C’è un abisso tra Stati Uniti e Italia quando si parla di vaccini. Ma non è solo una questione di istituzioni: è una questione di uomini, di responsabilità politica e di coraggio.

Negli USA, il segretario alla Salute Robert F. Kennedy ha avuto l’ardire di rinnovare da cima a fondo l’ACIP, il comitato nazionale che decide di fatto le politiche vaccinali. Una scelta che ha scatenato un putiferio: associazioni mediche, compagnie assicurative e produttori di vaccini si sono mobilitati per screditare e indebolire il nuovo organismo. Kennedy, invece di piegarsi, ha rilanciato con proposte che minacciano seriamente l’industria: ripristinare la responsabilità legale dei produttori, pretendere dati di sicurezza a lungo termine, introdurre studi controllati con vero placebo. Un terreno minato, ma lui non ha fatto un passo indietro.

E in Italia? Qui la musica è opposta. Il ministro Orazio Schillaci, dopo aver nominato un nuovo NITAG – l’equivalente italiano dell’ACIP – ha impiegato appena dieci giorni per annullare le sue stesse nomine. Niente battaglie, niente coraggio, niente scontro con i poteri forti: un passo avanti, due indietro, come se la scienza fosse un ornamento politico da appendere e rimuovere a piacimento.

Un abisso, dunque: tra le istituzioni, tra i Paesi e soprattutto tra i ministri. Da una parte Kennedy che combatte e rilancia. Dall’altra Schillaci che ritira la penna e cancella.

Negli USA: Kennedy cambia l’ACIP

In America, il segretario alla Salute Robert F. Kennedy ha rinnovato radicalmente la composizione dell’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) del CDC. Un terremoto istituzionale, perché tra i nuovi membri ci sono professionisti che hanno osato in precedenza esprimere pubblicamente dubbi su alcune parti del programma vaccinale oggi in vigore. Ne avevamo parlato qui.

Prima ancora che il comitato potesse deliberare, le reazioni sono state feroci: associazioni mediche, produttori di vaccini, funzionari sanitari e perfino compagnie assicurative hanno condotto una campagna di delegittimazione, fino a tentare di svuotarne il ruolo. Secondo il Washington Post, alcune mosse avrebbero incluso acquisti diretti di vaccini dai produttori e l’adozione di linee guida di società private al posto delle raccomandazioni ufficiali.

Certo, non un segno di fiducia nella scienza e nei vaccini, ma piuttosto di paura: paura che un dibattito pubblico e trasparente possa mettere in discussione certezze presentate come intoccabili.
Non a caso, molti media statunitensi hanno osservato ironicamente:
“Se i vaccini sono così sicuri, perché tanta paura del dibattito?”

Kennedy rilancia

Kennedy non si è lasciato intimorire:

  • ha annunciato il ripristino della responsabilità legale dei produttori di farmaci e vaccini;
  • l’obbligo di fornire dati di sicurezza a lungo termine;
  • la introduzione di studi controllati con vero placebo prima dell’approvazione dei vaccini.

Tre proposte che dovrebbero essere considerate normali garanzie scientifiche, sono state percepite dall’industria come una minaccia alla propria esistenza. E infatti ha reagito mobilitando media e opinione pubblica, per “ispirare e spaventare” la popolazione affinché si conformi, manipolandone i sentimenti. Maryanne Demasi denuncia sul suo blog un presunto piano orchestrato dalla Biotechnology Innovation Organization (BIO), la più grande lobby farmaceutica degli Stati Uniti, per screditare e rimuovere Robert F. Kennedy Jr. dalla sua posizione di Segretario alla Salute. Vedi qui.

Kennedy, finora, non ha fatto passi indietro. Ha mantenuto le promesse della campagna elettorale, ostinato e incorruttibile.

L’ACIP: un organo “consultivo” che decide davvero

L’ACIP è formalmente consultivo, ma nella sostanza è vincolante:

  • le sue raccomandazioni diventano standard clinici ufficiali;
  • obbligano le assicurazioni a rimborsare i vaccini;
  • orientano i programmi pubblici federali;
  • determinano il destino economico dei vaccini.

Un parere dell’ACIP muove miliardi e condiziona politiche nazionali. È chiaro perché l’industria lo teme.

E in Italia? Il fragile NITAG

Da noi l’equivalente si chiama NITAG (National Immunization Technical Advisory Group). In teoria dovrebbe garantire rigore scientifico nelle scelte vaccinali, come raccomandato dall’OMS.

In pratica, però:

  • le sue raccomandazioni non sono vincolanti;
  • il Ministero può accoglierle… o cestinarle;
  • la sua indipendenza è solo teorica, i membri non devono dichiarare se hanno conflitti d’interessi;
  • può essere sciolto con un tratto di penna, come ha fatto il ministro Schillaci, che aveva nominato un nuovo NITAG e dieci giorni dopo lo ha annullato.

La differenza sostanziale

  • ACIP (USA): consultivo solo di nome, ma con potere reale, clinico, normativo ed economico.
  • NITAG (Italia): davvero consultivo, cioè privo di peso decisionale, che rimane saldamente in mani più politiche che tecniche, frutto di negoziazioni tra Ministero, AIFA e Regioni, con in prima fila i comitati tecnico-scientifici (CSS e CTS AIFA) e ISS. Insomma, un soprammobile ministeriale più che un organo indipendente. Ma che non può e non deve essere contaminato da membri con pensieri indipendenti, nemmeno se questi dichiarano di fare esplicito riferimento al metodo scientifico; richiedono, da anni, confronti scientifici basati su prove, impegnandosi in prima persona a presentare non ‘opinioni’, ma dati, fatti e prove/documentazione solida e aggiornata, e assicurando che, se in tali confronti scientifici  fossero presentate prove più valide e forti di quelle presentate, lo ammetterebbero in modo pubblico e formale.

Negli Stati Uniti, l’industria teme che un ACIP rinnovato possa aprire un dibattito franco e pubblico sulle politiche vaccinali.
In Italia, nessun timore: se un NITAG dovesse diventare scomodo, basta un decreto ministeriale per cancellarlo.

Quanto è lontana l’America… e quanto è vicino il nostro medioevo sanitario.