Matteo Bassetti è in viaggio per Foligno e ci informa, con aria grave, che qualcuno non vorrebbe sentirlo parlare.
Nel video invoca la libertà di espressione: impedirgli di intervenire su un argomento scientifico sarebbe, naturalmente, intollerabile. Su questo ha ragione. Sarebbe bello se se ne fosse ricordato anche quando il microfono era in mano agli altri.
Nel 2022, a Genova, chiese che il documentario Invisibili, dedicato alle persone che riferivano reazioni avverse ai vaccini Covid, non venisse proiettato in una sala del Comune. Auspicò perfino l’intervento del sindaco per evitare la proiezione. Chi voleva mostrare quel filmato non stava impedendo a Bassetti di parlare; era Bassetti a chiedere che il filmato non fosse mostrato.
Nello stesso anno spiegò in televisione che un medico contrario ai vaccini non avrebbe dovuto esercitare la professione. Più di recente, parlando delle vaccinazioni pediatriche, ha misurato le scelte dei genitori con il loro «grado di complottismo» e ha paragonato un medico contrario ai vaccini a un giudice mafioso.
Un modo singolare di invitare al confronto: prima si scredita chi pone una questione, poi si lamenta che il dibattito sia diventato ostile.
Non dimentichiamo il suo contributo musicale alla discussione scientifica. Nel 2021, insieme a Crisanti e Pregliasco, cantò «Sì sì vax, vacciniamoci» sulle note di Jingle Bells. Nessuno chiese al sindaco di impedire l’esibizione. Ascoltammo il trio, e ciascuno fu libero di giudicare la canzoncina e gli argomenti di chi la cantava.
Bassetti deve poter parlare a Foligno, senza intimidazioni, e chi non è d’accordo con lui deve poter parlare, proiettare un documentario, lavorare e discutere dati senza essere trattato come un pericolo da far sparire.
La libertà di espressione è una pessima canzone da intonare soltanto quando tocca a noi salire sul palco.
Le dichiarazioni su Invisibili furono raccolte da Dire; quelle sui medici sono riportate dall’intervento a Tagadà. Il trio e il brano sono documentati da RaiNews.

