodotte per via antropoietica entro un dominio limitato e frammentato, incerto e provvisorio, di competenze di autocontrollo e di autoalimentazione. Norme condizionate da un potere economico che detta leggi nelle quali una parte decisiva è svolta dal mercato dei brevetti sulla vita.

Se è vero che la vita non può essere trasferita nella norma è altrettanto vero che una vita senza norma sarebbe priva di quel limite, pur mobile, indispensabile a contenere l’impulso illimitato del desiderio di potenza dell’uomo (M.R. Ferrarese).

Il problema non è se la vita debba essere imprigionata nelle norme ma se queste ultime siano adeguate a limitare la potenza espansionista della tecnica in un bilanciamento lungimirante tra poteri diversi.

Il rischio reale è che i confini del diritto siano definiti da protocolli scientifici trovandosi così a costituirsi come mera funzione procedurale attraverso la quale rendere legittime le decisioni prese centralmente o peggio su base democratica.

Testi dai quali sono state liberamente tratte definizioni e argomentazioni:

  • C.A. Gobbato: dalla biopolitica alla polis genetica? Polis genetica e Società del futuro Franco Angeli ed.
  • M. Giacca: geni e comportamento umano: verso un nuovo determinismo su base genetica? Polis genetica e Società del futuro – Franco Angeli ed.
  • S. Zacchigna. M. Giacca: le manipolazioni genetiche nell’uomo. Polis genetica e Società del futuro – Franco Angeli ed.
  • L Teodori: the advancement of science: sharing or excluding? the “new biotechnology divide”: an alarming perspective of scientific dual use
  • F. Cavalla: diritto alla vita, diritto sulla vita. Alle origini delle discussioni sulla eutanasia
  • F. Zanuso: l’indisponibile filo delle Parche: argomentazione e decisione nel dibattito biogiuridico
  • H. Jonas: tecnica, medicina ed etica
  • S. Fuselli: la lanterna di Diogene: alla ricerca dell’uomo negli esperimenti di ibridazione
  • C. Fuschetto: fabbricare l’uomo
  • P. Sommaggio: una filosofia per la genetica. Due forme di intervento: somatica e germinale
  • A. A. Chakrabarty: diritti di proprietà intellettuali e problematiche legali e sociali legate allo sfruttamento delle biotecnologie. Polis genetica e Società del futuro – Franco Angeli ed.