Continua da Disease mongering o “mercificazione della malattia”: la bronchiolite e il nirsevimab – prima parte – AsSIS .

L’informazione è il fulcro delle strategie di marketing, e la censura praticata dai motori di ricerca di Internet e dai social impedisce o ostacola l’accesso a posizioni critiche.

Le campagne di “consapevolezza” sulle malattie devono essere analizzate con attenzione, così come il loro impatto sulla pratica medica e sul benessere dei pazienti. Non si intende qui negare l’esistenza del virus respiratorio sinciziale, né del rischio di bronchiolite e polmonite che può comportare, soprattutto tra i neonati prematuri o affetti da patologie croniche, gravi conseguenze. Abbiamo sottolineato le tecniche adottate dall’industria farmaceutica per trasformare un farmaco utile in pochi casi ben selezionati in un prodotto destinato a tutti i bambini, come fecero anni fa con il “latte artificiale”, utile sostituto del latte materno in poche e particolari situazioni e spacciato a lungo come il migliore nutrimento per tutti i lattanti.

Il diffondersi della medicina in tutti gli ambiti della vita individuale e sociale ha conferito a questa disciplina un potere e un’influenza senza precedenti, soprattutto tra le persone che vivono nei paesi industrializzati dell’Occidente. L’esperienza della pandemia è troppo recente per doverla rammentare. Tuttavia, questo trionfo della medicina ha generato tre paradossi significativi.

  1. In primo luogo, i costi della sanità sono aumentati in modo esponenziale. Nonostante questo incremento della spesa, non si è osservata una corrispondente crescita dell’efficienza nei servizi sanitari. Le strutture sanitarie, infatti, continuano a soffrire di inefficienze e lunghe attese, lasciando molte persone frustrate e insoddisfatte. Il Sistema Sanitario Nazionale è in via di dissoluzione.
  2. In secondo luogo, i medici stessi hanno cominciato a perdere la fiducia e le speranze che li hanno condotti a lavorare con entusiasmo anche tra difficoltà enormi. Un numero crescente di sanitari avverte una profonda insoddisfazione e questo sentimento di disillusione porta all’abbandono della professione o alla ricerca di soluzioni occupazionali alternative.
  3. Infine, nonostante i progressi in campo medico, la qualità della vita per le persone comuni sembra essere peggiorata. Molti si sentono sempre più malati, e spesso la loro esperienza di salute è caratterizzata da una costante preoccupazione, costellata da sintomi sia fisici che psicologici. Se non si riesce a bloccare la medicalizzazione e la fabbrica delle malattie, maggiore è la spesa sanitaria, tanto più grande è la probabilità che uomini e donne oggi si sentano malati.

Un investimento importante sulla salute dei lattanti sarebbe, ad esempio, garantire il diritto all’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita e all’allattamento prolungato finché mamma e bimbo lo desiderano. I bambini allattati in maniera esclusiva a 4-5 mesi di età compiuta sono meno di un quarto (23,6%) e quelli che assumono latte materno a 12-15 mesi d’età compiuta risulta pari al 31,3% con prevalenze più basse nelle regioni del Sud e nelle famiglie più svantaggiate economicamente e culturalmente. Rinunciamo a uno degli strumenti più efficaci contro tutte le infezioni, respiratorie e di altro tipo, non solo contro il virus respiratorio sinciziale,

Si stima che nel mondo – in particolare in USA, ma anche in Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera e altre nazioni- oltre 11 milioni di bambini assumano psicofarmaci per problemi psichici, di comportamento o di rendimento scolastico. In Italia, i bambini sofferenti di disordini di carattere psicologico potrebbero ammontare a circa 800.000 tra bambini e adolescenti, per le più diverse patologie. Assistiamo a una epidemia di bambini ipercinetici, diagnosticati come affetti da “Sindrome da deficit di attenzione e iperattività”. L’ ADHD è ormai diagnosticata fin dai primi anni di età e viene “curata” da psicofarmaci, ma le linee guida sono criticate da genitori, insegnanti e scienziati per la loro genericità, che potrebbe portare a un abuso di farmaci psicoattivi con gravi ripercussioni sullo sviluppo del sistema nervoso centrale in età pediatrica. Comportamenti come disattenzione, perdita di oggetti, interruzioni dell’insegnante in classe o aggressività verso i compagni non indicano necessariamente una malattia: oggi è dominante l’idea che c’è una pillola che risolverà tutto. Anche qui, da pochi casi selezionati in cui potrebbe essere utile un intervento farmacologico, si generalizza e lo si propone ad una platea di bambini e ragazzi vastissima. Ma se davvero questo fenomeno fosse così ampio, se ci fossero davvero così tanti bambini con difficoltà di concentrazione talmente elevate da avere anomalie nel comportamento, è difficile credere che la causa di un simile fenomeno di massa debba essere ricercata soltanto nei bambini. È assolutamente inaccettabile la proposta di renderli più docili ricorrendo a psicofarmaci, senza che i motivi del loro comportamento abnorme vengano cercati nell’ambiente in cui vivono, vale a dire nelle famiglie e, in misura minore, nelle scuole.

È giunto ormai il momento di dare inizio a una profonda «demedicalizzazione». Sarebbe ingenuo sperare che l’industria della salute si assuma di propria iniziativa un impegno in questo senso. Anzi, non c’è niente che faccia pensare che le ditte del settore siano intenzionate a percorrere questa strada.

«Al giorno d’oggi il mercato farmaceutico si preoccupa non tanto delle necessità della gente, quanto piuttosto delle condizioni grazie alle quali l’industria può ulteriormente incrementare i propri profitti», ha dichiarato il ricercatore londinese David Gilbert. «Gli obiettivi della politica sanitaria corrono il rischio di essere subordinati a quelli dell’industria farmaceutica.»

Proposta

Le informazioni su malattie e terapie si basano su ricerche non esaustive che forniscono dati spesso insufficienti. Solitamente tali ricerche vengono eseguite su un numero esiguo di pazienti, riguardano periodi di tempo piuttosto brevi e sono condizionate dalle case farmaceutiche. Nirsevimab è stato approvato dopo la realizzazione di 3 studi (RCT) finanziati da Astrazeneca-Sanofi.

Servirebbero altri RCT sulla sicurezza, dopo le segnalazioni dei 5 decessi tra i bambini che avevano assunto nirsevimab durante la sperimentazione, come riportato dalla rivista Med Check a settembre 2024, e data l’assenza di un’analisi statistica sugli eventi avversi a supporto negli articoli che hanno condotto all’approvazione. Non saranno certo gli studi osservazionali che potranno fornire risposte, anche se ne vedremo comparire come funghi. Queste ricerche non sono paragonabili agli RCT perché presentano, per la loro stessa natura, numerosi fattori di confondimento (bias dell’utente sano, bias di conferma, misclassificazione) che li rendono meno precisi e affidabili.

Le aziende preferiscono impiegare i loro fondi per il marketing piuttosto che potenziare la ricerca e lo sviluppo. Si potrebbe pensare allora di istituire una tassa finalizzata alla realizzazione di RCT condotti da ricercatori indipendenti, privi di conflitti d’interessi. Un provvedimento del genere sarebbe la dimostrazione che anche ai decisori politici interessi cercare la verità.

Scritto dopo la ri-lettura del libro di Jörg Blech GLI INVENTORI DELLE MALATTIE – Come ci hanno convinti di essere malati, ed. LINDAU