Il 16 agosto l’Onu ha chiesto una pausa di 7 giorni nei combattimenti nella Striscia di Gaza per consentire lo svolgimento di due cicli di campagne di vaccinazione contro la poliomielite, previsti tra la fine di agosto e settembre 2024 indirizzate ai circa 640.000 bambini di età inferiore ai dieci anni dopo il rilevamento del virus nelle acque reflue di Khan Younis e Deir al-Balah.
Il giorno successivo il ministro della Sanità palestinese Majed Abu Ramadan ha lanciato l’allarme dopo la conferma di un caso di poliomielite in un bambino di 10 mesi di Deir Al-Balah, avanzando il timore di centinaia di casi non rilevati.
Non può non essere così: l’infezione causata dai virus della poliomielite è asintomatica nel 90-95% dei soggetti, sintomatica lieve con sintomi simili a quelli di un’influenza nel circa il 4-8% dei soggetti infettati, mentre nell’1-2% di coloro che hanno presentato la forma lieve ci può essere un interessamento del sistema nervoso centrale senza paralisi mentre tra lo 0,1 e l’1% si avrà la malattia grave con paralisi flaccida di uno o più gruppi muscolari.
Il contagio con i virus della poliomielite è prevalentemente oro-fecale: un portatore sano, ma anche un individuo vaccinato con il vaccino orale di Sabin (OPV-virus vivo attenuato) può non manifestare sintomi della malattia ma eliminare il virus con le feci e, laddove le condizioni igieniche siano scadenti, contaminare l’acqua potabile, gli alimenti, la stessa terra. Nei liquami il virus può sopravvivere fino a 27 giorni. E’ inoltre possibile la diffusione da persona a persona attraverso le goccioline di Pflugge, cioè con le particelle emesse con la saliva. Può colpire indistintamente tutte le persone, ma di solito l’infezione è più frequente nei bambini sotto i cinque anni di età. Quanto minore è il livello igienico in cui vive la popolazione tanto più probabile è la possibilità di contrarre la malattia.
Gaza sta affrontando una grave crisi umanitaria nel mezzo di un genocidio in corso. Malnutrizione, mancanza di acqua potabile e di servizi igienici, il fumo dei combustibili solidi (legna, carbone, letame), usati in ambienti chiusi per cucinare e riscaldarsi sono le cause principali di morti premature fra i bambini di età inferiore ai cinque anni nei paesi poveri.
Da sempre i conflitti armati causano emergenze con conseguenze particolarmente letali per i bambini, che a Gaza sono anche vittime dirette dell’intervento israeliano.
I morti sono arrivati a 40.005, la stima del numero di feriti è a 92.401 persone .
Mentre la popolazione si ammassa nei campi profughi, e ampie zone di Gaza giacciono in rovina, la comunità internazionale assiste all’ordine della Corte Internazionale di Giustizia di fermare l’operazione militare di Israele senza muovere un dito.
Anzi, proclamando il vaiolo delle scimmie come emergenza sanitaria mondiale.
Il primo vaccino da utilizzare subito è il cessate il fuoco immediato e il ritiro delle truppe di occupazione.

